recensioni — 10/11/2017 00:06

Il Teatro che sa raccontare la Storia: “Andy Warhol Superstar” e “La Duchessa di Galliera”.

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GENOVA –Sei felice?”. La domanda nello spettacolo Andy Warhol Superstar “vita, opere, immortalità di un mostro americano” – visto a Genova al teatro della Tosse  torna come un mantra. E non trova risposta. Un “Sono completamente sbronza” segnala qua e là una laconica constatazione. “La stravagante checca proletaria tutta pelle e ossa con la sua parrucca d’argento”, come Warhol si definì, registra solo la superficie, l’apparenza dei fatti.

Al geniale fautore della riproducibilità dell’opera d’arte si deve tra gli anni ’60 e ’80 l’esplosione negli USA della Pop Art, ma anche la connessione tra arte, denaro, consumo in un corto circuito creativo e autodistruttivo. Prime vittime consenzienti furono i frequentatori a New York delle sue trasgressive e ospitali Factories, laboratori a rischio per ricche ragazze anoressiche, omosessuali adoranti o adorati, generose dispensatrici di anfetamine, artisti di vero talento come Lou Reed e Nico dei Velvet Underground – la loro “Sunday Morning” fa da minimale colonna sonora -, celebrità di passaggio o vorticose aspiranti Superstar. Ma il meccanismo dell’idolo dollaro attorno cui danzare come al biblico Vitello d’oro muoveva già la società americana, ricadendo a pioggia perfino sugli esclusi dal banchetto. Warhol lo sfruttò fino all’ultima goccia, diventandone il simbolo indiscusso. Questi invadenti elementi biografici sono però solo frammenti, rapide esatte citazioni nello spettacolo: l’intelligente lavoro Andy Warhol Superstar – coprodotto dai genovesi teatri della Tosse e Cargo che ha sede a Voltri – non è la biografia del “mostro”. Se le scene di Emanuele Conte sono allusive, astratte, nel testo ritmico di Laura  Sicignano, allieva di Tiezzi e Corsetti, e qui anche regista, scritto con Alessandra Vannucci, emergono dialoghi di tragica ironia tra brandelli di personaggi.

 

Di fatto quei frammenti di parole, immagini, pensieri egotici, aforismi brucianti – “in futuro ciascuno sarà famoso per 15 minuti” oppure “tutto ciò che faccio ha a che vedere con la morte”, terrore di Warhol – si uniscono e si incarnano nell’attrice Irene Serini (triestina, milanese d’elezione, fondatrice del gruppo Atopos, in scena fino al 26 al Teatro Sala Fontana di Milano nel “Mercante di Venezia” di Shakespeare, regia di Filippo Renda). Duchessa bianca, truccata com’è da seducente ermafrodito simile a David Bowie, racconta Andy, ma non si identifica; lo rende presente alla fine attraverso uno sdoppiamento nella madre di lui, ma soprattutto ne applica il principio di variazione nella ripetizione; piega quel suo frenetico, giocoso e insieme disperato way of life al proprio eccezionale modo di vivere in scena. E alla fragile amoralità esistenziale di Warhol contrappone la moralità forte, il rigore del corpo teatrale.

 

Andy Warhol Superstar visto a Genova Teatro della Tosse il 4 novembre 2017

 


GENOVA – La Duchessa di Galliera Maria Brignole Sale De Ferrari nasce a Genova nel 1811 e muore a Parigi nel 1888. Una figura storica appartenente ad una delle più prestigiose famiglie genovesi si distinse anche per la sua opera di beneficenza. Si deve a lei la nascita dei primi musei come Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, la fondazione dell’ospedale genovese che porta il suo titolo: Galliera e di quello infantile intitolato a San Filippo. Si unisce in matrimonio a soli diciassette anni con il marchese Raffele De Ferrari, unione funestata da un grave incidente nel quale perse la vita un domestico a causa di un colpo da arma da fuoco partito da un’arma in mano al marito della Duchessa. Le indagini stabilirono che fu un fatto accidentale ma il clamore nell’opinione pubblica convinse il nobile a trasferirsi a Parigi, città nella quale aveva interessi commerciali ed economici di portata mondiale nel campo dei trasporti ferroviari. ferroviaria. La vita di queste due persone era però segnata dai lutti: la morte, in giovane età, del secondo figlio, Andrea dopo che la prima, Livia, era vissuta solo pochi mesi.

