Festival(s), Recensioni — 18/11/2016 at 00:36

Festival che sorgono su “Terreni Creativi” e “Città del Teatro”: da Albenga a Troia

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Spiega ancora Francesco Ottavio De Santis: «Abbiamo sempre lavorato per fidelizzare il nostro pubblico e nei dieci anni di programmazione abbiamo sempre dato la massima importanza. Quest’anno venendo meno l’importo dei finanziamenti che ci sono stati garantiti (una cifra di circa 20 mila euro per due terzi pubblici, provenienti da Comune e Regione, il resto da sponsor privati, ndr), il bar è la nostra unica fonte di incasso. Tutti gli spettacoli sono gratuiti. Puntiamo sempre sugli scambi internazionali ed europei, cercando di coinvolgere il più possibile i giovani e vorremmo sviluppare l’offerta di laboratori e dare spazio anche al teatro per ragazzi. Aprire sempre di più alla multidisciplinarietà. Il programma proposto ha come nuclei centrali, da una parte il maggiore sviluppo del rapporto tra il Fèstival Tròia Teàtro – inteso come risorsa culturale accessibile alla comunità, con programmi in grado di suscitare l’interesse di diverse fasce della popolazione – e il territorio locale e regionale e dall’altra lo sviluppo del Festival a livello nazionale ed internazionale».

Una maggiore visibilità di questo Festival è auspicabile se non necessaria, viste le caratteristiche cosi particolari. Tra gli obiettivi c’è anche quello di riproporre la sezione “Teatro e Sacro”: «Il progetto Teatri del Sacro verso Sud nasce a partire dal successo delle quattro edizioni del Festival I Teatri del Sacro (Lucca 2009, 2011, 2013, 2015) e grazie alla collaborazione con il nostro – spiega il direttore artistico – l’idea è quella di realizzare in Puglia, una riedizione degli spettacoli più rappresentativi, non come semplice rassegna, ma come progetto teatrale di animazione delle comunità, come occasione di libero e aperto confronto intorno ai temi del sacro e della spiritualità.

Labirinto Teatri 35
Labirinto Teatri 35

Istanze che toccano da vicino le inquietudini e le speranze dell’uomo del nostro tempo, suscitando interesse sia da parte dei credenti che dei non credenti, con particolare attenzione ai giovani e alle nuove generazioni». Progetti ambiziosi ma fattibili se non fosse per la scarsa sensibilità dimostrata da parte degli amministratori pubblici, a cui va chiesto un impegno maggiore per sostenere Troia, “Città del teatro”. Qui abbiamo visto “Labirinto” della Compagnia Teatri 35, di cui fa parte anche Francesco Ottavio De Santis: quindici tableaux vivants che richiamano opere pittoriche di artisti celebri come la Crocefissione del Masaccio, la Resurrezione di Piero della Francesca, L’Incredulità di San Tommaso di Caravaggio o Noli me tangere di Ivanov. I corpi degli attori performer assumevano le sembianze dei personaggi dipinti, con una straordinaria verosimiglianza grazie ad un meccanismo scenico che riusciva a ricreare l’ambientazione iconografica del quadro. Una costruzione per assemblaggi definiti dall’intervento di una base musicale aderente all’azione fisica. Allestimento che nel 2013 ha vinto al Festival I Teatri del Sacro.

Mamma piccole tragedie minimali foto di Giuseppe Luciano Pirro
Mamma piccole tragedie minimali foto di Giuseppe Luciano Pirro

Il Premio sponsorizzato dalla ditta Eceplast s.r.l è andato allo spettacolo “Mamma – piccole tragedie minimali” realizzato dalla compagnia Matremo Teatro di Napoli e tratto da un testo di Annibale Ruccello. In scena Caterina Di Matteo, Roberta Frascati, Angela Garofalo e Monica Palomby. La recitazione di queste ultime due attrici dimostrava una presenza marcata e superiore dando ottima prova di se stesse. Un lavoro corale sul quale varrebbe la pena rivedere certi passaggi troppo enfatizzati, a discapito della bellezza della parola scritta di Ruccello, alla quale andava dato maggiore spessore, là dove i sentimenti e le emozioni emergevano a viva forza. Un teatro di parola depositario di un’antica tradizione teatrale in cui è necessario bilanciare attentamente ogni registro.

