Danza, teatro danza — 17/02/2014 at 12:54

MK al Teatro Argentina – Robinson nel magico rituale della danza

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L’ultimo spettacolo della Compagnia MK, Robinso che ha debuttato al Teatro Argentina di Roma, ha proiettato subito il pubblico in una serie di giochi sottili e raffinati, addirittura di fantasia esotica, come in effetti ci si dovrebbe aspettare dalla storia di questo naufrago; ma non come ci si può aspettare da una coreografia, essenziale e quasi algida. Non delude per niente questo ulteriore viaggio verso l’altro della compagnia: parte dalla versione più contemporanea e filosofica di Michel Tournier, del romanzo di Defoe per non tradirne il linguaggio, ricercato, bello e a tratti di difficile comprensione.

Un materassino metallizzato crea l’illusione di un campo di sfere di metallo al cui fianco, adagiato, c’è un uomo dipinto di giallo fino alle spalle e poi di nero con indosso dei boxer bianchi a strisce rosse. Come ad inseguire una fantasia Kubrikiana il materassino si solleva per diventare luna o monolite spaziale, la musica elettronica al confine con il suono sottolinea la complessità dei segni presenti in scena. Robinson è un uomo in pantaloncini e maglietta grigi con dietro un’enorme R, anzi due uomini. Il gioco di specchi coinvolge anche una Venerdì, donna in body color pelle dalla enorme V sulla schiena, una donna in maglietta e pantaloncini grigi e anche un uomo dai boxer dorati come un ancestrale Apollo.

Le luci bianche si stagliano sullo sfondo grigio fino a raggiungere il palco, gli stessi primi sette numeri in inglese, ripetuti, danno spesso il ritmo al tappeto sonoro. Nello spettacolo l’uomo giallo-nero fa poche apparizioni dai movimenti lenti che determinano sempre un cortocircuito, un cambio di ritmo, di prospettiva. I cinque danzatori interagiscono principalmente con evoluzioni e a tratti si muovono a scatti violenti, quasi meccanici o mossi da fili invisibili, entrando spesso in consonanza. L’uomo giallo-nero sembrerà spingere con un stelo i movimenti di Robinson per arrivare ad un finale dove una pioggia improvvisa di quelle che si rivelano verdi frasche arriva come una liberazione.

Sulla scena Philippe Barbut, Biagio Caravano, Francesco Saverio Cavaliere, Marta Ciappina, Andrea Dionisi e Laura Scarpini che con grande maestria e naturalezza hanno saputo seguire gli impercettibili disegni del coreografo Michele Di Stefano. Con la pioggia finale tutto termina come una serie di visioni oniriche, fatte di grandi o forse piccoli simboli, parte indecifrabile come la realtà quando conserva tutta la forza della sua dimensione magico-rituale.

Visto il 7 febbraio 2014 al Teatro Argentina, Roma.

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