Danza — 19/03/2018 at 13:53

“Siamo”: se la danza è plurale…

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CATANIA Opera prima di una artista al suo debutto che, da straordinaria danzatrice, si mette alla prova come coreografa e decide di scrivere e realizzare una sua originale composizione: s’intitolaSiamo”, una creazione di Maud De La Purification, andata in scena in prima assoluta, a Catania nell’ambito della stagione di Scenario Pubblico. Il contesto è lo spettacolo finale di MoDem CZD, il percorso di formazione annuale, mentre l’ensemble è il Collettivo giovane della Compagnia Zappalà Danza, che si avvale di musiche di Cererols, Chopin, Ricardo de Sonis, Enzo Bac, Scuderi. I protagonisti danzatori sono Alberto Gnola, Daae Lee, Isabella Piazzolla e Rebecca Collins. Il nodo su cui riflette la coreografa è il passaggio di autenticità e saggezza che s’impone, quando dalla prospettiva singolare dell’“io” passiamo (per scelta, per caso, per necessità personale, ambientale o politica) a quella plurale del “noi”, dal “sono” al “siamo”.

Non si tratta di una tematica originale, tutt’altro, ma si resta davvero positivamente impressionati dalla delicatezza e dalla contemporanea intensità, con cui la giovane coreografa francese, riesce a puntare lo sguardo su questo nodo di senso, sul discrimine analizzato. Il passaggio non è solo un atto di (auto)consapevolezza, ma la rivelazione di una saggezza necessaria e sempre tardiva: l’io non basta e non si basta, alla vita, alla conoscenza, tanto meno a qualunque felicità, sia di natura personale che politica. Lo si percepisce nello spazio sonoro di un madrigale bellissimo, l’essere singolare, che non riesce a uscire dalla gabbia in cui si trova chiuso; si sporge nella voragine del “non essere” (del nulla – vuoto – distanza – spazio temporale, morte), si avventura, si smarrisce e poi trascolora nella pienezza gioiosa dell’essere “altro” – “insieme” con l’altro. Pienezza fugace magari, incantesimo sottile, lotta d’esito incerto, felice groviglio d’intenti, slanci, fallimenti, ponte pericolante e fragile, d’attraversare d’un fiato.

Anche la danza in questo contesto sembra sperimentare la sua fragilità: impotente nella mimesi, disseziona piuttosto e vive ciò su cui riflette, ovvero vive la solitudine avvelenata, lo spavento e l’incanto dell’attraversare il non essere, il desiderio – eterno motore dell’essere che ti fa cercare l’altro, incontrarlo, opporsi o assecondarlo, incalzarlo o accompagnarlo, il desiderio che si specchia nel corpo e nella danza dell’altro e che, danzando insieme, rivela e illumina la bellezza del mondo. Insieme a questa coreografia sono state proposte altre due perfomances; “Intrecciato” del coreografo slovacco Milan Tomasik e “74bpm”, brano di Roberto Zappalà tratto dal suo lavoro del 2016 “I am beautiful”.

Modem CZD, collettivo giovane della Compagnia Zappalà Danza: Alberto Gnola, Amanda Rubio Sanchez, Ambra Nova, Daae Lee, Erika Boschiroli, Eugenio Micheli, Francesca Conte, Isabella Piazzolla, Jorane Berger, Marta Greco, Rebecca Collins, Sarah Hammeken, Victoria Kennett. Siamo, coreografia di Maud De La Purification, assistente alle coreografie: Pietro Firrincieli; musiche di J. Cererols, F. Chopin, Ricardo de Sonis, Enzo Bac, A. Scuderi. Intrecciato, coreografia di Milan Tomášik, assistente alla coreografia: Alessandro Sollima, musiche di Franz Joseph Haydn, 2032, Vol. 2: Il filosofo, II Giardino Armonico & Giovanni Antonini. 74BPM, coreografia di Roberto Zappalà, assistente alle coreografie: Adriano Popolo Rubbio, musiche di S. Farruggio/I Lautari. Una produzione di Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza-Centro di Produzione della Danza.

Visto a Scenario Pubblico di Catania il 10 marzo 2018

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