recensioni — 23/07/2016 13:25

Differenti visioni: “Lei è Gesù” Quotidiana.com

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MEZZOCORONA (Trento) – Nel bel mezzo di  un “Solstizio d’estate” l’occasione di “esercitare” la funzione della critica come strumento di visione e analisi, si trasforma in un’esperienza di condivisione e scambio di opinioni tra sguardi differenti. L’invito di condurre un Laboratorio di critica teatrale ma è più consono chiamarlo di visione consapevole, da parte del direttore artistico Lorenzo Dalvit, come esperienza integrante del Festival Solstizio d’estate, offre la possibilità di acquisire una maggiore consapevolezza a teatro, così che si possa sviluppare uno sguardo diverso da quello consueto che uno spettatore normalmente possiede. Il Teatro può essere interrogato e valutato al fine di rendere partecipi di un atto creativo a cui noi assistiamo, diventando testimoni di un agire artistico al quale siamo chiamati, mutuando il nostro ruolo di semplici spettatori.  La critica appartiene anche a chi non la esercita di professione? La risposta è stata rivolta come quesito iniziale ai partecipanti del laboratorio di critica teatrale, con lo scopo  di fornire gli strumenti adatti a raccontare  un’esperienza, e la possibilità di “restituire” le emozioni vissute durante la visione di “Lei è Gesù” dei Quotidiana.com, terzo capitolo della trilogia “Tutto bene quello che finisce (3 capitoli per una buona morte che comprendono”L’anarchico non è fotogenico” e “Io muoio e tu mangi“.  Roberto Scappin e Paolo Vannoni sono i due autori e protagonisti sulla scena

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<<In  Lei è Gesù  tentiamo di affermare la possibilità che la donna possa ricoprire anche ruoli che per tradizione e consuetudine sono riservati agli uomini, a cominciare dalla figura di Gesù Cristo. Lei è Gesù,  una donna che non si sottomette al volere del Padre negandosi alla crocifissione. Il pragmatismo femminile irrompe per rivelare gli esiti scontati, le battaglie inutili, e il perdurare dell’isolamento della sua vivace consapevolezza, della marginalità in cui il linguaggio stesso la rilega.  Le due figure in scena, apparentemente complici nel progetto di ridisegnare l’immagine del Gesù donna e di riscriverne l’insegnamento, si scontreranno ancora una volta con l’impossibilità di abbandonare i vecchi dogmi e di ripensare un nuovo linguaggio e un nuovo ciclo della storia.>>

Questa è la nota di regia che introduce la visione. Una scelta radicale per raccontare al femminile la massima espressione del Cristianesimo, come alternativa ad un monopolio maschile di fede, pensiero, credo unico e supremo. E Gesù diventa Gesuina. La scrittura drammaturgica dei Quotidiana.com, come sempre si rivela tagliente e caustica; agisce come delle frecce acuminate e intrise di quel “veleno” che vanno a contaminare il conformismo sociale e culturale vigente in un’epoca dove la superficialità del pensiero sembra una condizione d’obbligo.  La scelta di affrontare una tematica così sensibile, rientra nella poetica da sempre perseguita da Roberto Scappin e Paola Vannoni, il cui obiettivo è fornire un codice di lettura alternativo ai tanti dogmi che ci sono stati inculcati nel corso dei secoli. Lo stile è quello minimalista, quasi sommesso, sussurrato, fastidioso e urticante, se percepito solo come espressione verbale nella sua forma recitativa. Sul piano dell’analisi drammaturgica è interessante la figura di Gesuina: una donna che desidera emanciparsi da un condizionamento epocale, in cui la supremazia maschile ha avuto un ruolo preponderante. La Bibbia appartiene all’Uomo mentre una copia di Vogue sta a significare che anche la donna desidera rivendicare un posto nella società. Il sacro e il profano in qualche modo si devono confrontare. Un “contraddittorio spiega Lei a Lui; i due così si chiamano nell’agire i rispettivi ruoli, utile per capire al giorno d’oggi la “contemporaneità” della vita stessa. Nelle riflessioni scritte, esito della visione collettiva, i diversi punti di vista delle partecipanti (in maggioranza donne e solo due gli  uomini iscritto al Laboratorio), testimoniano le sensibilità diverse suscitate dalla visione dello spettacolo.  Come sono state diverse le reazioni del pubblico recepite in due differenti date di rappresentazione. La prima a Castrovillari al Festival Primavera dei Teatri dove si è registrato un gradimento unanime da parte degli spettatori presenti, segno che lo spettacolo aveva convinto. La replica vista al Festival Solstizio d’Estate di Mezzocorona suscitava, al contrario, un esito piuttosto deludente.  Diverse reazioni in contesti geografici differenti.


