musica e concerti, recensioni — 21/10/2018 12:42

Un duo esplosivo: Petrella Fresu o Fresu Petrella?

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RUMOR(S)CENA – AJAZZSUPREME – FIRENZE – Per l’apertura della sempre interessante rassegna A jazz Supreme di Firenze, organizzata da Musicus Concentus, si sono esibiti due dei più grandi ed estroversi jazzisti italiani, Paolo Fresu alle trombe e Gianluca Petrella al trombone, entrambi tra i più grandi rappresentati dei loro strumenti a livello non solo europeo ma mondiale. Il nuovo progetto dei due musicisti è una riedizione di un sodalizio che si rinnova periodicamente da molti anni, questa volta arricchito da una massiccia dose di elettronica, per un progetto che va al di là del jazz e diventa incontro multiculturale e trasversale, attraversando il jazz, la sperimentazione sonora, i ritmi sintetici ed etnici, improvvisazioni e melodie, in un continuo oscillare tra tradizione e innovazione.

 

Nelle loro esibizioni di solito il nome di Fresu, più noto e ormai veterano del jazz,innovatore del suo strumento e capace di attraversare tutti i territori musicale del jazz e delle musiche crossover tra modernismo e tradizioni, viene sempre messo prima di quello di Petrella, più giovane ma ormai affermato e punto di riferimento assoluto del trombone a livello mondiale, sempre creativo e aperto a nuove esperienze anche elettroniche. Al contrario nel concerto visto al Teatro Verdi è sembrato che fosse Petrella a condurre il ritmo, dietro ad un tavolo ricco di strumentazioni elettroniche degno di uno sperimentatore sonoro da cui scaturivano i ritmi e le interferenze sonore, mentre Fresu con la sua tromba, il suo flicorno e il suo consueto laptop interpretava la sua veste più moderna, già vista in scena da molti anni. Da qui nasce la domanda iniziale. La fondamentale presenza elettronica, come accennato, non stupisce, d’altra parte è lo stesso Petrella ad affermare che: ” Per quanto mi riguarda, l’apporto della musica elettronica è qualcosa di imprescindibile, di veramente importante. Pertanto, ogni volta che formo dei gruppi o quando mi esibisco dal vivo, tendo sempre a mescolarla con l’acustico, poiché questa, per me, è la strada giusta da intraprendere. Tutto ciò è dettato dal mio cuore e dalle mie orecchie” .

 

La serata ha offerto un’ora e mezza di musica vivace e caleidoscopica, divisa in tre lunghe suite di mezzora, arricchita da colorate luci pulsanti: da una parte il folletto e vulcanico Petrella, sempre in continuo movimento sul palco, con un repertorio trombonistico che attraversa le sperimentazioni sonore di Mangelsdorff e Rudd e i suoni bandistici e cameristici, dinamico, potente e delicato al tempo stesso; dall’altra Fresu, più statico, con le sue pose plastiche che gli sono caratteristiche, un suono immediatamente riconoscibile che è quasi un marchio di fabbrica, preciso nelle sciabolate della sua tromba filtrata da numerosi effetti, lirico e melodico, padrone di una sempre grande tecnica, che esprime il massimo nei lunghi droni che riesce a creare con la tecnica del respiro continuo.

 

Il momento più emozionante nella serata è stato, al termine del secondo set, l’improvviso passaggio dai suoni filtrati, effettati e ritmici ad una dimensione totalmente acustica, senza neanche l’aiuto dei microfoni: i due hanno inscenato una specie di balletto con omaggi alle musiche di Rota e cameristiche, intimo e suggestivo, come contrasto con i forsennati ritmi precedenti. L’ultima parte è stata la più sperimentale e innovativa, con l’elettronica che prendeva il sopravvento, inframmezzata da voci, rumori: le voci dei tenores sardi, i ritmi ipnotici del balafon,le voci della musica Gnawa del Marocco, seguita da un immancabile bis, di nuovo totalmente acustico e sussurrato, lirico e struggente, per un pubblico mai stanco anche dopo tante emozioni. Un concerto emozionante e innovativo da parte di due grandi musicisti, da non perdere assolutamente nella sua dimensione visiva

 

Visto al Teatro Firenze il 12 ottobre 2018

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