recensioni — 18/05/2019 09:55

La Rondine è molto più che una canzone.

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RUMOR(S)CENA – LA RONDINE – TEATRO STABILE DI CATANIA – Dopo essere andato in scena al Teatro Stabile di Catania che lo ha prodotto, lo spettacolo “La rondine (La canzone di Marta)” sarà in tournée nella prossima stagione in altri teatri italiani. Il testo è del drammaturgo catalano Guillem Clua (traduzione di Martina Vannucci) e la regia è di Francesco Randazzo. La scenografia rappresenta un interno borghese ma anche campo di battaglia in cui si affrontano, senza esclusione di colpi, posizioni culturali diverse, ataviche diffidenze, preconcetti induriti dal tempo, un luogo che riflette con spirito di verità, una delle problematiche più dolorose che segnano la contemporaneità, ovvero il riconoscimento pieno e pubblico della dignità e dei diritti delle persone omosessuali. Ovviamente in questo lavoro il tema non è soltanto enunciato, ma è attraversata nel contesto di un serrato confronto tra due personaggi, Marta interpretata da Lucia Sardo e Matteo affidato a Luigi Tabita. Una madre ha perso il figlio nel corso di un attentato di terroristi islamici (un crimine avvenuto in un locale gay a Orlando negli Stati Uniti a Orlando, nel 2016, ha ispirato la drammaturgia) e un giovane omosessuale il quale ha perso nell’attentato il suo compagno.

Entrambi sono la stessa persona: Daniel. Marta è una insegnante di canto, rigorosa, perfezionista, ma soprattutto chiusa nel suo impenetrabile dolore di madre privata della sua stessa luce. Per nessuno motivo al mondo vorrebbe parlare di quella ferita insanabile che si porta addosso. È Matteo infatti a cercare l’incontro, a trovarlo col pretesto di ricevere delle lezioni di canto. A poco a poco, reciprocamente, si svelano le carte di due vite bloccate da una perdita dolorosa e irreversibile; quella dell’amore più grande. Non è un’operazione indolore: le chiusure mentali sono reciproche, la madre sapeva in cuor suo dell’omosessualità del figlio ma si rifiutava di riconoscerla. Matteo, nel furore del suo dolore, si rifiuta di vedere la fragilità di quella donna e le attribuisce quasi una colpa nella morte del compagno. Una responsabilità così generica da poter difficilmente essere sostenuta. Eppure in quello scontrarsi nel reciproco ferirsi, chiudersi a riccio nel guscio delle proprie fragili certezze, accade che poi ci si lasci sorprendere dall’intensità di un amore “altro”, di cui nemmeno si conosce l’esistenza e la drammatica potenza.

 

foto di Antonio Parinello

Il groviglio dei sentimenti, dei pensieri, del dolori va dipanandosi, il riconoscimento della canzone di Marta diventa il segno di un’accoglienza che supera definitivamente dolore e pregiudizi e i due interpreti sanno dare corpo, ritmi e autenticità a questo movimento. Ciò che non funziona è la declinazione ideologica di quei discorsi, la piega militante che essi sembrano pretendere diverse volte nel corso dello spettacolo. Non perché la militanza in quanto tale non possa esse l’ingrediente di un buon lavoro teatrale, anzi; giustamente è stato presentato come un esempio di “teatro civile”, ma dovrebbe esserlo sul lato del contenuto, dei materiali di riflessione, del percorso di consapevolezza che viene proposto al pubblico: non sul piano della forma e della dialogicità complessiva che risulta inceppata e indebolita, se non proprio compromessa.

Visto al Teatro Verga di Catania il 28 aprile 2019.

 

La rondine (La canzone di Marta)

Regia e ideazione scenica di Francesco Randazzo. Con Lucia Sardo e Luigi Tabita. Musiche originali di Massimiliano Pace, costumi di Riccaro Cappello, luci di Salvo Costa. Produzione del Teatro Stabile di Catania.

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