recensioni — 17/07/2017 07:01

Premio Scenario: vincitori e protagonisti del teatro che verrà

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SANTARCANGELO DI ROMAGNA (Rimini) – Quest’anno sono trenta. E’ dal 1987, infatti, che l’Associazione Scenario promuove l’omonimo premio allo scopo di valorizzare i Nuovi Linguaggi per la ricerca, l’Impegno Civile e i Nuovi Spettatori. Nascono così le tre sezioni, di solito alterne nell’assegnare il riconoscimento sul versante del Teatro Ragazzi e Bambini piuttosto ché su quello riservato a un pubblico cosiddetto serale, che quest’anno sono confluite, sempre accompagnate dall’occhio attento all’impegno civile del Premio Ustica, in un’unica grande festa commemorativa. Quest’anno sono trenta, dacché questo premio, scandito in tappe di visione/selezione di work in progress, sostiene produzioni inedite di artisti eclusivamente under 35, finanziando la messa a punto finale di quelli vincitori. Così, dai 137 candidati di quest’anno, 48 sono quelli giunti alle tappe di Udine (CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG, 20-22 marzo) e Napoli (Teatro Bellini, 10-12 aprile), fino alla rosa dei 15 finalisti (in una versione ampliata da 5 a 20 minuti), che si sono potuti vedere al teatro Lavatoio di Sant’Arcangelo di Romagna negli scorsi 10 e 11 luglio.

La giuria è stata presieduta dall’attore, autore e regista Marco Baliani, cofondatore, allora, di un progetto che, nello spirito del tempo, s’impegnava a sostenere le nuove produzioni dal basso, offrendo non solo un sostegno economico, ma un impegno di circuitazione, che spesso è quanto manca, ancora oggi, ai progetti teatrali. Accanto a lui Cristina Valenti e Stefano Cipiciani (rispettivamente Presidente e Vice Presidente dell’Associazione Scenario), Edoardo Donatini (Direttore Artistico di Contemporanea Festival, Teatro Metastasio di Prato), Lisa Gilardino (co-curatrice di Sant’Arcangelo Festival) e Pasquale Vita (coordinatore del Circuito Regionale Multidisciplinare dell’Emilia Romagna), a sancire i vincitori, che si sono poi esibiti, il 12 luglio, all’interno del Festival di Sant’Arcangelo.

DIANE-Ilaria Scarpa-Luca Telleschi-I VERYFERICI

 

Ma chi sono i vincitori delle rispettive sezioni?

Il Premio Scenario 2017 è andato, ex aequo, a “Bau#2” di Barbara Berti (Bologna) – nella motivazione si legge: Colpisce la capacità di creare un linguaggio scenico nel quale la fisicità e il lavoro sul corpo creano la parola definendo un’identità artistica innovativa e originale. Il rigore del processo di ricerca, che si nutre anche di pratiche meditative e rituali, definisce una coreografia ipnotica e coinvolgente, un vero e proprio risveglio del corpo, creato da pattern e composizione in tempo reale. Barbara Berti esplora con consapevolezza lo spazio scenico e l’interazione con il pubblico) e “Un esquimese in Amazzonia” di The Baby Walk (Cernusco sul Naviglio, MI) (sempre dalla motivazione della giuria: Il confronto fra la persona transgender e la società fa propria la metafora dell’Esquimese in Amazzonia, alla quale lo spettacolo dà corpo e voce. Da una parte la presenza imprevista che sfida le regole e impone uno spostamento dello sguardo, raccontandosi con disarmante naturalezza. Dall’altra parte il coro ritmato e incalzante della collettività, che vuole risposte certe ed esprime nel meccanismo del link web il naufragio del pensiero. Un lavoro che colpisce per la scelta di una narrazione che rinuncia ai codici interpretativi per raccontare con ironia e delicata sfrontatezza una tematica alla quale aggiunge nuove risonanze).

