RUMOR(S)CENA – VENEZIA – Per Sir Wayne Mac Gregor, direttore del settore Danza della Biennale di Venezia in programma dal 17 luglio al 1° agosto, “Time Does Not Exist” ovvero “Il Tempo non esiste”.
Questo il titolo dato al Festival della Biennale Danza che quest’anno festeggerà il suo ventesimo compleanno. Come spiega lo stesso coreografo nonché direttore artistico dell’importante evento, che il tempo non esiste gli artisti della danza lo hanno sempre saputo perché, attraverso le loro creazioni, hanno esplorato e descritto molteplici linee temporali, prospettive e realtà .Invece di considerare il tempo come lineare, ovvero una sequenza di eventi passati, presenti e futuri, questo può essere visto come non lineare e dunque passato e presente si intrecciano e gli eventi esistono in uno stato di probabilità piuttosto che in sequenze fisse.
Per questo motivo la Biennale Danza 2026 intende esplorare il tempo, o meglio un tempo che non esiste, incoraggiando il pubblico a riflettere e a percepire il proprio legame con la vita. Per Wayne Mac Gregor la Biennale Danza dovrà diventare ancora, per i prossimi vent’anni, luogo di incontro e comunità, uno spazio a favore di una “ecologia della danza e dell’arte”, un rifugio dell’immaginario e del possibile.

La Biennale Danza 2026 alzerà il sipario con lo straordinario Bangarra Dance Theatre (Leone d’oro alla carriera e prima europea), compagnia australiana di teatro di danza delle Prime Nazioni, che promuove e celebra le culture aborigene e delle isole dello Stretto di Torres attraverso straordinarie creazioni artistiche. InTerrain, coreografato da Frances Rings Bangarra presenta un’esplorazione mozzafiato del deserto Kati Thanda – Lake Eyre del Nord dell’Australia Meridionale. Evocando il potere del corpo e della terra che convergono per portare lo spirito nel luogo, sentiamo i legami ancestrali che uniscono le persone al Paese.

Il Leone d’argento, l’artista sudafricana Mamela Nyamza, presenta invece The Herd/Less (una co-commissione e prima europea di Biennale Danza) abbracciando il doppio significato della parola “gregge”: un gruppo di persone o animali che vivono, mangiano e interagiscono in un ambiente armonioso; ma anche un collettivo di esseri (animali e umani) controllati attraverso strumenti culturali o fisici come gruppo piuttosto che come individui.
Il celebre coreografo e innovatore del movimento Emanuel Gat presenta la sua nuova opera Five Days in the Sun alla Biennale Danza 2026. Composto da cinque quadri coreografici, ciascuno ispirato ai cinque movimenti della Quinta Sinfonia di Mahler, apre cinque portali coreografici in un profondo viaggio emotivo e strutturale attraverso l’esperienza umana.
Altro evento da non perdere è la presentazione in prima mondiale di When, If Not Now? (WINN Dance Company), una nuova compagnia di danza di artisti di livello mondiale che hanno 40 anni inclusa la danzatrice superstar Diana Vishneva. WINN Dance Company mira a trasformare la percezione dell’invecchiamento nella performance di danza, sfidando i limiti imposti dagli standard del settore e dimostrando che arte, passione e talento nella danza non hanno una data di scadenza.