“Lei è Gesù” è un titolo che può irritare, come creare aspettative: un Gesù donna cosa direbbe e farebbe, come interpreterebbe il ruolo di salvatrice dell’umanità? Lo spettacolo affronta temi scottanti: la religione, i ruoli maschile femminile, gli stereotipi. La compagnia Quotidiana.com, con Paola Vannoni e Roberto Scappin, che dello spettacolo è anche regista , propone con questo lavoro l’ultimo capitolo della trilogia “Tutto è bene quel che finisce (tre capitoli per una buona morte”; qui la morte è quella di Cristo, un Cristo donna che non intende obbedire al Padre e immolarsi, anzi si interroga sul valore della sottomissione, ridiscute i comandamenti. Temi forti, capaci di scuotere, far riflettere, infastidire qualcuno, aprire prospettive di pensiero in altri. Ma l’intento provocatorio e innovativo non arriva con forza, si perde in un testo sovrabbondante e una verbalità monocorde, senza quasi espressione. Il dialogo sussurrato obbliga il pubblico ad un’attenzione che non trova nulla a cui aggrapparsi. Le intuizioni intelligenti si mischiano alle banalità da barzelletta, non si trova il senso delle canzoncine infantili, stancano alcuni interrogativi senza costrutto. Di tutto un po’, senza una via che man mano si riveli, senza la nitidezza che viene dalla scelta delle parole, dalla rinuncia del superfluo. Gli autori/attori dicono che il loro è “teatro di sottrazione”, eppure soffre di sovrabbondanza. Così la forza del messaggio illuminante di un’individualità femminile critica e presente a se stessa, che invita le masse a non essere pecore, a non affidarsi umili ma affrancarsi, si perde nel troppo, nell’inutilmente ripetuto, nel triviale messo lì senza motivo (Zebedei per coglioni). Il pubblico si impegna a seguire il discorso, fatica sul verbale monocorde, che è la cifra stilistica del duo, dubita di ironie di scarsa qualità, cerca di cogliere significati nella mimica e nei gesti, come il bere dalla bottiglietta a forma di Madonna dicendo “Birretta?”. Ma la noia vince, ben prima della fine. Mentre gli stereotipi resistono, si ritrovano fra le mani del maschio che regge la Bibbia, libro di sapienza, e in quelle della femmina una rivista di moda, nel citare malamente le femministe, nell’affermare che la donna ha per carattere certe caratteristiche. E allora anche la capacità di reinventare la storia si perdono. I diktat della Bibbia si mischiano ai diktat della moda, la luce si spegne. Le aspettative sono andate deluse, non si è arrivati da nessuna parte.

Anna Tava


Lei è Gesù foto di Lucia Baldini

Lei è Gesù foto di Lucia Baldini

 

