recensioni — 08/03/2018 09:19

Un “Amore” che nasce e muore per parlare anche di…….

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PRATO – Trattare il tema dell’ Amore e della Morte (ci ha provato Giacomo Leopardi con molte sue poesie in particolare quella che ha questo titolo), è quanto di più complesso e quindi potenzialmente a rischio del banale si possa concepire, rispetto ad un impulso di scrittura che si trasformi in poesia o narrazione e quindi anche in drammaturgia per la scena. In questo lavoro della Compagnia Scimone/Sframeli, Premio Ubu 2016 come migliore novità italiana per progetto drammaturgico e allestimento scenico, la risultante è un delicato affresco minimalista che ben rappresenta una operosa ventennale cooperazione artistica di teatro innovativo della compagnia messinese. Ciò che più colpisce durante la visione del lavoro, è la marcata connivenza con l’attualità e la distopia di cui si fa voce nel copione, dove si delineano quattro personaggi o meglio due coppie, donna e uomo anziani, insomma vecchi a fine vita, lui non in salute, lei che l’accudisce, nella sua ingessata specialità femminile di madre-moglie fra infermiera e badante. Dall’altra una coppia per antifrasi, uomo-uomo in stato professionale che irrompono in scena a sirene spiegate perché uomini in divisa: il comandante e il vigile del fuoco, dove l’uno è deposto dentro un carrello di supermercato, spinto dall’ altro; due uomini in azione che salvano le vite degli altri, utilizzando il contenitore in ferro per la spesa (sic!).

A poco a poco si rivela nei diversi quadri il paradosso nel paradosso, segnato dalla scrittura per la scena, fissa, di Lino Fiorito: tutta l’azione si svolge in un cimitero. Per epifania e velocemente, ma coi tempi giusti del teatro, ci troviamo infatti a osservare ed auscultare, due storie allo specchio, due storie di coppie che si auto-narrano su letti-tombe (un tema crepuscolare se non dannunziano ma che ricorda per associazione il Dylan Thomas di Sotto la foresta di latte). Due intrecci descritti con penna niente affatto irriverente anzi quasi dolente, rispetto a tematiche così attuali. Pensiamo per esempio al testamento di coppie etero non sposate ufficialmente, il non riconoscimento di coppie omosessuali (dalla lunga relazione) che si devono nascondere alla cosiddetta buona società, e magari fino alla morte-specie se in divisa (questione adesso superata, forse, ma da pochi mesi con la legge Cirinnà). I dialoghi non dialoghi- quasi monologhi per un solo attore- l’altro della coppia, avviene su letti a due piazze di due coppie così apparentemente diverse nella convenzione sociale, che poi si fa bara e sembrano giungere da conversazioni tra veglia e il sonno prima di dormire.

Tra echi di ricordi, memorie, traslazioni di senso, battute che ripetono l’ultima parola; o il senso medianico che sempre riguarda e contestualizza il discorso interno fra le coppie. Peccato che questi lacerti, di comunicazione umana intima, trattino di ciò che si è dissolto o sta per dissolversi: la vita terrena. Insomma un corto circuito di segni che porta e sposta il pubblico dentro uno stato d’animo insieme di inclusione catartica e stordimento. Per vasi comunicanti di percezione, scatta il meccanismo della riflessione su un altro tema politico di enorme impatto sociale. La pratica intesa come Cultura- ed in questo spettacolo figura la poetica, della buona morte, che ancora in questo Paese, dilaniato da ben altre barbarie, si sta sempre più imbevendo di pratiche mortifere di odio sociale, dove gli uni contro gli altri, armati sono i singoli individui, anche dentro le famiglie (vedi femminicidi), non c’è. Molto interessante questa scrittura, oltre la scena. Dove il letto coniugale o due paralleli ma non opposti si trasformano in bare. Di grande effetto.

AMORE di Spiro Scimone

regia Francesco Sframeli

con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale e Giulia Weber

scene Lino Fiorito

disegno luci Beatrice Ficalbi

produzione Compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Theatre garonne Toulouse

Visto a Prato, Teatro Fabbricone , il 12 Novembre 2017

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