Danza — 09/04/2018 23:54

“Un corpo a corpo” feroce tra i fratelli Caino e Abele

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CATANIA – Non una semplice costruzione formale ma una ricerca di saggezza: lo abbiamo scritto molte altre volte, in relazione alle coreografie di Roberto Zappalà, e anche per la sua nuova creazione, forse, occorre ripetere la stessa formula per rispettare e descrivere il lavoro di questo artista. Con l’intento di esaminarlo in profondità, senza usare un solo aggettivo in più, di quanto la serietà di questa ricerca non giustifichi. È su questo piano di moralità e conoscenza che l’arte di Zappalà arriva persino a sfidare il pubblico: non ti racconta una storia, ma la storia, e se c’è la lascia in fondo e ne usa solo alcuni brevi segmenti e su questi riflette. “Corpo a corpo. Prima meditazione su Caino e Abele” è la sua nuova coreografia che ha debuttato nello spazio scenico di Scenario Pubblico a Catania. Protagonisti i danzatori Gaetano Montecasino e Fernando Roland Ferrer. Le musiche scelte per costruire la tessitura emotiva del lavoro sono di Nick Cave e di Johannes Brahms.

 

 

Il senso complessivo di questo lavoro è rivelato al pubblico immediatamente e non soltanto dal titolo, bensì dalla mimesi di un incontro di boxe (in scena Salvatore Cavallaro e Giuseppe Recupero), ovvero da uno dei precipitati simbolici della violenza fratricida più solidi, vivi e operativi nella cultura occidentale. Ed è cosi che viene usato nello spettacolo: non un archetipo arcaico e silente di ciò che avverrà dopo di esso, ma un simbolo vivo, un’immagine che continua a comunicare violenza senza interlocuzioni che sappiano controbattere, eccepire, indurre ragione. Un’immagine paradigmatica e per quanto feroce, identitaria, un’immagine viva, ipnotica, capace di muovere emozioni e, soprattutto, capace di pretendere e ottenere adesioni e fedeltà. I due interpreti non sono più soltanto Caino e Abele, il buono e il cattivo, il carnefice e la vittima, ma due fratelli che si affrontano, diventano animali accecati dall’odio reciproco, due belve che grugniscono e abbaiano, due uomini che lottano corpo a corpo, che si scambiano i ruoli e si mangiano il cuore.

 

 

E la danza? Non obbedisce a questo paradigma violento: lo critica radicalmente, ne resta fuori, lo destruttura rifiutandone la semplificazione bugiarda, lo costringe a scegliere, a pensare e a pensarsi in quanto tali; la danza trasforma in abbraccio lo scontro furibondo, in disciplinata ragione l’emozione distruttiva, in logos e dialogos ciò che era solo lotta e impeto guerriero. Si ritorna così al punto di partenza: Zappalà, e con lui gli straordinari interpreti delle sue creazioni, senza iattanza o indugio in significati ed emozioni a buon mercato, concede un senso ulteriore al suo lavoro, ovvero la ricerca della saggezza tramite la bellezza e tramite l’intensità innamorata e intelligente del nostro sguardo sul mondo. Non è affatto poco.

Visto a Scenario Pubblico di Catania il 14 marzo 2018

Da un’idea di Nello Calabrò e Roberto Zappalà, coreografia, regia, costumi, luci di Roberto Zappalà; musiche di Johannes Brahms, e di Nick Cave; danzatori Gaetano Montecasino, Fernando Roldan Ferrer; realizzazione costumi e assistente Debora Privitera. Con Salvatore Cavallaro e Giuseppe Recupero. Dal progetto Liederduett (due episodi su Caino e Abele) Liederduett è una co-produzione Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza-Centro di Produzione della Danza e Bolzano Danza/Tanz Bozen, in collaborazione con KORZO (Den Haag, NL) e MilanOltre Festival. Crediti fotografici: Serena Nicoletti.

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