editoria, racconti, poesie — 12/03/2024 at 09:02

La notte degli scrittori al Palazzo Ducale di Genova

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RUMOR(S)CENA – GENOVA – Viola Ardone, Donatella di Pietrantonio e Marco Balzano si sono succeduti nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale a Genova, mettendosi in gioco, sollecitati con ironia e genuino interesse da Danilo di Termini, autore di programmi per le radio Rai, il quale ha condotto la serata. Promossa dal Teatro Nazionale di Genova in collaborazione con Einaudi editore e Palazzo Ducale nell’ambito delle iniziative legate a Genova Capitale Italiana del Libro, questo format è stato ideato a cura di Giorgio Gallione, insieme ad Ernesto Franco.

Viola Ardone ci narra del suo ultimo libro “Grande meraviglia”.

Viola Ardone crediti foto Ludovico Brancaccio

Quasi una trilogia, iniziata con “Il treno dei bambini” e proseguita con” Oliva Denaro”, la cui pièce teatrale tratta dal libro sarà presentata al Teatro Modena, Teatro Nazionale nel prossimo aprile, per la regia di Giorgio Gallione e con interprete Ambra Angiolini. Tutte storie forti, tra il drammatico e l’ironico, come questa di Elba, una bimba nata e cresciuta all’interno di un manicomio,  all’inizio degli anni’80, a pochissima distanza dall’entrata in vigore della Legge Basaglia nel 1978. È l’amore narrato  attraverso lo sguardo candido di una bambina che non ha mai veduto il mondo oltre le sbarre. All’inizio di questa  rivoluzione la ragazzina cresce insieme alla sua mamma, la quale cerca di crearle una bolla protettiva con la prospettiva di farla uscire.

Ciò avverrà quando un giudice minorile si trova davanti a questa situazione assurda, paradossale.  Egli era stato uno di quei bambini saliti su i treni che dal Sud li avrebbero portati al centro-nord, nell’immediato dopo guerra (“Il treno dei bambini”, Viola Ardone). Spinto dal desiderio di voler restituire anche una sola goccia di quanto aveva ricevuto da piccolo, decide di salvare la piccola Elba.  L’altro protagonista del libro è Fausto Meraviglia, psichiatra basagliano, che  arriva in quel manicomio cercando di modificare quelle regole così rigide e difficili da far superare. Egli crede nella libertà. È un romanzo a due voci narranti, quella di Elba e quella di Fausto Meraviglia. Libertà sì libertà no. Per Elba è una parola vuota, ma trova in Fausto Meraviglia la possibilità di diventare una bimba libera, nella sua casa, insieme alla sua famiglia.

“Non possiamo vincere ma possiamo convincere”, Franco Basaglia.

Donatella Di Pietrantonio crediti foto Stefano Schirato

Donatella Di Pietrantonio con “L’età fragile”

Il ritorno può essere un tema letterario, soprattutto quando non è felice. Amanda torna da Milano, la città che aveva scelto per i suoi studi e per la sua vita, una città grande per lei che viene dalla provincia. Ma poi ritorna, scappando dalla chiusura delle città a causa del lockdown con uno degli ultimi  treni che scendono al Sud, in quella notte apocalittica. Torna alla sua terra con il suo silenzio, la sua chiusura. Il titolo si riferisce non solo a i giovani che tentano di spiccare il volo e  che poi si ritrovano di nuovo nel loro piccolo paese a rinchiudersi nella loro stanza; ma anche all’ambiente, che a poco a poco si risveglia dopo la pandemia, più fragile, più spaventato. Attraverso il trauma di una ragazza e di sua madre, questo libro ci parla dell’adolescenza e della vita che ci può ferire. La sfida è stata raccontare i silenzi, il non detto, così come avviene nella terra di Abruzzo, da dove proviene la scrittrice.

Marco Balzano crediti foto Maria Cristina Traversi

Marco Balzano con l’esilarante racconto del suo ultimo libro, “Café Royal”

È una galleria di personaggi, tutti fotografati sulla soglia di un cambiamento, con la domanda: era questa la vita che immaginavano di volere? A che punto sta il loro desiderio? Il libro inizia a gennaio e  finisce a dicembre, intorno a Natale. Siamo a Milano, in via Maghera, una via piuttosto centrale di Milano che fino a 30 anni fa era una via molto vecchia ma che nel tempo è diventata  più residenziale, ed i personaggi conducono tutti una vita piuttosto agiata. Termina il periodo della pandemia e la gente riprende le misure con lo spazio esterno, in maniera graduale  ognuno torna all’aperto, sia per raccontare come si è rispecchiato in questo cambiamento ed anche perché vuole ritrovare una comunità. Al centro della via c’è questo bar, il Café Royal (che a Milano non esiste) dove si sta: a leggere, a parlare, a lavorare, a oziare.

I personaggi vi si ritrovano come in una sorta di agorà di piazze, dal momento che ormai  quelle fisiche si stanno via via svuotando in favore delle piazze più sfuggenti del web. È un libro agrodolce. Si sorride, anche se  c’è una melanconia di fondo in tutti i personaggi. Café Royal come un punto di incontro immaginario, dove le vite dei frequentatori abituali e casuali si intrecciano con i capricci del destino, quando ormai luoghi di questo genere sono spariti dai centri delle grandi città, impedendo interazione sociale e comunicazione vera.  Alle conversazioni si sono alternati i reading, affidati a due giovani attori diplomati alla Scuola di Recitazione del Teatro Nazionale di Genova. Raffaele Barca e Susanna Valtucci che hanno letto alcune pagine estratte dalle opere più recenti dei tre protagonisti della serata.

Sala del Maggior Consiglio, Genova, 23 febbraio

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