RUMOR(S)CENA – GIUSTINO S. Antonio Mavignola / Val Brenta (Trento) – La definizione di evento si riferisce ad un avvenimento che potrà accadere o già avvenuto e di primaria importanza. Come quello accaduto a Malga Brenta Bassa in un anfiteatro naturale di abeti e larici, dove si erge il “Crozzon di Brenta nel Parco naturale Adamello Brenta e il gruppo della Presanella, con il concerto dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta dal Maestro Alessandro Bonato e la partecipazione di un artista celebre qual è Paolo Fresu. Un cielo terso azzurro e settembrino, il prato che fungeva da platea di una sala da concerti all’aperto con i musicisti al loro leggio, il podio per il direttore. Sullo sfondo le montagne dolomitiche, una scenografia naturale, unica nel suo genere, a dare vita ad uno dei 18 appuntamenti del Festival I suoni delle Dolomiti il cui direttore artistico è Mario Brunello, organizzato da Trentino Marketing che ha compiuto nel 2025 i 30 anni di vita.

Un’edizione speciale in fase di svolgimento dal 27 agosto al 4 ottobre con un programma di eventi gratuiti tra le Dolomiti trentine in luoghi raggiungibili a piedi dal pubblico e dai musicisti e artisti invitati. A Malga Brenta Bassa si è vista la partecipazione di circa un migliaio di spettatori in abbigliamento consono a chi normalmente va in escursione in montagna. Una commistione tra natura e cultura per la gioia di tutti coloro che hanno ascoltato le tre ouverture da opere buffe di Rossini: il Barbiere di Siviglia, L’italiana in Algeri e la Cenerentola e a seguire Paolo Fresu che si è esibito con due trombe, tra cui la più grande è il flicorno che gli è stato costruito appositamente da Hub van Laar (un artigiano olandese), modello che si chiama “Fresu”, mentre la seconda è una Bach “modello 7 New York”, utilizzate per suonare canzoni popolari di montagna armonizzati per coro da Arturo Benedetti Michelangeli e gli arrangiamenti di Stefano Nanni (“Entorno al fòc, Che fai bella pastora, Era nato poveretto, L’è tre ore che son chi soto, No potho reposare, Signore delle cime”).

Per chi scrive abitualmente di musica e concerti, trovarsi un una dimensione insolita al di fuori dei luoghi deputati all’intrattenimento musicale e teatrale, è un’esperienza suggestiva dove l’ascolto critico si fonde con altre sensazioni emotive visive quanto uditive. Le note risuonano con i suoni della natura e con l’energia che solo la montagna possiede nella sua potenza. Portare un’orchestra ad altitudini (alcuni degli appuntamenti si svolgono anche nei rifugi di alta quota), dove l’organizzazione richiede uno sforzo notevole, diventa una sorta di compartecipazione e non più semplice fruizione, come si è abituati a teatro, seduti comodamente in poltrona. In questo caso tutto diventa visibile, dalla logistica curata dai tecnici, dai volontari, dal personale sanitario e dalla vigilanza di uomini, appartenenti alle forze dell’ordine.

L’ascolto diventa un rito collettivo dove il direttore d’orchestra e i suoi musicisti si trovano a stretto contatto con il pubblico senza filtri e barriere. La montagna è una grande cura per l’essere umano, rende tutti uguali e dove si annullano tutte le differenze, accomunati da uno spirito di gruppo che permette di condividere; elemento aggregante per sentirsi uniti E questo il Festival Suoni delle Dolomiti lo ha compreso fin dalla sua prima edizione e lo esplicita cosi: “Un festival di musica in natura e, proprio come dice il nome, i concerti si tengono lassù in alto, sulle Dolomiti del Trentino, fra rocce e pascoli, guglie e laghi di montagna. Questo festival cerca di coniugare in maniera rispettosa gli aspetti artistici con quelli naturali, con l’intenzione di sensibilizzare un più ampio pubblico, attento a ciò che la nostra montagna già esprime”.

©Camilla Pizzini
Dopo gli interventi del direttore artistico del Festival, dei rappresentanti di Trentino Marketing, del direttore artistico, dell’APT di Pinzolo e di un etologo ricercatore del Muse, la bacchetta di Alessandro Bonato ha dato il via al concerto con tutta l’allegria, il divertimento e la vivacità che caratterizza il repertorio delle opere buffe rossiniane, capaci di esprimere un’energia dinamica come nel celebre “crescendo rossiniano”. Caratteristiche percepite nella direzione di Bonato che ha saputo mantenere intatte le atmosfere gioiose del celebre compositore pesarese. Il suono dell’Orchestra si è diffuso sull’intero ampio terreno erboso da tutti i lati suscitando nel pubblico il gradimento che abitualmente prova in teatro dove l’opera va in scena. Qui l’ascolto avviene nella lussureggiante natura diventando essa stessa protagonista, in un rispettoso e silenzioso ascolto (per nulla facile in un contesto del genere), in cui erano presenti famiglie con bambini, molti cani la cui presenza non ha minimamente interferito durante tutta la durata del concerto.

Significativa anche la scelta di rendere accessibile la partecipazione a persone disabili grazie alla collaborazione dell’Associazione Remoove che ha fornito speciali mezzi di trasporto con bike adattate. E perfino una interprete per sordomuti con il linguaggio dei segni.

L’intensità emotiva tra il pubblico ha subito un’ulteriore accelerazione quando Paolo Fresu, considerato tra i più grandi jazzisti e compositori contemporanei, si è unito all’Orchestra Haydn. Il suono struggente e malinconico del flicorno si è espanso nell’atmosfera distillato con minuziosa maestria. Un’interpretazione poetica tale da commuovere il pubblico tanto da alzarsi in piedi per un’ovazione collettiva dopo aver ascoltato i brani scelti. La versatilità di Fresu nel fare scelte così originali si materializza in un lirismo capace di esprimere sentimenti che il pubblico riconosce e si commuove. Raggiunge il cuore delle persone in dialogo permanente e dimostrando un’umiltà che suscita ammirazione sconfinata.

Il fluire lento al termine del concerto appariva come una processione laica dove ognuno provava la sensazione di aver vissuto un’esperienza irripetibile, come accade quando si partecipa ad un evento. La spettatrice che si è complimentata con Paolo Fresu: “Ascoltarla mi ha fatto piangere dalla gioia” ne è la prova.
Visto ed ascoltato alla Malga Brenta Bassa – Festival Suoni delle Dolomiti il 17 settembre 2025
https://www.isuonidelledolomiti.it/




