Danza, recensioni — 15/10/2019 09:34

la Trilogia della Famiglia dei Peeping Tom si completa con Kind a Torinodanza

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RUMOR(S)CENA – PEEPING TOM – TORINO DANZA FESTIVAL – Torino – Peeping Tom (L’occhio che uccide) è un thriller psicologico, film cult del 1960 diretto da Michael Powell, incentrato sull’ossessione del guardare: il titolo originale in inglese è sinonimo gergale che sta a significare guardone. Il perché la compagnia di teatro danza belga abbia firmato con questo nome le proprie produzioni, negli gli ultimi diciannove anni, deriva dall’idea dei registi Gabriela Carrizo e Frank Cartier, di esibirsi all’interno di un camper nella loro prima performance (Caravana, 1999), mentre al pubblico veniva assegnato il ruolo di voyeur in quanto costretto a sbirciare dalle piccole finestre. Assistendo alla proiezione del film-documentario Third Act, firmato da Lotte Stoops & Mieke Struyve, al Cinema Massimo di Torino, in presenza degli attori Euridike De Beul e Simon Versnel e della regista Gabriela Carrizo, abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio questa realtà creativa con sede a Bruxelles, grazie alla visione dei backstage degli spettacoli in tournée, in grado di documentare i primi due atti della trilogia. Per la prima volta in Italia sono stati presentati in un’unica soluzione su invito del Torinodanza festival edizione 2019.

 

KIND ©Oleg Degtiarov Peeping Tom

Dopo un Padre senile, dolce ed ironico (nello spettacolo Vader, andato in scena il 5 ottobre), ed una Madre estrema e devastante (in Moeder, il 3 ottobre), i Peeping Tom raggiungono, per mani dei suoi registi, la conclusione della sua trilogia familiare scricchiolante e disperata con Kind (Figlio), presentato alle Fonderie Limone Moncalieri – Teatro Stabile di Torino. I due fondatori del collettivo belga, provenienti entrambi dalle illuminate fila de les ballets C de la B di Alain Platel e raggiunta ormai una fama mondiale, hanno unito le forze per questa terza parte, Kind. Il genere è in qualche modo il loro fondamento comune, ma non vi è alcun riferimento diretto ai personaggi delle parti precedenti. Il dna è principalmente nel modo in cui lo spettacolo è progettato. Questa volta, non siamo più in una casa di riposo o in un museo/obitorio, ma nel cuore di una foresta affacciata su di una scogliera dove la natura parrebbe aver riacquistato i suoi diritti, ma sappiamo che con i Peeping Tom le apparenze sono fuorvianti. Da subito la prima sensazione è quella di un luogo senza scampo, soffocante, dove via via mentre la drammaturgia si sviluppa, con scene senza apparente connessione l’una con l’altra, si assiste a montagne di pietra che rotolano a valanga, alberi in grado di partorire radici dalle fattezze umane; lune giganti capaci di apparire per poi scomparire; pioggia che cade solo se illuminata, ed un tenero cervo dotato di scarpettine infiocchettate e tacco, il quale apre la narrazione con la sua involontaria decapitazione.

 

KIND © Oleg Degtiarov Peeping-Tom

Il ruolo principale di Kind è interpretato dalla brava attrice e soprano leggero Euridike De Beul (anche lei ha lavorato con les ballet C de la B), una donna matura e corpulenta travestita da bambina con indosso una gonna corta ed un maglioncino rossi, una sorta di disinibito cappuccetto rosso perso nella foresta delle proprie emozioni e visioni. La sua esibizione è funanbolica, sia nel suo impegno fisico, sia nei picchi raggiunti con la sua voce. La vediamo pedalare furbescamente su di una mini-bicicletta (di kubrichiana memoria), rotolarsi a terra, saltare in tutte le direzioni per cercare di interagire con i personaggi che popolano il proprio universo onirico. È un’infanzia solitaria in un mondo ostile in cui persino l’amore sembra sospetto; in un contesto di abusi sessuali, gelosia, parto indolore, conflitti e corpi ingombranti: ed uno pseudo-padre-guardia forestale che la incita a giocare al tiro a segno imbracciando il fucile contro un cadavere (interpretato dalla strabiliante Yi-Chun Liu, la danzatrice contorsionista capace di esibirsi in modo straordinario).
La visione è unilateralmente nera, da incubo. L’ordine immaginario del cervello infantile è fortemente appassionato, sfrenato e raccapricciante.

 

KIND © Olympe Tits Peeping Tom

Gli altri cinque danz-attori – Maria Carolina Vieira, Marie Gyselbrecht, Brandon Lagaert, Hun-Mok Jung e Yi-Chun Liu – già presenti nelle altre due parti della trilogia – sono fondamentali per il ritmo dello spettacolo, arricchito dalla diversità delle loro tecniche contorsioniste e per merito della loro presenza scenica. Tutto è volutamente esagerato e rafforzato da una creazione sonora che gioca su modulazioni di velocità e portata.
La visione di Franck Chartier e Gabriela Carrizo, mai scontata e sempre pronta a mettere in rilievo ciò che non si vede al primo sguardo, è stata coadiuvata nella creazione dagli stessi danz-attori, ma anche da un gruppo di bambini che hanno preso parte alla prima fase del lavoro laboratoriale di gestazione dello spettacolo: la territorialità, la violenza, gli sbalzi di umore, l’immaginazione e la paura di restare soli. Sono i temi capaci di dare un’impronta forte alla creazione. Come già accaduto nei loro spettacoli precedenti, con i Peeping Tom la realtà e la finzione si intersecano cercando di penetrare nella mente di una bimba alla ricerca di costruire la propria idea del mondo attraverso una violenza inaudita che annichilisce e stordisce lo spettatore. La fiaba oscura si conclude con un liberatorio (chissà!), ripetuto urlo: “Io sono Euridike de Beul”.

 

Visto a Torinodanza festival il 1 ottobre 2019

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