Teatro, Teatrorecensione, Va in scena a — 17/02/2017 21:59

“Hamlet”: un felice gemellaggio che diventa “una desolata canzone..”

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TORINO – Nel segno totale del teatro, della musica, della follia, dell’amore, in ogni loro forma, è lo spettacolo “Hamlet” dei Tiger Lillies e di Theatre Republique, diretto da Martin Tulinius, che snoda e riavvolge il filo tragico, violento, disperato dell’”Amleto” di Shakespeare per farne tra molta ironia una “desolata canzone” con gran godimento del pubblico (in scena fino al 19/2 al Teatro Carignano di Torino per il Progetto Internazionale dello Stabile). L’ inedita collaborazione tra il gruppo inglese – votato da anni alla musica – e quello danese – legato alla visual art che sfida le convenzioni dello spettacolo dal vivo – si focalizza sui cinque interpreti teatrali di varie nazionalità che sanno restare sempre attori, con distacco divertito e divertente dai loro rispettivi personaggi in modo che tali essi non diventino, ma restino giustamente “characters”, figure, tipi.

 

Tra le invenzioni più felici, applaudite anche a scena aperta, e che trovano nella scenografia a botole in verticale il loro habitat ideale, ci sono: il tavolo delle nozze incestuose di Claudio e Gertrude che sembra precipitare in platea; il volo magico, agganciati a una corda dall’alto, di Amleto (Morten Christensen) e Ofelia (Andreane Leclerc) che si amano; l’apparizione del fantasma di Amleto padre come una grande bocca proiettata sullo stomaco del figlio come se gli parlasse dalle viscere istigandolo a vendicarne la morte; quel lettino bianco tra infanzia e ospedale che entra con Ofelia, la fa camminare sulle sponde come un’equilibrista, la accoglie in piroette da circo contemporaneo, prima che lei anneghi nelle onde apparse su grande schermo.

E ancora: un lenzuolo gigante indica il naufragio per mare di Amleto, tradito da Rosencrantz e Guildestern; il duello con Laerte avviene corsie parallele come se entrambi lottassero non tra di loro ma col pubblico; una giostra di grottesche figure gira portando la morte per tutti. Le parole originarie di Shakespeare sono dette con sapiente o spericolata disinvoltura dagli attori ma diventano anche spunto per creare ballate, come ad esempio l’”essere o non essere” (e chissà che non lo sia sta stato ai tempi di Shakespeare), canzoni popolari, oppure ritmi jazz e blues affidati alla voce spesso in falsetto del fondatore dei Tiger Lillies, Martyn Jacques: lui suona fisarmonica, piano e ukulele, altri due musicisti, Adrian Stout e Jonas Golland, sembrano alchimisti tra batterie e strani strumenti, compresa una grande sega con archetto. Lo stile che unisce uno spettacolo così estremamente variegato è quello del cabaret espressionista, da bettole berlinesi amate dal giovane Brecht, che caratterizza anche il gruppo inglese, ma si colora di immagini da favola gotica, incursioni splatter, indiavolati ritmi balcanici. Non c’è tregua per lo spettatore.

Visto al Teatro Carignano di Torino il 16 febbraio 2017

 

 

 

 

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