recensioni — 09/12/2016 20:08

ALFA: quando il maschio non ritrova più la sua identità

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VORNO (Lucca) –  Uno spettacolo spiazzante dentro una cornice tradizionale affidata a parola musica canto e danza, una performance complessa che affronta e si interroga su un tema spinoso e quanto mai attuale: il Gender. E lo fa da un punto di vista maschile, quello del cosiddetto maschio Alfa, il dominante, il capobranco secondo la definizione dei primatologi riferito alle scimmie ma che per traslazione è usato anche per nominare una categoria del maschio del genere umano. ALFA è una produzione di Aldes, la Compagnia diretta da Roberto Castello che ha sede presso lo spazio SPAM, vicino a Lucca con il sostegno dell’Associazione dello Scompiglio, diretta dalla performer Cecilia Bertoni che sempre nel Comune di Capannori, dispone di uno straordinario complesso sede di installazioni concerti laboratori mostre e residenze. In questi mesi ospita Assemblaggi provvisori, una programmazione tutta dedicata appunto alla questione di genere. Districarsi in una materia densa, doverla trasformare in forme riconoscibili e compiute in una forma artistica, richiede un bilancino di precisione. La questione del Gender appassiona e divide fin dagli anni Novanta sul piano di studi sociologici, ma tuttora infiamma i sostenitori dell’una e dell’altra fazione: da un lato coloro che sostengono essere l’identità femminile e quella maschile prodotto della Natura, con tutte le implicazioni sociali e culturali che ne conseguono e la Chiesa che vede nella Teoria il demonio che distrugge le basi della Sacra Famiglia; dall’altra i sostenitori della differenza di genere che nasce sul terreno della Cultura e dei condizionamenti sociali, entro i quali cresciamo e ci formiamo per entrare nel mondo adulto. Roberto Castello non prende posizione, si defila anche dalle diatribe attualissime sul tema legate al mondo gay e lgtb: pensiamo al fenomeno delle Sentinelle in piedi, mentre si ritaglia un focus altrettanto incandescente, quello del maschio ALFA appunto, e lo fa insieme al suo alter ego in scena Mariano Nieddu e alle coriste attrici performer rumoriste Alessandra Moretti, Ilenia Romano e Francesca Zaccaria.

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La scena è costellata da monoliti su cui sono tracciati graffiti da periferie urbane o porte interne di toilette di terz’ordine con riferimenti sessuali espliciti, un demi monde che in parte contestualizza e contiene ciò che andremo a vedere. Le azioni sceniche si susseguono a mosaico come siparietti: nello spazio in contemporanea i cinque performer si avvalgono di microfoni e fanno ampio uso di oggetti sonori che accompagnano i monologhi e i gramelot affidati a Castello, al suo alter ego maschio Alfa che di sé fa narrazione, e alle tre ragazze che in vesti di groupier attrici amanti mogli vestali, fanno da controcanto alla affabulazione del capobranco. Ma non c’è solo parola o suono in questa intricata elaborazione performativa: ci sono i corpi e le voci delle donne e del doppio-Alfa che scandiscono con danze tribali e suoni gutturali, privi di contenuti ma ricchi di vibrazioni semantiche che giocano su molteplici piani linguistici. Fra verbale e non verbale in ALFA assistiamo a un buon contemperamento dei codici, operazione molto ardimentosa ancora suscettibile di lima.

La parte più propriamente verbale è affidata a considerazioni fra il biografismo del maschio ALFA- l’educazione ricevuta dalle madri zie sorelle e il suo pseudo delirio di Potere sulle femmine. In quanto alle femmine anch’esse riproducono i clichè del femminile più trito: oggetto sessuale in funzione testosteronica del desiderio che si autoalimenta negli occhi dell’Altro, il tutto a sua volta in funzione di riproduzione e trasmissione dei geni (Natura). Tuttavia questo maschio ALFA in versione Roberto Castello trasmette anche un forte segnale di smarrimento e frustrazione come se indossasse la maschera del falso sé, insomma è un maschio in crisi di identità, che simula, che veste i panni di una identità fittizia costruita su paradigmi imposti che non risuonano, maschio vincente sì ma sofferente, imprigionato dai dettami socio culturali della società occidentale che lo vogliono produttivo e riproduttivo (Cultura?).

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La corda della maschera del personaggio viene tirata fino a trasformarlo in figura grottesca, caricaturale tanto che Castello resta in bilico come sospeso sul filo di lana di questo doppio messaggio: ci faccio o ci sono? non dando risposte, sospendendo il giudizio tuttavia lasciando la netta sensazione che a questo scimmione antropizzato Dominus gli sia un po’ scappata di mano il controllo della situazione scivolando nel paradosso, nella parodia di se stesso e nel ridicolo. E’ questa l’autoironia sottile spiazzante a segnare la cifra stilistica che percorre l’apparente rapsodica non linearietà di ALFA.

ALFA- appunti sulla questione maschile- Prima nazionale, di e con Roberto Castello. Con Alessandra Moretti, Mariano Nieddu, Ilenia Romano e Francesca Zaccaria
Visto a Vorno (Lucca), Tenuta dello Scompiglio, il 4 dicembre 2016

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