 

Annapaola Bardeloni

Il terzo figlio, Filippo non fu mai amato dalla madre che provò per il figlio deceduto una forma di amore tale da allontanarla dal terzogenito. Scelse di abbandonare la sua famiglia e si fece adottare da un ufficiale austriaco, rinunciando ai titoli nobiliari dei genitori, e al loro patrimonio, morendo senza discendenza. Scrive Raffele Besta nell’introduzione del libricino contenente i due testi teatrali La Duchessa di Galliera. La Regina (quest’ultimo dedicato alla nonna di Maria, Anna Pieri scritti e diretti dalla regista Laura Sicignano del Teatro Cargo di Genova: «Le biografie di Anna Pieri e di sua nipote Maria Brignole Sale si intersecano inevitabilmente con le vicende storiche della loro epoca, che le due donne hanno vissuto di certo non da comprimarie bensì come figure di spicco a diretto contatto con le élite culturali e di potere. Raccontare le loro vite permette di percorrere l’intero XIX secolo e gli stravolgimenti che lo hanno caratterizzato».

 

Foto Marco Pesce

E lo spettacolo “La Duchessa di Galliera” riassume in misura drammaturgica e scenica un’epoca segnata dai fasti della mondanità parigina ad una vita trascorsa nel dolore e nella convinzione che la ricchezza accumulata, potesse servire a rendere migliori le condizioni di vita dei suoi concittadini. La regista sceglie di raccontare la storia di questa donna tramite la voce di un altro personaggio: Maria, una cameriera dedita al giardinaggio e alle dipendenze della Duchessa. Non è mai esistita ma proprio per questo è la narratrice ideale capace di trasportare con la suggestione del racconto una storia ricca di fascino quanto se vogliamo crudele per gli accadimenti. Un ritorno al passato affinché la Storia non si possa dimenticare e cadere nell’oblio. La voce, l’interpretazione, la sua stessa figura in scena porta il nome di un’attrice di rango come Annapaola Bardeloni. A lei la Sicignano assegna un compito molto impegnativo: rievocare per quadri scenici (la semplicità dell’allestimento scenografico  è un valore aggiunto per dare forza ad un teatro di narrazione efficace come questo);  in cui dare corpo alla figura della Duchessa che appare come un’ombra sullo sfondo, sfuggente, misteriosa, malinconica e triste.

 

Maria racconta la vita di un’altra Maria divenuta famosa alla corte reale degli Orléans. La regista spiega che la protagonista dello spettacolo è «l’unica invenzione poetica (…) e non si muova mai dalla casa natia, non viaggia, a differenza della sua omonima, non ha blasone, non ha figli, ha il dovere di rispettare poche regole: non forzare la natura, ma assecondarla. È un po’ strega e un po’ saggia medichessa, comprende e non giudica; è zoppa come un demone, ma colma di immaginazione e d’amore. È una Parca (ciascuna delle tre divinità greco – romane, Cloto, Lachesi, Atropo, che presiedevano al destino degli uomini, filando e tagliando il filo della vita. Fonte – Garzantilinguistica.it -, ndr) che tesse il racconto e lo passa a chi ascolta con la necessità di narrare, forse per l’ultima volta, la storia del suo alter ego». Scelta che risulta vincente proprio là, dove appare come un’alter ego, una sorta di sdoppiamento, la figura della nobildonna: non è solo storiografia documentata attraverso la narrazione, quanto, invece, una testimonianza incarnata nella figura della domestica, senza essere lei ma è come se ci fosse dentro rispecchiata. Vista con i suoi occhi della narratrice tramanda a noi una parabola esistenziale che racchiude un mondo ormai distante.

E non di secondaria importanza che la messa in scena avvenga nel Teatro di Villa Duchessa di Galliera (fondato dalla nonna Anna Pieri) e frequentato da Maria Brignole Sale, il teatro più antico della Liguria. Sembra tutto uguale come allora (ma il merito della sua riapertura è del Teatro Cargo) e Annapaola Bardeloni sembra trasfigurarsi nel personaggio che si eleva a memoria storica, a finzione teatrale astraendosi fino a creare atmosfere sognate, viste come in un quadro d’epoca. La sua immedesimazione le consente di trasmettere nel pubblico una palpabile emozione come dimostrano gli spettatori al termine, soffermandosi nel conoscere la storia. Anzi la Storia.

Visto al Teatro di Villa Duchessa di Galliera (Genova) il 27 maggio 2017

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