Danza, spettacoli — 14/09/2018 17:42

La danza di Sidi Larbi Cherkaoui inaugura Torinodanza festival 2018

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RUMOR(S)CENA – TORINODANZAFESTIVAL – TORINOSidi Larbi Cherkaoui ha aperto ufficialmente l’edizione 2018 di Torinodanza Festival con Noetic, opera presentata in prima nazionale interpretata dalla GöteborgsOperans Danskompani, Compagnia tra le più acclamate del Nord-Europa. Il danzatore e coreografo belga Cherkaoui, di origini marocchine, scoperto in giovane età da Alain Platel, pluri-premiato per la propria personale visione artistica di provenienza pop e la sua ricerca di dialogo multiculturale – noto per le sue collaborazioni prestigiose, tra le quali quelle con Le Ballets C de la B e Akram Khan – in questa prima parte della serata coinvolge spirito, individualismo, eleganza, unione, bellezza, scienza, struttura, scomposizione. Sotto le note delle percussioni e del flauto tradizionale giapponesi eseguite dal vivo da Kazunari Abe (partitura originale dei musicisti Szymon Brzóska Hara, Elias Lazaridis, Helder Seabra), entra lo Spirito, incarnato da una luce bianca accecante a tutto palcoscenico, esaltato dall’incedere elegante di danzatori impegnati in assoli e duetti rigorosi, sfaccettati, complicatissimi eppur poetici. L’unione degli interpreti, via via sempre più corposa, giunge attraverso movimenti perfetti e fluidi di tutti i 19 danzatori elegantemente vestiti di nero, le donne attrezzate di vezzose ed utili ginocchiere, toccando una punta altissima quando l’inconfondibile tecnica di Cherkaoui si fonde all’espressività degli interpreti: ed è qui che si sprigiona la vera bellezza ed eccitazione visiva.

 

Noetic ©Photo_Bengt Wanselius

La performance dei ballerini diventa potente, vorticosa, aerea, leggera, integrandosi alla manipolazione di lunghi steli neri di carbonio flessibile (creati dallo scultore Turner Antony Gormley) che si materializzano in sferisteri, cupole e diverse forme architettoniche e che mettono ordine, infondono sicurezza. Cherkaoui riflette su come l’essere umano si trovi pur sempre nella necessità di strutturare la propria esistenza, per poi comunque smontarla, scomporla a proprio uso e consumo. Interconnettere il tutto, dare forma senza dogmi, creare possibilità anziché dei vincoli. Il tutto sottolineato dal canto denso di atmosfera della mezzosoprano Miriam Andersén.

 

Noetic ©Photo_Bengt Wanselius

Un danzatore, indossando alternativamente calzature femminili e maschili, recita in lingua inglese la teoria che i numeri non sono poi così piatti e razionali, ma anzi sono fatti di energia viva che porta ad una via delle emozioni e che nulla nel mondo fisico si esprime in linea retta, ma sempre curvilineare. Da eccepire soltanto che per una visione più immediatamente consapevole, non sarebbero stati sgraditi i sovratitoli. Un altro danzatore, alto, imponente, vestito al femminile, in precario equilibrio ma per nulla intimorito da i suoi tacchi a spillo, si è mimetizzato per tutto il tempo della performance con audacia e bravura, impavido di fronte alla trama di persone e costruzioni.

Concetto pulito e minimalista, ma complicato da mantenere: la sensazione che traspare è che indossarsi l’un l’altro, per esempio attraverso le emozioni, può legare indissolubilmente e far sentire di essere parte di un tutto. L’individuo che si unisce ad un altro individuo, mente, spirito e corpo, può giungere a creare l’Universo? Nel finale, viene creata una grande sfera a forma di mappamondo e viene sollevata e fatta girare vorticosamente per poi placarsi, adagiarsi al suolo ed accogliere al suo interno un unico, solo danzatore. E ritornare, così, punto e a capo.

