recensioni — 19/04/2019 08:53

L’Eccidio a Padule di Fucecchio rievocato a teatro. Per non dimenticare

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RUMOR(S)CENA – L’ECCIDIO – PADULE DI FUCECCHIO – L’Eccidio è tratto da un’ inchiesta del giornalista de Il Tirreno Riccardo Cardellicchio: 23 agosto 1944 segna l’eccidio dei tedeschi in ritirata nel Padule di Fucecchio ( 174 vittime civili, donne, anziani e molti bambini), adattato per la scena da Andrea Mancini, professore universitario, studioso di teatro e direttore artistico del Festival del Teatro Romano di Volterra. Una nuova versione teatrale messa in scena al Nuovo Teatro Pacini di Fucecchio per la regia di Enrico Falaschi (nominato di recente direttore artistico) dopo due diverse edizioni, la prima nel 1993 e poi nel 2002. Nella prima, dopo il successo di molte repliche dello spettacolo, è nato il Teatrino dei Fondi. Il lavoro è stato pubblicato nel 1994 da Titivillus (Teatrino dei Fondi/Titivillus Mostre Editoria), e ripubblicato quest’anno per lo stesso Editore (Premio ANCT 2012 e UBU 2016 per l’Editoria teatrale). La strage di civili del Padule di Fucecchio, una zona di boschi e aree paludose al confine fra le province di Pistoia e Firenze, ha colpito le popolazioni dei Comuni di Fucecchio, Monsummano Terme, Larciano, Ponte Buggianese, Cerreto Guidi.

 

 

In questi paesi si erano insediati molti sfollati, sfuggiti per riparare lontano dai centri abitati, a causa dei bombardamenti e rastrellamenti da parte delle SS. Nei territori toscani (come in quelli del Nord Italia dove la Resistenza ai confini con l’Austria è durata 22 mesi e fin dopo il 25 aprile 1945), si stavano coalizzando cellule di organizzazioni armate confluite nelle diverse realtà dei gruppi partigiani in sostegno degli Anglo-Americani. Lo scenario in cui si affaccia la narrazione de L’Eccidio, è quello di un’Italia in piena guerra civile come ci riportano le fonti storiografiche più accreditate del post dopoguerra (citando Claudio Pavone). Nella zona del Padule con le 174 vittime per la ferocia delle truppe tedesche, in ritirata mentre si stava organizzando la Linea Gotica che percorreva l’Appennino centrale al fine di riorganizzare la controffensiva dopo la tragedia dell’otto settembre 1943. Nel mese di agosto del 1944 avverrà anche quella di Sant’Anna di Stazzema, piccolo borgo ai piedi delle Apuane che guardano alla Versilia.

 

Il nuovo lavoro di Enrico Falaschi porta in scena tre giovani attori Alberto Ierardi (il narratore), Marta Paganelli (la donna) e Giorgio Vierda (il poeta). I tre protagonisti provano a recitare sulla scena una narrazione realistica, un testo forse datato ma di assoluta contemporaneità che avrebbe davvero bisogno di essere diffuso fra gli studenti delle scuole: “(…) oggi, tre quarti di secolo dopo l’Eccidio, crediamo sia ancora più importante rinnovare l’impegno nel conservare e diffondere la memoria di quei tragici fatti del passato”… si legge nelle note di regia di Enrico Falaschi. Disposti su una scenografia minimalista, creata da cubi rigorosamente bianchi, i tre interpreti si fanno carico di una narrazione che fa del Not in my name la loro cifra attoriale. Sulla scena si costruisce , proprio sulla testualità, (dormi sepolto in un campo di grano – i tulipani- il rosso fiore sboccioso). Il lavoro di Alessio Trillini creatore dei disegni dal vivo risulta molto interessante e in grado di descrivere una tragedia indimenticabile.

 

 

 

Visto in prima nazionale a Fucecchio-Nuovo Teatro Pacini, il 13 aprile 2019

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