Spettacoli — 19/05/2023 at 10:48

Pettegolezzi, ironia, presunzione in “Un caso di coscienza” di Sciascia

di
Share

RUMOR(S)CENA – CATANIA Delizioso, autoironico e allegro l’ultimo appuntamento alla Sala Futura di Catania, per la stagione di prosa 2022/2023 dello “Stabile” etneo, dell’ambizioso “Progetto Sciascia” che ha presentato  “Un caso di coscienza” scritto da Leonardo Sciascia con la gradevolissima e scorrevole regia di Francesco Randazzo. La pièce, produzione Teatro Stabile di Catania, che si avvale di un impianto scenografico suggestivo e fantasioso, con i colorati costumi di Riccardo Cappello ed il gioco luci di Gaetano La Mela, mostra al pubblico una sorta di affollato magazzino-cantina, con sedie accatastate, sagome, pupi, una vecchia radio, un lampadario ed oggetti vari, dove si muovono, ballano, cantano, recitano, si travestono come dei pupi i tre brillanti e convincenti protagonisti: l’elegante Marta Limoli ed i mobilissimi Franco Mirabella e Filippo Brazzaventre.

Foto Antonio Parrinello

I tre interpreti, con il supporto anche di brani musicali vintage come “Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli o “Pietre” di Antoine, armati di una grande disinvoltura e con un apprezzabile straniamento, raccontano di una sorta di inchiesta operata dal giovane avvocato Salvatore Vaccagnino tra gli abitanti di Maddà, un paesino di provincia, sul misterioso marito cornuto, di cui parla una signora nella lettera a una rivista femminile. L’avvocato, sicuro della fedeltà della propria moglie, mostra la rivista agli amici del circolo che raccoglie tutti i notabili del paese per provocarne la reazione e divertirsi alle loro spalle. Presto i signori coinvolti iniziano a formulare tra loro divertite e velenose ipotesi sull’identità dell’autrice della lettera ma sospettando, in privato, ognuno della propria consorte

Foto Antonio Parrinello

Lo spettacolo, diretto ed allestito con intelligenza e fantasia da Francesco Randazzo, risulta un divertissement particolarmente ironico e tagliente che parte proprio dal noto assunto pirandelliano de “Il berretto a sonagli”, da quel “Pupi siamo, signor Fifì” con la pretesa del rispetto del nostro pupo. I tre protagonisti sulla scena, aiutati dai fascinosi e colorati pupi (uno addirittura ha le fattezze dello stesso regista),  portano il pubblico nei meandri dei pettegolezzi e dei pregiudizi paesani, tra la chiacchiera e il diffuso sospetto. Si racconta quindi di mascolinità di tutti i pupi maschi e della schiettezza e della maggiore sincerità delle donne che finiscono poi per tenere in pugno uomini, mariti, amanti e sbeffeggiarli con sarcasmo e cinismo. Ancora una volta Sciascia si sofferma sui vizi della piccola provincia siciliana, mettendo in risalto elementi quali l’esaltata mascolinità, la sottovalutazione femminile oltre al pregiudizio e alla presunzione che resistono ancora oggi e che possiamo sconfiggere solo con l’ironia e la risata.

Marta Limoli

Lavoro godibilissimo, ben strutturato e graffiante, con una prova superlativa dei tre interpreti che ha convinto in pieno gli spettatori che, alla fine, hanno lungamente applaudito la rappresentazione.

Visto il 13 Maggio 2023 alla Sala Futura di Catania

Share

Comments are closed.