Lei è Gesu’: facciamo un’ipotesi. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo se Gesu’ fosse stato una donna. Anzi no, non pensiamo, facciamocelo raccontare direttamente da due voci sussurrate all’orecchio, così la nostra attenzione rimarrà sveglia a tenere in piedi un’astratta impalcatura che di fatto non c’è. I Quotidiana.com lavorano così: per sottrazione, con un teatro di tipo minimalista e surreale. Il loro è un rifiuto consapevole dell’artificio e della messa in scena in primo piano, oltre che della retorica persuasiva ma ingannevole. Non indagano tanto il soggetto inteso come contenuto del testo, ma indagano piuttosto se stessi e la relazione tra chi guarda e chi fa. Scenografia ridotta al minimo: due sedie, una luce che si posa languidamente su di esse, i due attori seduti affiancati ma idealmente contrapposti. Lui con la Bibbia e l’acqua di Lourdes che diventa il pretesto per dire “birretta?” Per scandire o spezzare il ritmo. Lei con la rivista di moda Vogue. Quindi niente storia al femminile di “Gesuina” che fa tanto pensare a suina, niente racconto per bambini. Di infantile c’è solo il concetto di religione, con i suoi precetti e la sua pratica, che lei ironicamente fa notare. Non percepiamo una vera contrapposizione tra maschile e femminile, tra astrazione razionale o mistica e senso pratico materiale di sopravvivenza. Il dialogo, democratico e civile scaturisce dal pensiero (di lui) che la invita a parlare, a dire la sua “visto che anela al ruolo, pur non conoscendo il vangelo”, anche con battute che escono dalla bocca stessa della verità di tutti i giorni. Piuttosto che farsi crocifiggere, lei crocifigge il bambino. Dice:” Perché mi devo sacrificare per voi uomini?” Mettendo così in discussione anche il ruolo materno. Per salvare l’umanità la donna sarebbe scesa dalla croce. L’uomo no, lui voleva arrivare alla “resurrezione”. Il nuovo verbo “Gesuina” si è fatto carne. In verità ci dice di sviluppare il nostro senso critico, di non credere al primo messia (e quindi non credere agli artifici e a ciò che viene messo in scena a teatro) come non credere alle promesse dei politici. Ci consiglia di non guardare al cielo ma finalmente guardarci negli occhi. Basta guerre in nome della religione. La sintesi finale del dialogo e’ preceduta dal siparietto di Gesuina che mette a nudo come un nervo scoperto quelle tipiche insicurezze e nevrosi femminili, spesso alimentate proprio dal condizionamento del giudizio fisico/ estetico da parte dei maschi. Lo scambio dei ruoli si esplicita alla fine con lo scambio degli oggetti di scena, testi depositari di verità universali. Apertura dei testi: verità rivelate. Lui legge un articolo di Giorgio Armani che presenta “la giacca” quale capo di abbigliamento in grado di conferire alla donna sicurezza, autorevolezza, charme. Lei, con la lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, ci spiazza leggendo, con indosso la giacca, le parole che decretano come macigni l’inferiorità e il divieto assoluto di espressione della donna. La necessità di vestirsi di un simbolo maschile per poter essere ascoltata in pubblico, ritrova qui il senso del ruolo di lui nel gioco delle parti.

Margherita Giuliani


Lei è Gesù foto di Lucia Baldini

Lei è Gesù foto di Lucia Baldini

Lei è Gesù”, è un progetto dei Quotidiana. com visto a Mezzocorona grazie a Solstizio d’estate. La visione presenta un dialogo serrato, seppur sussurrato, tra i due attori – unici sulla scena – l’Uomo e la Donna: questioni di genere che attraversano il tema religioso, ovvero ciò che, per sua natura, tende all’universale, alla spinta verso l’infinito. Il confronto tra i due si muove tra il serio ed il faceto, con incursioni ironiche – talvolta sarcastiche – per ripensare la storia reinventandone il ruolo. Ed ecco che ci si presenta Gesuina, si ricompone il decalogo dei comandamenti, si riscrive il discorso della montagna; tuttavia affrontare tematiche di genere per reinterpretare storia, miti, passato non si traduce facilmente nella creazione di una autentica altra prospettiva. Il rischio della rappresentazione per stereotipi è alto e l’interpretazione dei due attori, con corpi che ciclicamente si muovono come marionette, lo sottolinea. Non tutto è declinabile in questioni di parte e rinchiudere l’infinito nei confini del maschile e del femminile mostra il sacrificio dell’essenza più intima del tema.D’altronde lo dichiara anche il titolo “Lei è Gesù“, non Gesuina; come dire, o si va oltre lo stereotipo della declinazione di genere o ci si ritrova burattini.

