recensioni — 09/12/2017 13:15

Pirandello coniugato tra profondità e leggerezza

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PADOVA – Hinkfuss, un regista sperimentale e megalomane, dalle capacità inadeguate alle proprie ambizioni, vuol mettere in scena uno spettacolo obbligando i suoi attori di improvvisare la parte. Quello che mette a loro disposizione è un canovaccio ricavato da un breve racconto di gelosia siciliana: si tratta di una novella di Pirandello, Leonora, addio! Dalla ribellione degli attori e dalle proteste del pubblico, fittizio, che rendono effervescente il tessuto drammaturgico della commedia, nasce l’opportunità di una riflessione sull’arte del teatro, sul rapporto tra attori e regista, tra regista e autore, e tra attori e pubblico in un caleidoscopio di sottili sfaccettature cui si affianca un secondo nucleo semantico: quello di un microcosmo familiare torbido e conflittuale. Così si articola uno dei testi più stimolanti di Pirandello, Questa sera si recita a soggetto, scritto dall’autore nell’inverno 1928/1929 durante il suo esilio volontario a Berlino, dopo lo scioglimento della Compagnia del Teatro d’Arte, da lui fondata, diretta e finanziata. È il dramma conclusivo della trilogia del “teatro nel teatro”, iniziata con il clamoroso successo di Sei personaggi in cerca d’autore del 1921 e proseguita con Ciascuno a suo modo del 1924.

foto di Tommaso Le Pera

Un testo geniale, non agevole da portare sulla scena per la complessità delle tematiche e per il rischio, sempre in agguato nella scrittura pirandelliana, di un eccesso di intellettualismo. Riesce nella difficile operazione di coniugare profondità, leggerezza e anche divertimento Marco Bernardi, regista di una produzione del teatro Stabile di Bolzano. Dirigendo i suoi attori storici, Patrizia Milani e Carlo Simoni (perfetti nella parte rispettivamente della Generalessa e del di lei marito, Sampognetta), affiancati da un folto gruppo di attori (Emanuele Cerra, Karoline Comarella, Corrado d’Elia, Alessio Dalla Costa, Andrea Deanesi, Stefano Detassis,  Sabrina Fraternali, Jacopo Giacomoni, Paolo Grossi, Sebastiano Kiniger, Alessandra Limetti, Marta Marchi, Max Meraner, Antonella Miglioretto, Giampiero Rappa, Giovanna Rossi, Irene Villa, Riccardo Zini) Bernardi offre un saggio di buon teatro, quello che non ha bisogno di stravolgere un testo per farne uno spettacolo interessante. Operando alcuni tagli, mirati, per sfoltire il turgore cerebralistico, il regista per il resto segue fedelmente la partitura pirandelliana (anche nell’ambientazione temporale indicata dai bei costumi di Roberto Banci) e ne seconda l’alternanza di analisi artistica, umorismo e drammaticità. Efficaci si rivelano le soluzioni scenografiche ideate da Gisbert Jaekel, che scandisce lo spazio scenico creando con pochi segni ambienti diversi – grazie anche alle luci di Massimo Polo – fino ad arrivare a un vuoto finale, nel quale si consuma il dramma della gelosia. Il tormentato rapporto che lega Rico Verri alla moglie Mommina (interpretati con toccante realismo da Corrado D’Elia e Irene Villa) si gioca su uno sfondo nero, opprimente e desolato e imprime al testo una decisa, lacerante virata verso il tragico epilogo.

 

foto di Tommaso Le Pera

 

Visto al Teatro Verdi di Padova il  1 Dicembre 2017

 

In replica a al Teatro della Corte di Genova fino al 10 dicembre e al Teatro Sociale di Brescia dal 14 al 17 dicembre

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