RUMOR(S)CENA – BOLZANO – Un’opera da camera la si può definire così “note to a friend” (nota per un amico) titolo nel programma della Fondazione Haydn nell’ambito della stagione operistica 2026, penultimo titolo (chiude la stagione operistica L’Italiana in Algeri in scena il 27 e il 29 marzo al Teatro Sociale di Trento), riferibile al repertorio contemporaneo e presentato in prima assoluta lo scorso 7 marzo a Bolzano al Teatro Studio (in replica l’11 marzo a Trento al Teatro SanbàPolis ). Opera da camera per baritono e quartetto d’archi su libretto di David Lang, (Premio Pulitzer per “the little match girl passion”) è considerato uno dei compositori americani contemporanei più apprezzati e innovativi per aver creato un linguaggio capace di rappresentare musicalmente adatto alle colonne sonore per il cinema.

La collaborazione con Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino sono alcune delle sue collaborazioni. Le sue partiture musicali esaltano la sceneggiatura cinematografica. David Lang opera crea qualcosa di simile a dei piani sequenza, facendo fluire interrottamente la narrazione musicale in cui il ruolo del protagonista è il baritono Theo Bleckmann, interprete dotato di una presenza scenica e un fraseggio impeccabile, gestendo con accuratezza e precisione sia la parte vocale del canto quanto i passaggi in cui declama il testo che tratta il tema della morte per suicidio. Non di facile gestione, specie se mutuato per la scena musicale e teatrale, come in questo caso.

Il rischio di cadere nel facile tranello di enfatizzare ideologicamente o con l’utilizzo di espedienti retorici è sempre presente. Lang si è ispirato ad una lettera che lo scrittore giapponese Ryūnosuke Akutagawa, inviò ad un amico per spiegare la sua scelta di togliersi la vita. L’autore spiega come è nato il suo testo quando gli è stato commissionato: «Ero troppo sicuramente troppo giovane per comprendere davvero ciò che la lettera stava dicendo, e così il ricordo di quella lettura mi è rimasto dentro». Ricevuta la commissione per l’opera, Lang si è ricordato di quella missiva e della sua incomprensione nel capirne il significato e la scrittura li ha permesso di analizzarlo. L’esito è positivo, si assiste ad un viaggio in cui tutti contribuiscono a sondare i moti d’animo. Il regista Fabio Cherstich agisce con sapienza tale da costruire un impianto multimediale tra musica, canto, immagini e presenza scenica.

L’apporto del quartetto Prometeo si inserisce nell’economia complessiva con un ruolo altrettanto prezioso nel dialogare con la voce del solista, agendo come co-protagonista nell’insieme dell’azione. Musica ricca di stimoli e suggestioni timbriche e atmosfere sempre a supporto dell’azione. Il libretto cita i passaggi che raccontano l’evoluzione della trama: “le persone che si uccidono”, “mia madre aveva perso la testa”. “avevo una scelta”, “mio padre gestiva un negozio”, “mia madre, mia sorella, mio padre”, “volevo morire”, e l’ultimo “lungo silenzio”. Affrontare la morte per suicidio per Lang è un’esperienza utile per «comprendere il ruolo complesso che il suicidio ha avuto nella cultura giapponese. Ho pensato che il modo migliore per affrontare questo tema, per me, fosse immaginare un personaggio che ritorna dalla morte per spiegare cosa lo abbia portato ad uccidersi. Ho chiamato quel personaggio “l’uomo morto” e ho basato tutto ciò che dice sulle tradizioni della lettera d’addio di Akutagawa e su altri due suoi racconti». Il pregio maggiore dell’opera consiste nell’aver toccato con estrema sensibilità la drammatica condizione in cui si viene a creare quando un essere umano si toglie la vita.The Dead ManTheo Bleckmann
The Dead Man Theo Bleckmann, Attore David Thaler, Figuranti Santija Bieza, Franz Braun, Melanie Vulcan, Regia, scene e costumi Fabio Cherstich, Assistente alla regia Riccardo Iellen, Collaboratore alle scene Andrea Colombo, Collaboratrice ai costumi Anastasia Crippa, Lighting Design Veronica Varesi Monti, Video DesignFrancesco Sileo, Quartetto Prometeo
Visto al Teatro Studio di Bolzano il 7 marzo 2026





