recensioni — 06/12/2017 19:14

Leonardo da Vinci e le verità nascoste

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PONTEDERA (Pisa) – Da un testo di sottile maestria drammaturgica, ricco di invenzioni immaginifiche, surreali a tratti oniriche, nasce questo nuovo lavoro per le scene di Michele Santeramo: Leonardo da Vinci- L’Opera nascosta. Davvero sorprende piacevolmente e ci trascina con una affabulazione pacata e tuttavia funambolica per la fantasia straripante, le dinamiche ricchissime di metafore, di rimandi su rimandi, di associazioni mentali ardite e spiazzanti come sa ideare solo chi ha un autentico talento letterario, oltre che un solido e consistente bagaglio culturale che scandaglia diverse discipline, in grado di contemplare letture che vanno dalla filosofia alla fisica. Il pre-testo è quello in filigrana della interpretazione e spunto di quadri e di elementi biografici essenziali del genio di Leonardo da Vinci. E fin qui la prima micro-traccia affabulatoria, apparirebbe quasi banale. L’invenzione drammaturgica passa poi da un altro topos letterario: un dialogo immaginario fra l’Autore Santeramo Leonardo, e la sua alter ego, un doppio in chiave femminile, col suo sorriso immanente e metafisico: La Gioconda. E anche qui il rischio della vertigine invischiante e debordante che avviluppa figure storiche reali e allegoriche: Leonardo e la sua tutta ipotetica relazione inventata con donna Gioconda (che qui risuona gli stilemi di una Monna Lisa-con petrarchesca Madonna Laura e con richiami a Vermeer e la “sua” Ragazza con l’orecchino di perla), poteva scontrarsi con un solenne tonfo nella temperie del confronto con icone consegnate alla letteratura mondiale di tutti i tempi e di interdisciplinarietà saccheggianti con quelli che Jung definirebbe archetipi universali. Non si può raccontare cosa accade in scena in questo nuovo lavoro di Santeramo, dove tutto a lui è ascritto-testo, regia e interpretazione, perché apparentemente nulla accade, tranne la felice collaborazione con la disegnatrice e video maker, l’ottima Cristina Gardumi, che interagisce in scrittura visuale.

foto di Erica Artei

Ciò che possiamo dire è che questo lavoro non è inscrivibile nella categoria teatrale del Teatro di Parola né del Teatro di Narrazione. C’è sì un flusso di parole, che però vivono di piena autonomia, perfettamente organizzate, pensate ab ovo dentro e per uno spazio scenico ben restituite e che non ricordano affatto scrittori e/o giornalisti che in questi ultimi anni calcano piazze teatrali a raccontar se stessi. Perché in questo testo di Santeramo, dietro, c’è una testualità pienamente consapevole, che è scritta per consegnare ad uno spazio teatrale e non di nicchia, uno spazio per e di molti spettatori di teatro. Il gioco metaforico su Verità/menzogna, Arte/scienza, Arte/vita, è da Santeramo tutto giocato dentro una drammaturgia che risolve e rilancia temi di contemporaneità diffusa dove la filosofia, la religione (quella buddista, che è il pensiero più in corda col testo), l’arte, si stanno interrogando e forse, riconfigurando sul proprio meta-discorso interno ed esterno, in un momento di crisi della Cultura e del ruolo del pensiero contemporaneo rispetto emergenze che si sono fatte globali: una fra queste le nuove guerre, quella che Papa Francesco chiama la Nuova terza guerra mondiale, la guerra difffusa del Terzo Millennio. Ma che già lo erano fin dal Secolo breve e fin dai tempi di Leonardo, evidentemente, che per campare era stato costretto a forgiare armi da guerra per il suo committente, come si narra in questa drammaturgia autorale.

foto di Erica Artei

Interrogativi questi, che sono sempre ferite aperte per una umanità affacciata a continue sfide di sopravvivenza, anche etiche sì, ma a volte solo e semplicemente tentativi di organizzazione dell’esistenza. Leonardo- Santeramo – solo in scena, seduto davanti uno scrittoio, con dietro a sé i quadri-immagini in amplificazione multimediale come era già stato con La prossima stagione con la regia di Roberto Bacci ( in collaborazione video di Cristina Gardumi) e dopo Il Nullafacente commissionato dallo stesso Bacci a Santeramo e andato inscena lo scorso anno, parte proprio dall’interrogarsi sulla morte, sulla vita e sulla guerra: La morte fa schifo– è un tormentone testuale che ci accompagna nella narrazione dell’Io-Santeramo in affabulazione con l’altro da sé-Leonardo in affermazione della Vita, dell’Eros. E qui si rintracciano letture fresche sul tema del Tempo, il Tempo pensato da Carlo Rovelli fisico, autore di La realtà non è come appare e Sette brevi lezioni di fisica, teorico del concetto di Tempo termico: la vita è Calore. Ai confini fra Scienza quantistica e buddismo. Un lavoro che Santeramo sta ripetendo in collaborazione con Roberto Bacci dopo La prossima stagione e Alla luce.

Leonardo da Vinci- L’opera nascosta

di Michele Santeramo

con Michele Santeramo

immagini Cristina Gardumi

luci Fabio Giommarelli

regia Michele Santeramo

produzione Teatro della Toscana- Teatro Nazionale

Prima nazionale

Visto a Pontedera, Teatro Era, il 1 dicembre 2017

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