Altra importante prima mondiale e co-commissione della Biennale, sarà la presenza del i leggendario coreografo John Neumier si unisce a Imre+Marne van Opstal e a Roma de Jesus in Scirocco, un progetto composto di due capitoli: Death in Venice e Bridge of Sighs.
Tra gli altri artisti ospiti si vedrà Adam Linder, un artista pionieristico e interdisciplinare che sviluppa una pratica con un vocabolario di danza studiato accuratamente per esplorare come la coreografia si relazioni al desiderio, al valore, alla tecnologia e alla psiche collettiva. Nel suo ultimo lavoro per ilDanish Dance Theatre, Drip Tekhne,immagina come l’evoluzione plasmi i nostri corpi trasformandoli in strumenti per la danza.
Ci sarà anche la danzatrice e coreografa franco-malgascia Soa Ratsifandrihana la quale andrà alla ricerca di un vocabolario tra corpi e storia per capire cosa li leghi e cosa li distingua. In Fampitaha, fampita, fampitàna, che significa paragone, trasmissione e rivalità in malgascio, quattro corpi, incluso il chitarrista Joël Rabesolo, si sfidano, si scelgono a vicenda e si purificano dagli strati di violenza che li costituiscono.
Molto interessante sarà il lavoro proposto da due artiste multidisciplinari provenienti da paesi molto diversi, con una storia di animosità reciproca, che hanno iniziato la loro collaborazione interrogandosi sul perché della guerra. Eiko Otake, cresciuta nel Giappone del dopoguerra, vive a New York dal 1976, e Wen Hui, cresciuta in Cina durante la Rivoluzione Culturale, ora vive a Francoforte, in Germania. Quale urgenza le ha fatte incontrare? Quali lezioni condivideranno con la Biennale Danza?
Concepito, coreografato e interpretato daWen Hui e Eiko Otake, What Is War esplora le relazioni personali, culturali e nazionali con la guerra portate alla luce dalle storie represse di cui raramente si parla apertamente tra genitori, nonni, famiglie, amici e tra noi stessi.
Il celebre lavoro da solista dell’enigmatica coreografa Molissa Fenley, State of Darkness, troverà una nuova vita a Venezia, eseguito da un’acclamata danzatrice della nuova generazione, la potente statunitense Cassandra Trenary. Originariamente commissionato dall’American Dance Festival nel 1988, State of Darkness sfida il cacofonico Le Sacre du Printemps (La sagra della primavera) di Stravinskij con un’intensa esecuzione solista di 35 minuti, caratterizzata da fervore implacabile, precisione tecnica e impavido abbandono.
I coreografi Omar Rajeh e Mia Habis inviteranno vari artisti di diversi retroterra culturali e artistici a unirsi a loro in un processo creativo collettivo. L’obiettivo è creare una serata di performance interattiva che apra la possibilità di condividere lo spazio con il pubblico. Dance People sarà un evento artistico festoso e gioioso che critica le strutture di potere e la supremazia.
Il lavoro innovativo della coreografa, regista e cineasta Elle Sofe Sara attingerà fortemente dalla cultura Sami, cultura indigena delle zone settentrionali delle nazioni oggi conosciute come Svezia, Norvegia e Finlandia; e dall’oblast di Murmansk in Russia. In una sorprendente collaborazione con il Norwegian National Ballet e la coreografa Hlín Hjálmarsdóttir, con la musica di Valgeir Sigurðsson, Láhppon/Lost è una narrazione fisica della ribellione di Kautokeino del 1852, una delle più violente nella storia sámica, un punto di svolta dopo anni di conflitti tra i sami e le autorità danesi-norvegesi.
Saranno ospiti anche l’artista e coreografo italiano Andrea Salutri, con Invisible, e il coreografo e danzatore neozelandese Oli Mathiesen, con Just Between Me and Jesus. Sono loro i vincitori del bando nazionale e internazionale dedicato alle nuove coreografie, selezionati tra un numero impressionante di candidature: 700 domande tra artisti e compagnie.
Non poteva mancare Biennale Collage. Ancora una volta, 16 giovani danzatori provenienti da tutto il mondo e due giovani coreografi saranno in residenza alla Biennale Danza 2026, partecipando a classi, workshop, lavori di repertorio e, soprattutto, creando nuove opere. Avendo l’obiettivo di presentare i più grandi artisti di danza viventi al mondo a Biennale College, Mac Gregor dice di essere molto soddifatto che i partecipanti possano lavorare quest’anno con due delle più importanti innovatrici della danza del XX e XXI secolo, ovvero Molissa Fenley e Maxine Doyle. Molissa Fenley è una delle figure più influenti e iconiche della danza postmoderna, ha fondato Molissa Fenley and Company nel 1977 e da allora ha creato più di 85 lavori nel corso di una brillante carriera che ancora continua. Maxine Doyle è una coreografa e regista indipendente.
Per festeggiare 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea e i 28 anni dall’inizio ufficiale del programma della Biennale Danza, si terrà una mostra storica, realizzata in collaborazione con l’Archivio Storico della Biennale – ASAC, che metterà in luce e renderà omaggio i risultati raggiunti dal festival nel corso degli anni. Attraverso film, fotografie, testi, documenti, oggetti, conferenze e incontri dal vivo, questa mostra approfondirà il vasto archivio della Biennale Danza.





