Festival(s) — 20/07/2015 at 07:59

Uomini, personaggi “assenti”, in cerca di vita

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Opera di Mario Francesconi Compagnia della Fortezza Know Well
Opera di Mario Francesconi per Know Well

VOLTERRA – Anni, mesi, giorni, ore, minuti. Silenzi, studio, ricerca e riflessione, dialoghi e confronti. Letture. Pensieri e parole. Sguardi e complicità. Libri che si aprono e si sfogliano, si richiudono e depositano i loro saperi. Alla scoperta di significati e di risposte. Forse non arriveranno mai, o forse, non ci sono: quello che importa è proseguire, non cedere alla tentazione di credere ad un traguardo illusorio, ad un miraggio di un compimento raggiunto. Uomini prima che attori. Uomini prima che artisti. Uomini insieme ad un uomo: Armando Punzo. Un luogo: il carcere. Una “Città sospesa”: Volterra. Un autore: Shakespeare. Un modo di ritrovarsi insieme per ….” Celebrare come FARE, contrario NON FARE”. Un direttore d’orchestra celebre e stimato come Claudio Abbado amava ripetere spesso: “ Fare musica insieme”, qui diventa fare teatro insieme… in un “Tempo sospeso. Un luogo fuori dal luogo ufficiale. Il mio teatro in carcere ha attentato alla funzione sociale del carcere. Alla sua utilità sociale. Alla sua produzione di sicurezza. Sicurezza nei confronti dell’abisso dell’universo/multiverso umano e dell’universo intero (…) Il luogo del teatro come luogo di sospensione dell’esistente.”

foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo, crediti di Marco Marzi.
foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo, crediti di Marco Marzi.

Sfogliando Ro.Ro.Ro (Edizioni Clichy), “La città sospesa. Edizione speciale Volterra Teatro 2015”,  pagine di carta leggere, quanto dense e materiche di pensieri profondi, di analisi stratificate, si coglie il desiderio di dare un senso a tutto il progetto dedicato in questa nuova e stimolante sfida drammaturgica, ma ancor prima esistenziale, del regista e timoniere della Compagnia della Fortezza. Scorrendo le colonne scritte  in verticale a cui è stato impresso un lungo ragionamento dal titolo: “ Lo smalto sul nulla. Appunti per una tragedia onirico-didattica (due termini da riprendere con attenzione, ndr) con morte innaturale dei protagonisti”, scritto da Punzo (il quale esordisce da subito), cercando di evitare ogni forma di autocompiacimento, con una frase incipit: “ Questa non è la mia vita. Si parla di Shakespeare per poter parlare di nulla”. Concetto ribadito anche di persona e rivolto agli attori e a chi lo ascoltava dopo la prova generale, seduti nel minuscolo Teatro Renzo Graziani, in cui il regista spiegava come “Know Well”, un progetto (prima nazionale lunedi 20 luglio alle 15) in forma di Studio –  genesi iniziale di un lavoro tutto da sviluppare e mutuare – che  non è “uno spettacolo rivolto al pubblico… non è una rappresentazione teatrale fine a se stessa, ma è anche un gioco dove poter rimettere in discussione il teatro stesso”.

foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo , crediti di Marco Marzi
foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo , crediti di Marco Marzi

Ma, provare anche a ribaltare completamente l’impostazione storica e drammaturgica di S. stesso. Punzo si chiede: “ Come ti rappresento se non ti voglio più vedere e conoscere per come sei, per quello che sei? Forse, i personaggi mancati in S. sono proprio i personaggi principali.”. Ed è quello che ha cercato di consegnare agli attori come loro obiettivo personale. Sui muri del lungo corridoio adibito a camerini, sala prove, laboratori di scenotecnica, trucco, e stanze dove convivono di giorno i detenuti “non detenuti”, liberi di esprimersi, sono appesi centinaia di fogli: sono le parole di S. scelte da tutte le opere affrontate con la lettura e l’analisi, alla ricerca di parole non dette, di quei personaggi (…) “che non parlano, di cui non si sa nemmeno nome, professione, vita, pensieri, desideri, sono quelli da scrivere ancora, forse sono quella parte dell’Uomo che deve avere ancora una possibilità”. Ma non è quello che Armando Punzo ha sempre cercato di offrire agli uomini del carcere di Volterra?

foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo (crediti di Marco Marzi)
foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo (crediti di Marco Marzi)

Un teatro che favorisca processi di relazione (dentro e fuori), solidarietà, coesione, apra alla collaborazione tra soggetti diversi. Normalmente un’esperienza teatrale viene finalizzata alla realizzazione di uno spettacolo dall’esito compiuto. Una funzione del teatro catartica, può permettere la liberazione dell’essere umano da fattori contaminanti e dagli effetti nocivi sulla natura dell’uomo? Lo stesso Aristotele è stato il primo a spiegare di come la rappresentazione teatrale avesse un influenza diretta sul pubblico degli spettatori, in quanto assistere alla tragedia del dramma greco, stimolava la purificazione da emozioni e sentimenti. Punzo con lo studio critico della drammaturgia shakespeariana, affidandola in prima persona ai suoi attori, cerca di allontanarsi da quella cultura celebrativa e venerativa del drammaturgo inglese. “Molti venerano i personaggi di S., li amano perché si vedono riflessi. Un orrore che si riconosce come orrore e non riesce a uscire fuori da quello che è. Si continuano a venerare scritture che ci riportano a quello che si dice che siamo, a quello che pensiamo di essere, e che, grazie questo siamo”.

foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo, crediti di Marco Marzi
foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo, crediti di Marco Marzi

Ha un obiettivo certo, che segna la rotta da seguire, anche in divenire stesso del suo proseguo: “ Non dar voce alle tentazioni che provengono dalla concezione di utilità sociale, implicata con l’idea di evoluzione della storia, attraverso la politica, del teatro. Colpire a morte l’idea di un teatro al servizio del sociale, dello sviluppo umano e sociale, che non fa altro che rigettare e relegare l’uomo all’interno dell’universo noto della realtà, la sola possibile per alcuni, la sola che vedono e che gli viene mostrata”. Visi di uomini che ascoltano, con il trucco di scena ancora sui visi accaldati e stanchi. Visi di uomini attenti a cogliere il senso delle parole, un peso specifico da depositare nel loro io e far sedimentare a lungo. Le prove di un teatro dietro/dentro il teatro stesso, dentro lui stesso.

Sguardi di assenso e di affetti reciproci, strette di mano, sorrisi al termine del lavoro quotidiano. Pause dove decantare la fatica, la concentrazione totale, ma non come esecutori di un mandato, di un ruolo assegnato, quanto, invece, l’adesione esistenziale ad un tragitto ancora lungo da percorrere. Fiducia. Desiderio di stare insieme. Altri uomini, altre donne, creatori e creatrici di quello che Punzo definisce: “Forse il mio sogno infantile e forse con questa levità va trattato”. Levità, quella provata dentro il carcere, dentro il teatro del carcere, la vita stessa. Dentro più che fuori. Si apre e si entra. La vita stessa.

foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo, crediti di Marco Marzi
foto dal backstage di Know Well regia di Armando Punzo, crediti di Marco Marzi
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