RUMOR(S)CENA – PESARO – Le sinfonie rossiniane, introduzioni orchestrali alle celebri opere del Pesarese, sono un genere assai apprezzato, curato dall’autore con speciale attenzione e oggi spesso incluse nei programmi da concerto. La dimensione orchestrale veniva ricreata con il timbro intrigante del pianoforte storico e della chitarra, in un concerto intitolato Rossini à Paris, incluso nella rassegna Rossinimania del Rossini Opera Festival 2026, che ha allietato il pubblico convenuto al Teatro Rossini. Rubén Sánchez-Vieco è pianista e direttore d’orchestra affermato sul piano internazionale, ha in più grande dimestichezza con l’arte di Gioachino Rossini in quanto collaboratore stabile del Festival, attivo soprattutto nell’affiancare allieve e allievi dell’Accademia Rossiniana.

Dal canto suo, Eugenio Della Chiara si è conquistato notorietà internazionale suonando in Giappone, Austria, Germania, Ungheria, Turchia, Spagna, Norvegia, Danimarca, Irlanda e tenendo recital solistici per alcune tra le maggiori istituzioni musicali italiane, tra cui la Società̀ del Quartetto di Milano, la Fondazione Pietà de’ Turchini di Napoli, il Festival di Martina Franca e della Valle d’Itria, la Società̀ dei Concerti di Parma, il Rossini Opera Festival di Pesaro e l’Orchestra Sinfonica di Milano. Il programma del concerto si componeva di trascrizioni a opera di Ferdinando Carulli e Matteo Carcassi pubblicate a Parigi negli anni Venti dell’Ottocento, un’esplorazione del modo in cui la musica di Rossini, attraverso l’editoria musicale, usciva dal teatro e raggiungeva anche chi non vi poteva andare o chi voleva rivivere tra le pareti di casa i momenti di entusiasmo provati all’opera.

Per funzionare bene e in sintonia, fortepiano e chitarra devono tenere conto della differenza di volume sonoro, dacché il fortepiano è limitato nella gamma dei “piano” e la chitarra in quella dei “forte”: i due artisti vi sapevano ovviare con l’alternanza dell’esposizione tematica e con il rendere il pieno orchestrale in perfetta sincronia, dove l’impasto fondeva e unificava il timbro dei due strumenti. Trascritte da Carulli, si ascoltavano le sinfonie da Tancredi, Semiramide, Armida e La gazza ladra; di Carcassi sono invece gli adattamenti del Premier e del Deuxième Air de danse da Moïse et Pharaon. Gli interpreti offrivano un ascolto accattivante in senso letterale, la fitta rete armonica impreziosita dalle peculiarità timbriche catturava infatti senza scampo l’attenzione; la complessità delle pagine impegnava l’ascolto e, contemporaneamente, l’incontro con pagine tra le più conosciute e amate, in veste inusuale, amplificava il gradimento.

Il tutto porto con grande bravura, ovviamente: l’estetica belcantistica veniva traslata in ambito strumentale, la raffinatezza del tocco chitarristico si alternava con la grazia del fraseggio sul fortepiano, o vi si fondeva. Applausi calorosi e acclamazioni, che Della Chiara e Sánchez-Vieco ringraziavano col secondo movimento della Sonata Arpeggione di Franz Schubert, seguito dai bis di un Air de danse e della Sinfonia dal Tancredi, quest’ultima dedicata a un artefici tra i massimi della rinascenza rossiniana, Alberto Zedda.
Rossini Opera Festival 2026 – Rossinimania
Teatro Rossini. Rossini à Paris – Eugenio Della Chiara chitarra, Rubén Sánchez-Vieco fortepiano.
Visto al Teatro Rossini di Pesaro, il 15 agosto 2026.