 

Alessandra Ianes


Lei è Gesù“: questo è il titolo dello spettacolo teatrale portato in scena al Solstizio d’estate. I due attori, un uomo ed una donna, entrano sul palco con un oggetto: lui un testo sacro, importante e profondo; lei una rivista del mondo della moda, anzi, una delle più prestigiose riviste nel mondo della moda. E questa è la prima provocazione…forte e a “bruciapelo”. ..ma come???…il titolo non era “Lei è Gesù”? E si dà inizio ad uno scambio di battute molto fitte, a tono basso, quasi sussurrato. Un sussurro che in alcuni momenti sembra quasi “urlato”. Gli spunti e le provocazioni di questo “dialogo a due” sono molti, tanti, forse troppi: alcuni arrivano, colpiscono ma svaniscono restando immersi nella nebbia. Lo scambio di battute è accompagnato spesso da movimenti ritmici delle mani che inizialmente danno armonia “al tutto” ma, a lungo andare, finiscono per appesantire un poco lo spettacolo. Gli spunti e le provocazioni erano molti e portati in scena in modo interessante e senza dubbio originale. E’ mancato forse il coraggio di portarli fino in fondo.

Maria Pellegrini


“Lei è Gesù” della compagnia Quotidiana.com è uno spettacolo che si propone di suscitare importanti riflessioni sulla religione e la condizione femminile. In una scena molto semplice (due sedie e pochi metri quadri di “manovra”) due attori, all’apparenza quasi due protagonisti beckettiani, discutono su come sarebbe cambiata la storia del Cristianesimo se al posto di Gesù ci fosse stata una donna: Gesuina. Utilizzando alcuni stereotipi sulle differenze di genere (Gesuina non si sarebbe mai fatta mettere in croce, poiché in quanto donna molto più pragmatica e meno incline a sottomettersi al volere paterno) e alcune evidenze storiche sulla condizione femminile. Se il Messia fosse stato donna sarebbe stata costretta a rimanere chiusa in casa, e non sarebbe certamente andata in giro a predicare come il suo corrispondente maschile, tuttalpiù avrebbe potuto ricamare il suo messaggio di salvezza sulle tende di templi. Vengono quindi tracciate le basi per un Vangelo parallelo. Aiutati da oggetti sacri (la Bibbia) e da altri più profani (una copia di “Vogue”) e la grappa/birretta che “risolve tutti i problemi” contenuta dentro una madonnina di Lourdes al posto dell’acqua santa, i due protagonisti per tutta la durata dello spettacolo ricercano una qualche forma di verità:“in verità vi dico… ma non può essere semplicemente una cosa che dico, dev’essere per forza la verità?!”). Il principale problema di questa messa in scena è costituito dal fatto che tale verità stenta ad emergere: i messaggi più forti dello spettacolo che potrebbero costituire interessanti spunti di riflessione, finiscono infatti per essere messi sullo stesso livello di quelli più banali e meno efficaci; e questo non viene aiutato dalla recitazione e dalle scelte registiche. Il recitato si risolve infatti in un sussurro tra i due attori, pressoché senza nessuna enfasi o registro attoriale, quasi a voler riprodurre un dialogo interiore tra due voci appartenenti alla stessa persona, dal confronto tra le quali dovrebbe emergere una riflessione su religione e differenze di genere. Se questa scelta è di per sé interessante per l’aspetto appena sottolineato, rischia però anche di essere uno dei principali ostacoli alla capacità di veicolare il messaggio dell’intero spettacolo: manca infatti un contraltare a tale monotonia, che avrebbe potuto essere costituito dai movimenti degli attori o in altri elementi di regia, come per esempio le luci. Gli attori ripetono infatti un limitato numero di gesti, di modo che lo stesso movimento richiami sempre gli stessi concetti: la scelta di variare gli stessi per sottolineare meglio i concetti più forti dello spettacolo avrebbe sicuramente aiutato il pubblico a scremare tra i tanti contenuti proposti e a portare a casa alcuni interessanti spunti di riflessione, oltre che a mantenere più desta l’attenzione dello spettatore. Sarebbe inoltre stato funzionale allo scopo un maggior lavoro di regia in termini di utilizzo di luci (principalmente fisse per tutto lo spettacolo) e musiche, totalmente assenti. Uno dei momenti più efficaci dello spettacolo è quello finale di confronto tra le due “Bibbie”, quella sacra e quella della moda (Vogue), quando in maniera spiazzante, il testo è capace di trasmettere i concetti più all’avanguardia in termini di condizione femminile è il secondo, con le giacche Armani che danno maggiore sicurezza alle donne contrapposte ai precetti del testo sacro per il sesso femminile (le donne non devono entrare nei templi).

