Editoriale, musica e concerti, Pensieri critici — 16/03/2026 at 09:55

Beatrice Venezi confermata Direttrice musicale del Teatro La Fenice. E adesso?

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RUMOR(S)CENA – Il caso che dall’autunno scorso tiene il Gran Teatro La Fenice di Venezia in primo piano sulla stampa internazionale non è legato alla sua produzione operistica, ma alla controversa nomina della lucchese Beatrice Venezi a Direttrice musicale dell’orchestra, al rude intervento a gamba tesa della politica in una questione nella quale avrebbe dovuto rimanere per lo meno dietro le quinte. La vita di un ente lirico è di per sé politica, riguarda la “polis” dove ha la sede, oltre che quella vasta agorà che è il mondo della cultura e dello spettacolo, cui appartiene. È considerato come logico che chi sta al governo (la destra, nel momento attuale) voglia piazzare non solo figure di livello dirigenziale organiche o gradite alla coalizione, ma, quando possibile, anche artisti percepiti come schierati dalla parte “giusta” (e qui le virgolette sono d’obbligo) nei ruoli di massimo rilievo. Se questo, piaccia oppure no, è diventato ormai una consuetudine, la finalità principale dovrebbe in ogni caso rimanere il buon funzionamento dell’organismo e la qualità della produzione artistica, pertanto il criterio dirimente dovrebbe essere sempre il merito, a fronte del quale l’appartenenza politica dovrebbe contare poco o nulla.

Beatrice Venezi ©Fondazione Haydn Stiftung

Questo alla Fenice non è avvenuto. La nomina di Venezi, lecita dal punto di vista formale, è stata voluta, in barba alla prassi e a qualsiasi valutazione di merito, da Gianmarco Mazzi (Sottosegretario alla Cultura) e Luigi Brugnaro (Sindaco di Venezia), quindi attuata dal Sovrintendente della Fenice Nicola Colabianchi; a essa è seguita la protesta, che ha riscontrato ampia solidarietà e una notevole eco mediatica internazionale; le spillette simbolo della lotta delle professoresse e dei professori d’orchestra sono andate (e stanno andando) a ruba. La polemica è andata poi assumendo toni sempre più aspri, costellata di passi falsi della Sovrintendenza, del sindaco, della stessa Venezi. È inquietante il fatto che dei politici in prima persona siano scesi in campo a sostenere la direttrice (molto vicina all’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri), sono inquietanti le contumelie, le espressioni offensive rivolte agli e alle orchestrali, che oltre ad avere un alto livello professionale e ad aver superato una severa selezione sono anche lavoratori e lavoratrici a tutti gli effetti, che in decisioni di tale portata dovrebbero avere voce in capitolo.

Beatrice Venezi

Alla contestazione a Venezi si è quindi affiancata quella verso il sindaco e verso alcune scelte gestionali, definite come opache e deleterie dalla rappresentanza sindacale: mentre veniva attuato il blocco del welfare per l’orchestra, si è avuto un incarico di “consulenza strategica e procacciamento di affari” a Domenico Muti (fino al novembre 2028, per una somma di 30.000 € annui più un 15% di success fee) e un altro per 39.000 € alla Barabino & Partners, l’agenzia che si occupa dell’immagine di Beatrice Venezi. Tralasciando una buona parte degli episodi collegati alla vicenda, tra le ultime (per ora) puntate della saga si rilevano l’abbraccio di Venezi a un personaggio che ha appena insultato l’orchestra con cui lei lavorerà, le dimissioni di Muti (figlio di Riccardo Muti), al quale va riconosciuto il gesto di dignità personale, le dimissioni di Alessandro Tortato, membro del Consiglio di Indirizzo. Il mese scorso, introducendo Beatrice Venezi all’iniziativa La Ripartenza, Andrea Ruggieri (editorialista de Il Giornale ed ex deputato di Forza Italia), si è espresso in modo ingiurioso nei confronti dei musicisti: “Viene acclamata in tutto il mondo come un fenomeno, poi però in Italia si trova a dover essere valutata in un curriculum eccellente da quattro pippe. Quattro pippe che, senza avere loro un curriculum dove magari figurano titoli di studio tipo «battesimo», decretano che Beatrice Venezi è in realtà una sega colossale e che dunque non si può nominare al vertice di nessuna istituzione musicale perché altrimenti è lottizzazione”. Si ride per non piangere nel sentir definire lectio magistralis l’apparizione di Venezi in quel contesto; all’uscita di Ruggieri ha fatto seguito la querela nei suoi confronti da parte di tredici orchestrali.

Il 10 marzo il Consiglio di Indirizzo della Fenice (organo consultivo) ha approvato la nomina, il giorno dopo arrivano le dimissioni di Alessandro Tortato (direttore d’orchestra e docente del Conservatorio di Venezia, nominato come membro del Consiglio d’Indirizzo nel gennaio 2025 dal Ministero della Cultura), che lo stesso ha motivato con un lungo post sui social. Il 12 marzo il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nomina il consigliere che rimpiazzerà Tortato, l’avvocato Antonio Forza, docente universitario, già responsabile di organismi di vigilanza in enti privati e pubblici. Oltre a molto altro, il consigliere dimissionario dice: “Nicola Colabianchi nomina Beatrice Venezi direttore musicale del Teatro La Fenice. È una nomina legittima, lo dice lo Statuto, legge fondamentale del Teatro. Si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo, cosa mai avvenuta” e, più oltre: “Se la nomina di Beatrice Venezi è stata assolutamente lecita, non è lecito da parte sua – o per lo meno non è da me accettabile – parlare pubblicamente della Fenice come di un «teatro con gestione anarchica», affermazione che chiama in causa il Sovrintendente, il Presidente e l’intero Consiglio. È poi inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del suo teatro sono «pippe il cui massimo titolo è il battesimo»”. E quindi: “[…] A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado”.

Per il buon funzionamento di un teatro d’opera non basta fare delle nomine corrette secondo il protocollo statutario, è necessario che siano confacenti soprattutto alla qualità artistica. È buona pratica che il direttore musicale sia scelto, di concerto tra Direzione artistica, Sovrintendenza e le prime parti in rappresentanza di tutta l’orchestra, tra nomi che l’orchestra conosce e stima, con cui c’è empatia e unità d’intenti. Se il nome è di grande prestigio, quasi sempre questo è sufficiente e la discussione con le prime parti dell’orchestra non ha nemmeno luogo, poiché viene accettato da tutti incondizionatamente. Non si vuole affatto affermare qui che Venezi non valga niente, ma ogni artista, per avere un esito felice, deve trovare il contesto adatto a sé, al percorso che sta facendo, dove può esprimersi al meglio e migliorare. Fare il passo più lungo della gamba è sempre deleterio, chi se ne accorge in tempo può sempre avere dei ripensamenti; ci rendiamo conto che Venezi questo non lo può fare: per il partito al quale lei è troppo strettamente legata una sua rinuncia equivarrebbe a una sconfitta sullo scacchiere delle nomine. La situazione è ormai cristallizzata e, mentre ci si chiede come farà la nuova direttrice musicale del Teatro La Fenice (il cui contratto entra in vigore dall’ottobre di quest’anno) a dirigere un’orchestra che le è avversa, di certo si sa che non dirigerà la prima opera della prossima stagione e nemmeno il Concerto di Capodanno.

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