Festival(s), Teatrorecensione — 19/09/2015 at 13:25

Dieci anni di TerniFestival, il teatro muta genti e luoghi

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TERNI – “L’Europa intera deve essere ovunque un rifugio per i cuori infranti”. Le parole del poeta Robert Montgomery ad aprire simbolicamente il sipario sulla decima edizione del TerniFestival, festival Internazionale della creazione contemporanea. Parole in caratteri di grande formato fissati su una bacheca in legno, incendiate davanti una nutrita folla di spettatori e operatori culturali, incidendo significato e espiandone la condizione di causa. Rito collettivo di purificazione. A sancire e vivificare artisticamente (si tratta di una vera e propria installazione dal titolo Fire Poem) la materia concettuale, sociale, intenzionale di un evento profondamente radicato negli assetti comunitari cittadini. Città di provincia Terni, ottantamila abitanti, tesa verso uno sviluppo imprescindibile dal fare culturale. Dieci anni che hanno tracciato traiettorie nuove nella fisionomia identitaria e civica. Suggerendo rinnovate proposte di intercomunicazione, mediando contatti tra genti attraverso l’incisività dell’atto teatrale: un atto per la polis, per l’io, per riconoscersi in altre sembianze. Mutamenti di coscienze.

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E perché il linguaggio è padrone del mondo, a dirla prendendo in prestito una riflessione di Giuliano Scabia, la tensione degli organizzatori del festival si concretizza nella ricerca di nuovi linguaggi di scena. Contemporaneità e sperimentazione, esplorazione di dissimili codici di interposta comunicazione audiovisiva, sguardi alteri, libertà espressiva e provocazione. Fuori dagli schemi senza deliberare in anarchia. Abitare col teatro e le arti luoghi e corpi.
Le parole di Robert Montgomery prendono fuoco crepitando e lanciando lapilli a un cielo appena scurito dal tramonto. Segni. S’infiammano lentamente incenerendosi, il tempo dell’introiezione per chi osserva, il tempo dell’ascolto intimo. Il profondo immaginifico silente. Ritualità celebrativa di un inizio (i roghi nella mistica grecanica determinavano l’abbandono di uno stato trascorso al fine di propiziare un nuovo principio) in perfetta sintonia con lo spirito del festival. L’iconografia dei cataloghi promozionali è rappresentata da un fiammifero acceso…

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Lo spettacolo Escenas para una conversaciόn después del visionado de una pelίcula de Michael Haneke va in scena al Teatro Secci, in prima serata. Della compagnia El conde de Torrefiel, spagnola, nota per gli stilemi provocatori e di ricerca oggettiva e drammatica. Dodici storie frammentate in piccoli quadri, netti e scanditi, per voce sgranata da postazione microfonata, azioni sceniche (di forma e creazione attoriale) e sovratitoli. Drammaturgicamente, ascrivibile nella categoria ‘di narrazione’, si dipana in un prosaico contemporaneo e aneddotico, fa pensare ai racconti di Jean Izzo, esagerando però nell’inquadrare situazioni stereotipate slabbrate dal sensazionalismo. La parola racconta attualità, disagi, perversioni giovanili e umane, guarda con occhi curiosi e pettegoli sull’universo artistico, bohemienne, fotografa spaccati sub-urbani, porta in ribalta intimità familiari e di coppia. C’è tutto il surrealismo spagnolo sintetizzato nell’antropizzazione Almodovariana, a volere andare di riferimenti.
Scenicamente, la ricerca del gruppo spagnolo si spinge nel trovare rinnovati equilibri, nella comunicazione per figura e parola, tra il riconosciuto e l’originale. L’immagine composta per grammatica teatrale. Innovazione e bontà iconografica punti a favore, ma poca fluidità nella costruzione da far risultare evidente l’assemblaggio posticcio. Per cui poco spessore registico trattandosi di montaggio, pur riconoscendo un apprezzabile utilizzo di didascalie e strumenti di comprensione in chiave di lettura dell’opera.

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L’indagine sull’uomo moderno e uguale a sé stesso da sempre, le sue relazioni con il caso, il fuori e dentro da sé, i contratti sociali, ciò che lo subordina o che comanda. Le storie vocalizzate con le spalle al pubblico. Esibizione di nudi, dialettiche spinte, azioni corporali, composizioni corali visive più similari al performativo, nell’habitat di una scenografia di colore bianco, sotto luce naturale per la maggior parte dei quadri, e luci cangianti tonalità e tinta relativamente all’inscenato.Umorale. Sporcato di naif.

Escenas para una conversacion después del visionado de una pelicula de Michael Haneke

Idea e regia: El Conde de Torrefiel
Testo e drammaturgia: Pablo Gisbert
Disegno luci: Marcela Prado
Disegno sonoro: Rebecca Praga
Produzione e distribuzione: Tanya Beyeler
Traduzioni:Tanya Beyeler (italiano)
Foto: Mara Arteaga, Edu Pérez
Con: David Mallols, Isaac Forteza, Quim Bigas, Mario Pons-Macià e Tanya Beyeler
Con il sostegno di: Residenze Adriantic / Antic Teatre INAEM – Instituto Nacional de las Artes Escénicas, Ministerio de Cultura de España ICEC – Departamento de Cultura de la Generalitat de Catalunya

Fire Poem

Ideazione e creazione: Robert Montgomery

Amministrazione Studio: Lucy Newman

Visti al TerniFestival, Festival Internazionale della creazione contemporanea  di  Terni,  il 18 settembre  2015

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