La giuria era composta dai critici teatrali Francesco Chiaro (Persinsala.it), Marianna Masselli (Teatro&Critica.net), Emilio Nigro (Hystrio), Mariateresa Surianello (Tuttoteatro.com) e Alessandro Toppi (IlPickwick.it), motivando cosi la scelta: “Per aver affrontato la difficoltà del confronto con un testo classico, con un’indiscutibile complessità tanto linguistica, quanto strutturale. Per la tensione ad una drammatizzazione personale da approfondire sul piano registico e interpretativo, perché siano limati eccessi di presenza scenica. Per aver scelto un percorso collettivo in tempi di teatralità individuale e per aver iscritto nella concezione performativa una ricerca di costruzione dell’immagine che persista alla visione”.

Enrico Messina
Enrico Messina

Enrico Messina ha dato vita ad un monologo intenso nel raccontare “Orlando. Furiosamente Solo Rotolando” (Armamaxa teatro), dove venivano evocavate le gesta e vicende dei paladini di Carlo Magno e dei terribili saraceni. Tratto dall’opera “Hruodlandus, libera rotolata medievale”, adattamento dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. La drammaturgia di Enrico Messina e di Alberto Nicolino, è un originale riscrittura che riprendeva anche passaggi dal “Cavaliere inesistente” di Italo Calvino e altre storie completamente inventate. Un viaggio suggestivo come può essere quello raccontato da un cantastorie, grazie alla sua capacità di mescolare storia e tradizione, i colori vocali dei dialetti, la presenza scenica che permetteva di dare vigore e fisicità al racconto.

Nunzia
Nunzia Antonino

Il giudizio globale su quanto visto comprende anche la buona prova di Nunzia Antonino e Carlo Bruni in “Else”, liberamente tratto da “La signorina Else” di Artur Schnitzler, buona presenza scenica, snella regia, dove si sviluppa un dramma che ha attraversato tutta l’esistenza della donna , rievocato per essere stata ostaggio di un farmaco ormai desueto ma in passato utilizzato per lenire la sofferenza psichica. Un barbiturico con effetti sedativi. Se pur limitata la propria presenza agli ultimi tre giorni del Festival, è stato possibile ricavarne un esito complessivamente positivo. La non facile scelta di proporre un programma in cui mancavano gli artisti della scena contemporanea attuale più conosciuti, e garanzia di maggiore successo. In passato a Troia è stato invitato anche Pippo Delbono, solo per fare un nome conosciuto da tutti.

La passionata, specialità dolciaria di Troia
La passionata, specialità dolciaria di Troia

Non deve essere considerato un fattore penalizzante, al contrario, se questo permette la conoscenza di nuove realtà artistiche minori. Resta il fatto che la professionalità delle compagnie invitate va sempre richiesta anche se si tratta di portare degli studi non definiti. Un festival come questo, con un potenziale di diffusione culturale molto vasto sul territorio, va salvaguardato se si pensa che permette anche l’abbinamento tra tradizione e folklore, la scoperta di una gastronomia locale e genuina, fatta di sapori essenziali quanto delicati. Come non ricordare la “Passionata”, un dolce di alta pasticceria creato dalla mescolanza di tre tipi di ricotta, bufala e di mucca, rivestito di marzapane di mandorle. E come non citare il Nero di Troia antico vitigno considerato un’eccellenza nel settore vinicolo. “Tuttun’altra Troia” recita lo slogan pubblicato sul programma 2016. Ci si augura sia così anche nel 2017.

Festival visitati nel mese di agosto 2016

Terreni Creativi – Kronoteatro  (Albenga) / Fèstival Tròia Teàtro (Troia)

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