Danza, la gatta sul palco che scotta — 12/04/2022 at 13:26

Il coraggio di danzare di Opus Ballet

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RUMOR(S)CENA – FIRENZE – Ci vuole un certo coraggio nell’occuparsi di danza in Italia e Opus Ballet ce l’ha tutto. Diretta da Rosanna Brocanello con sede a Firenze, la compagnia è giovane, vivace. Si muove agilmente fra linguaggi diversi, alternando coreografie di autori distanti per poetica e per stile. Spesso giovani anche loro, il che dà a tutto un carattere sperimentale, di esplorazione curiosa. Potrebbe ricordare alla lontana le prime stagioni del Balletto di Toscana – non per caso, visto che Brocanello ha collaborato in passato con Cristina Bozzolini, che di quel “progetto” artistico fu fondatrice. Di certo, oggi Opus rappresenta una ventata fresca in un panorama di gruppi a volte troppo asserragliati intorno al loro autore, oppure di interpreti congelati in ripetuti assoli.

Il labirinto di Arianna Benedetti – foto di Salvatore Abrescia

I lavori di e per Opus sono pensati su misura per un collettivo, c’è respiro per la coreografia, e spesso allestimenti scenici e costumi creati per l’occasione (non i soliti slip e canottiera, per dire). Vedere un loro spettacolo è prepararsi a una piccola sorpresa: a volte, sembra di vedere compagnie diverse. Nel giro di un anno – e nonostante la pandemia – abbiamo intercettato ben tre lavori, di atmosfere e contenuti totalmente dissimili, firmati da Carlo Massari, Arianna Benedetti e Adriano Bolognino.

RIGHT crediti foto di Alessia Tagliabue

Al festival Oriente Occidente di Rovereto ha debuttato Right di Carlo Massari, un affresco distopico in parallelo, più che sulla scia della Sagra della Primavera di Stravinsky e delle coreografie che si sono ispirate all’originale di Nijinskij. Classe 1984, Massari mostra una mano abile a costruire una forma di teatrodanza, persino con qualche fascinazione cinematografica. Right è ambientato in un sinistro bunker, una specie di incubatoio dove alcune fanciulle vengono ingravidate meccanicamente per garantire il futuro senza maschi della specie. Il rito sacrificale acquista così un senso oscuro e disturbante. La potenzialità distopica – viene da pensare agli immaginari di Brasil – scivola però nella parodia, lasciando al progetto (a cui Massari ha lavorato intensamente con le danzatrici e con comparse non professioniste, addirittura sua madre) i risvolti più interessanti.

il labirinto di Arianna Benedetti – foto di Salvatore Abrescia

Se Massari è il coreografo dal respiro teatrale più ampio, Arianna Benedetti possiede un vocabolario coreografico assai stimolante. Il suo Labirinto, messo in scena al teatro Rifredi di Firenze ruota intorno a quattro protagonisti – il Minotauro, Arianna, Teseo e il Filo – con una partitura serrata dagli scarti improvvisi di stile. Arianna non rinuncia a nessuna delle molte idee che le vengono nel disegnare questo poliedrico ritratto interiore, ispirato da un racconto di Duerrenmatt, come se i personaggi fossero riconducibili a riflessi di una stessa persona. Archetipi che emergono da un inconscio oscuro, a volte decisamente felici (come l’incontro, e poi abbandono, fra Teseo e Arianna). L’eccesso di spunti scompiglia un po’ la trama e la fluidità del lavoro, ma sforbiciando con cura si potrebbe ottenere una coreografia da repertorio.

White Room crediti foto di Paulina Jedrzejczyk. 

Ultimo debutto in ordine temporale nel cartellone di Cango Cantieri Goldonetta a Firenze, White Room di Adriano Bolognino, ventisettenne di belle prospettive. Tanto scapigliata e dai connotati incisi nella carne degli interpreti era la coreografia di Benedetti, quanto composta e rarefatta è quella di Bolognino. Una “stanza bianca” mossa da un gruppo di danzatori e danzatrici unisex, che partono da sequenze elementari e all’unisono, per poi aprire crepe di intimità e di dialogo. C’è una vaga affinità con visioni di postmoderno, ma Bolognino fa vibrare qualche emozione fra le geometrie, inserisce ricami di tulle nelle tutine bianche dei danzatori. Pensa a Segantini e al suo simbolismo di tonalità luminose che parlano dell’inverno. Non c’è solo l’algebra del movimento ma anche la svirgolata di un gesto furtivo, passaggi quasi “sentimentali”, dove spicca la bella verve di Sofia Galvan. Per Bolognino, approdato da poco alla coreografia, davvero un lavoro più che promettente.

White Room crediti foto di Paulina Jedrzejczyk. 

RIGHT crediti foto di Alessia Tagliabue /Simone Cargnoni

Tournée OPUS BALLET

RIGHT di Carlo Massari: oggi 13 aprile al Teatro Comunale di Vicenza per il festival Danza in rete e il 30 maggio alla Lavanderia a Vapore di Collegno (TO) per il Festival InterplayWHITE ROOM di Adriano Bolognino 3 maggio al Palazzo della Ragione di Padova per il festival Prospettiva Danza TeatroIL LABIRINTO di Arianna Benedetti domenica 2 ottobre In2It Festival a Sundalsora (Norvegia)

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