 

 

©DIANE-Ilaria Scarpa-Luca  Telleschi-UN ESCHIMESE

 

 

Premio Scenario per Ustica 2017 a “I veryferici” di Shebbab Met Project (Bologna) (motivazione della giuria: Viene premiata la contagiosa vitalità di un gruppo che fa della propria presenza in situazioni di periferia urbana il cuore stesso dell’esposizione teatrale. Riuscendo a costruire un affresco di momenti scenici, veicolati dall’elemento musicale, di forte impatto emotivo e di straripante energia. Un teatro che vuole essere usato per “raccontarsi” e che aspira a raggiungere gli abitanti di quei mondi lontani dove la parola teatrale è del tutto sconosciuta) mentre il Premio Scenario Infanzia 2017 è andato a “Da dove guardi il mondo?” di Valentina Dal Mas (Valdagno, VI) (Lo spettacolo colpisce per la coerenza dei linguaggi messi in opera, e per il rigore con cui il corpo-voce dell’artista è capace di mostrare, senza retoriche e ideologie, il percorso di crescita di una bambina “diversa”. Attraverso una danza spezzata che diviene parola interpretata, leggera e fluida, per poi tornare al movimento senza soluzione di continuità, Valentina Dal Mas riesce a parlarci non solo della singola bambina quanto della condizione di “minorità” che accompagna ogni infanzia nel confronto con il mondo adulto delle regole e della norma, suggerendo ad ognuno che è sempre possibile cercare e trovare un “punto di allegria”).

DIANE-Ilaria Scarpa-Luca Telleschi-UN ESCHIMESE

 

 

Curioso. Pur sostanzialmente concorde con le motivazioni della giuria, quel che colpisce è, intanto, una netta divaricazione fra il cosiddetto teatro-ragazzi e gli spettacoli in lista per l’egualmente cosiddetto teatro-adulti (fra le proposte, in quest’ultima sezione, figurava anche lo spettacolo di apertura “Abu sotto il mare” di Pietro Piva, in lizza per il Premio Ustica, il cui linguaggio, però, era certo più vicino a quello del teatro ragazzi). Se il primo, infatti, pur all’interno di un codice adatto a un pubblico di giovanissimi, sceglie le note della poesia, della fiaba (più o meno noir) e, spesso, l’utilizzo di oggetti dalla valenza transizionale o metaforica, il secondo se la gioca sul registro dell’ironia, del sarcasmo, del surreale, dell’assurdo, del non senso e del cortocircuito che, spiazzando, innesca una risata (liberatoria? Auto ironica? Di presa di coscienza?), con un’attenzione dedicata quasi più al movimento scenico (curato, in quest’epoca, in cui sempre più spesso il teatro va nella direzione della performance), che a una regia vera e propria.

 

DIANE Ilaria Scarpa-Luca Telleschi-DA DOVE….

 

Se gli spettacoli per i più piccoli cercano un’ambientazione accogliente (per quanto scarna ed essenziale) e una coloritura emotiva capace di ospitare lo spettatore e metterlo a suo agio, il teatro adulti, qui, per lo più gioca a destabilizzare, sorprendere, graffiare. In ambo i casi, le tematiche portate in scena sono specchio dei tempi: se s’invita i più piccoli a riflettere non solo sui temi classici della paura della morte (“Ticina”) o del buio (“Anna” di Bottega di Mastro Porpora, sul palco pure una dodicenne dalla sorprendente padronanza scenica), ma anche sulla diversità e la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo a fronte delle nuove dinamiche/problematiche sociali (dalle nuove disabilità quali la dislessia, ad esempio, affrontata dallo spettacolo vincitore della sezione, all’arrivo/accoglienza/accettazione del diverso, in “L’isola” di Teatro dei Frammenti), fra adulti si parla di temi spesso legati a quella “generazione disagio”, capace di abbracciare un po’ più che i soli under 35. Eppure, qui, il teatro ragazzi sembra essere più capace di proposte a tutto tondo e, soprattutto, di affrontare le tematiche in maniera schietta, diretta e avvolgente. Perfino “(Una) Regina” di Quintoequilibrio, pur sotto la maschera del racconto di e per ragazzi, lo prende di petto lo stigma del progetto genitoriale proiettivo e ricattatoriamente coercitivo: fino all’estremo di una madre/”matrona” che, caricando la figlia della corona di “Regina”, di fatto ne tarpa qualsiasi possibilità emancipativa individuale, costringendola, timida principessa, al peso schiacciante di una corona/gabbia come un uccellino in cattività, a una prigionia dorata, che ricorda tanto da vicino più il ruolo dei figli iper adulti, incastrati nell’inesauribile ruolo accuditivo di genitori anziani e non più auto sufficienti, che non il normale rapporto genitore-adolescente.