Francesca Frisanco

 


Lei è Gesù: proviamo a crederci. Un titolo d’effetto, provocatorio, per cercare di scardinare stereotipi e norme millenarie che vogliono ancora attribuire ruoli ben precisi ed assolutamente non interscambiabili a uomo e donna. Promette e cerca di veicolare questo lo spettacolo dei Quotidiana.com, dando alla luce un dialogo tra due attori, un uomo e una donna che diventa la nuova Messia, la “Gesuina”dei nostri tempi che rifiuta di seguire il volere di Dio Padre e di sacrificarsi per l’intera umanità. Un sacrificio che forse, soprattutto al giorno d’oggi, appare inutile visto che dovrebbe partire e riguardare ognuno di noi. Le tematiche e gli spunti di riflessione sono interessanti e molti, forse troppi; gli attori sembrano però recitare all’interno di una bolla d’aria che lo spettatore deve riuscire a rompere per poter comprendere i significati che si celano dietro l’amara ironia, a tratti anche un po’ banale, con cui viene condotto il dialogo. Gli attori vogliono lanciare al pubblico spunti di riflessione che purtroppo nell’immediatezza e velocità del dialogo non vengono ben compresi o si riducono a “spari nel buio” che impoveriscono temi su cui si dovrebbe riflettere più profondamente. A partire da ciò ogni spettatore può comunque imparare qualcosa da approfondire dopo, sulla via del ritorno a casa, come ad esempio a non credere a qualunque Messia che ci parla, a non fare le “pecorelle” per omologarsi alla massa senza mai reagire. Il finale, con l’attrice che legge un passo della lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, nella quale si vieta alle donne di partecipare alle pubbliche assemblee e di credere a ciò che riferiscono gli uomini e con l’attore che presta poi la giacca alla Messia vuole significare quanto lungo ancora sia il percorso che la donna deve fare per affermarsi e porsi su un piano di piena parità con l’uomo.

Laura Rosa


Un’occasione sprecata. Come sarebbe andata se Gesù fosse stato donna?

“Lei è Gesù”: un titolo che crea nello spettatore alte aspettative, circa le modalità di sviluppo delle molteplici tematiche racchiuse in queste tre semplici parole. “Lei” evoca questioni di genere, di rapporto fra i sessi, riflessioni sul ruolo della donna nella società, “Gesù” evoca spiritualità, religione e dogmi, leadership e carisma ed infine il verbo “è”, che volutamente si coniuga al presente, quasi a mostrare la realtà e concretezza di questo esperimento mentale. La rappresentazione si è rivelata, invece, deludente. Il testo scivola via per circa un’ora fino alla fine che, anche a causa di un disguido tecnico con le luci, non viene nemmeno percepita come tale dagli spettatori. C’è da chiedersi se il problema in questo spettacolo sia da rintracciare nel testo o nella messinscena. Il copione parte da spunti interessanti ma risulta eccessivamente pieno di idee, ed alcune di esse vengono riprese e sottolineate più volte e in maniera disordinata. La scena è scarna: due sedie, due attori vestiti uguali, adagiate sul pavimento vi sono da una parte la Bibbia e, a fare da contraltare, Vogue. Tutto questo è utile per far focalizzare l’attenzione sugli attori e sui concetti espressi attraverso una recitazione sussurrata e monotona che viene supportata da una gestualità che a tratti però, purtroppo risulta ridondante. Sembra quasi emulare la “Commedia dell’arte” ma in alcuni punti risulta dissonante rispetto al recitato. Pur avendo il merito di tener desta l’attenzione, nel corso dello spettacolo risulta noiosa.Non mancano le trovate interessanti che però non vengono compiutamente sviluppate. Suggestivi alcuni espedienti scenici come la giacca indossata dall’attrice come simbolo di conformismo e rappresentazione del modello di “capo” al maschile, alcune battute che funzionano e arrivano dirette allo spettatore. Nel complesso, però, quella a cui si è assistito può essere definita come un’occasione sprecata.

Giulia Frisanco


Lei è Gesù di e con Roberto Scappin e Paola Vannoni Quotidiana.com

Visto a Castrovillari in occasione del Festival Primavera dei Teatri il 4 giugno 2016 e al Festival Solstizio d’Estate di Mezzocorona il 15 giugno 2016.

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