Icon, la seconda coreografia presentata da Sidi Larbi Cherkaoui si percepisce da subito legata alla sensualità della terra, questa volta attraverso l’utilizzo di un materiale di origine millenaria come l’argilla che, dapprima posata al suolo in mattonelle, inanimata, entra da subito a pieno titolo tra i protagonisti. I costumi sono leggeri, di colori tenui, poveri, eccezion fatta per due soli, in rosso vivo. Si diffonde un canto intriso di tradizioni religiose, intuitivamente provenienti dall’Oriente e dal nostro Paese, con una lieve musicalità che lo accompagna: musicisti e cantanti celati da un fondale velato che li fa intravedere. La danza, dinamica ed in divenire, si mescola alla manipolazione del pesante materiale a creare scenografia ed oggetti di scena. E’ una danza che incessantemente costruisce e smonta, solidifica e spalma, si impasta ai danzatori. La riflessione dalla quale è partito Cherkauoi e che ha intriso questo lavoro, la spiega lui stesso: è quella su come l’uomo, fin da i primordi, abbia percepito la necessità di costruire idoli, investendoli di forza e potere, per poi distruggerli e crearne di nuovi. E di come per lui la tradizione è diventata come un tatuaggio che porta sempre con sé, senza limiti, amplificando le proprie esperienze e percezioni. I danzatori che velocissimamente parlano e si muovono in un range di stili che va dall’hip-hop, alla contemporary-dance, alla danza balinese in contaminazione tra loro, narrano di come l’interconnessione continua abbia allontanato l’umanità dalla percezione fluida, dal vivere in uno stato di flusso spontaneo del qui e ora.

 

Icon @©Photo_Mats Bäcker

Un bellissimo mondo se lo si percepisse davvero nella sua realtà immediata! L’azione cambia di nuovo. Due danzatori modellano ed applicano su se stessi enormi genitali ed ingaggiano una lotta sessuale, seguiti poi da tutti gli altri e finendo per cullare amorevolmente fra le proprie braccia i frutti delle loro unioni. Ed ancora, mentre gli abiti diventano morbide tute, e poi semplice intimo, color grigio argilla, in un tutt’uno con la danza, in costante ed incessante divenire, mescolando i corpi sinuosi con la creta che li impasta, appesantisce e stravolge, giunge l’ultima, finale scultura: una figura di uomo sezionata a segmenti, dapprima sdraiato e poi sollevato in posizione rannicchiata, con la testa reclinata sulle ginocchia, fragile e spossato, seguito dai performers che si posano a terra, a sua immagine e somiglianza, mentre i cantanti ed i musicisti avanzano dal loro nascondiglio e si svelano agli occhi del pubblico.

 

Icon ©Photo_Mats Bäcker

TorinoDanza Festival

Serata di inaugurazione

Teatro Regio

10 settembre 2018

Prima nazionale

NOETIC

coreografia: Sidi Larbi Cherkaoui

interpreti: 19 danzatori GöteborgsOperans Danskompani, Svezia

musiche originali: Szymon Brzóska Hara, Elias Lazaridis, Helder Seabra

musica dal vivo con strumenti tradizionali giapponesi: flauto e percussioni Kazunari Abe

canto: Miriam Andersén

produzione: GöteborgsOperans Danskompani

Spettacolo inserito in MITO SettembreMusica

©Photo_Bengt Wanselius

ICON

coreografia: Sidi Larbi Cherkaoui

interpreti: 18 danzatori (13 da GöteborgsOperans Danskompani, 5 da Eastman di Sidi Larbi Cherkaoui)

maestri per l’argilla: Matilda Haggärde, Joel Stuart-Beck

musiche dal vivo: canto e strumenti tradizionali a corde giapponesi (sanshin) Anna Sato, canto e arpa Patrizia Bovi, chitarra, percussioni e pianoforte Gabriele Miracle, strumenti tradizionali giapponesi flauto (shinobue) e percussioni (taiko) Kazunari Abe, strumenti tradizionali coreani a corda (geomungo e yanggeum e tatégoto) Woojae Park

coproduzione: GöteborgsOperans Danskompani, Eastman

Spettacolo inserito in MITO SettembreMusica

©Photo_Mats Bäcker

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