 

 

©DIANE-Ilaria Scarpa-Luca Telleschi-I VERYFERICI

Al contrario, il teatro-adulti ammicca, ironizza, la butta, quasi, in pantomima e, spesso, in un’azione scenica, che sembra poter assolvere quasi da sola ad un compito, per cui le parole (questa, la sensazione) sembrano non bastare più. Ne è perfetto esempio “Bau#2” di Barbara Berti, uno dei due spettacoli vincitori, che, strizzando l’occhio, fin dalla grafia del titolo, alla maestra del teatro/danza e poi della performance Pina Bausch, ci dice che, per gli under 35, il teatro, oggi “è un’altra cosa”; e ce lo ripete, infondo, anche l’arguto riadattamento della modalità fintamente dialogante di coro e protagonista di una tragedia, greca solo nell’impianto, di “Un Eschimese in Amazzonia” di The Baby Walk, drammaturgia di Liv Ferracchiati.

 

Bau#2_foto di © Jan Middendorp

Inevitabile, in molti casi, l’esito esilarante, spesso foriero di forse più facili consensi; ma poi chi lo sa se, a furia di prenderlo di sguincio, il mondo, non finisca sempre e solo per sgusciar via da dita ancora poco abituate ad afferrare il toro per le corna. Così, scorrendo rapidamente gli spettacoli candidati a Premio Scenario e Premio Scenario Ustica (assegnato, quest’ultimo, dall’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica a progetti ugualmente inediti e di under 35, ma che si distinguano per impegno civile, sociale e memoria), nulla, probabilmente, manca all’appello: dalla trappola/difficoltà dei rapporti di coppia (“I giardini di Kensinton”) e all’interno della famiglia (“Senza famiglia(titolo provvisorio)” de Il Mulino di Amleto, drammaturgia Magdalena Barile), alla precarietà anche affettiva, oltre che economica (“Posso lasciare lo spazzolino da te?” di Massimo Odierna), dall’accettazione sociale dell’identità sessuale (“Un eschimese in Amazzonia” di The Baby Walk) all’accoglienza del diverso per ragioni etniche, culturali, identitarie (“Abu sotto il mare”di Pietro Piva), dall’incomunicabilità (“Intimità” di Amor Vacui) alla voglia di sovvertire i cinismi, che ci circondano (“I Veryferici” di Shebbab Met Project), dalla smania di apparire, pur a costo di vendersi l’anima al diavolo (“Faustbuch” di Enrico Casale) all’impatto dei mass media (“Body Begs Water” di Rosenkreutz Studio).

 

©DIANA Ilaria Scarpa-Luca Telleschi-GIURIA

 

Certo balzano all’occhio la freschezza e l’entusiasmo di queste giovani compagnie (dei 15 spettacoli visionati, solo tre, in controtendenza, erano monologhi), ma anche una certa consapevolezza delle proprie identità artistiche, pur ancora da verificare, focalizzare e mettere a punto; palpabili, la trepidazione, la partecipazione e la capacità di coinvolgere, in maniera inclusiva e non strumentale, soggetti sociali più spesso rappresentati, o portati in scena dal teatro sociale, piuttosto che tirati dentro quel cerchio magico dove il “normale” è solo uno dei nomi da dare ad una realtà, lei sì, inafferrabile e cangiante. Opinabili, alcuni messaggi e contenuti (come se la realtà fosse davvero tutta e sola quella riguardata dalla prospettiva del tutto ardita di un particolarissimo punto di vista); opinabili, parziali e soggettivi, ma, a riguardo, se c’è un silente imperativo aureo, in campo artistico, è proprio quello che preserva, coute-que-coute, la libera espressione.

 

Ticina

Una curiosità: accanto alla giuria ufficiale, militava una “giuria ombra” composta da una trentina di addetti ai lavori e non. Il suo verdetto? Premio Scenario ugualmente assegnato a “Un eschimese in Amazzonia”, Liv Ferracchiati (che vince, ex aequo con Barbara Berti, “Bau#2” anche la versione ufficiale di #PremioScenario), Premio Scenario Ragazzi a Teatro del Baule con “Ticina” (menzione speciale del Premio Scenario Ragazzi vinto, nella versione ufficiale, da “Da dove guardi il mondo” di Valentina Dal Mas) e Premio Scenario Ustica “Faustbuch” di Enrico Casale (menzione speciale, insieme ad “Abu sotto il mare” di Pietro Piva, in Premio Scenario versione ufficiale, vinto da “i Veryferici” di Shebbab Met Project). Per vedere la fase conclusiva dei lavori vincitori, invece, appuntamento al 2 e 3 dicembre a Teatri di Vita (Bologna ) e Teatro Laura Betti ( Casalecchio di Reno).

 

Intimità

 

 

©DIANE- Ilaria Scarpa-Luca Telleschi-DA DOVE…

 

 

 

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