recensioni — 06/08/2019 10:07

Orizzonti Verticali: generazioni a confronto

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RUMOR(S)CENA – ORIZZONTI VERTICALI – SAN GIMIGNANO – Siena – Settima edizione del festival Orizzonti Verticali. Connessioni creative tra passato e futuro, diretto da Tuccio Guicciardini e Patrizia de Bari nello splendore della città di San Gimignano Un programma ricco di proposte con “una mutevole e caotica contemporaneità che ci regalerà diversi spunti di riflessione e di visioni sul mondo e della giusta collocazione dell’uomo nella moltitudine”. Teatro, danza, performance, incontri tra pubblico artisti e critici, che vale e conferma la proposta dell’offerta creativa e ricettiva di Orizzonti Verticali. San Gimignano, città cardine fra Firenze e Siena per la bellezza paesaggistica apprezzata da inglesi, tedeschi e americani, dove nel Chianti Shire hanno trovato seconda cittadinanza, è quanto di più valorizzato a livello culturale ed artistico. Fondato nel 2013 da Roberto Guicciardini è curato dalla Compagnia Giardino Chiuso e dalla Fondazione Fabbrica Europa (per il quarto anno consecutivo), che ha avuto in cantiere a Firenze progetti e compagnie internazionali presso lo spazio della Leopolda.

 

L’imputato non è colpevole

 

Un programma con alcune prime regionali ideato dentro uno spazio straordinario: le Torri della città che gode di uno spazio ideale per performance estive. Era sufficiente alzare lo sguardo per trovare i nessi fra quello che da spettatori itineranti si poteva vivere nelle piazze, in presa diretta con le Compagnie in azione performativa, o semplicemente di coordinamento organizzativo, nelle viuzze medievali, nei bistrot, nelle dimore storiche che sanno di storia della Toscana, dalla più aristocratica e insieme verace, in cui si respira fra passato e presente un’aria da flusso di coscienza tra medioevo e Rinascimento italiano.

 

Juliette on the road

Ricco il parterre della danza con Roberto Doveri e il Nuovo Balletto di Toscana in Animanimale. Ma anche Teatro d’autore con Luca Scarlini in La penna e la spada e con Teatro Koreja in La Ragione del Terrore di Michele Santeramo per la regia di Salvatore Tramacere, con Michele Cipriani e Maria Rosaria Ponzetta. Silvia Battaglia/Bianca teatro in anteprima nazionale con Ballata per Minotauro. Danza d’autrice con la straordinaria Francesca Zaccaria ( è in quota artisti di ALDES di Roberto Castello, già vista in primo step a Porcari a Lucca nello spazio SPAM) con Carnet erotico. Un lavoro che avrà sviluppi significativi nella ricerca della danzatrice, una summa di tecnica e immaginario femminile transnazionale con sguardo privilegiato da artista, coreografa e intellettuale sul pensiero orientale buddista.
La Compagnia Giardino Chiuso, già fondatrice del Festival, ha presentato in anteprima nazionale dentro il Palazzo della Propositura, L’imputato non è colpevole, con la regia di Tuccio Guicciardini. Liberamente ispirato agli atti del processo Talaat Pascià, il lavoro presenta uno studio minimalista in solo parlato, sul processo a carico di un giovane la cui storia personale e famigliare è apparentemente inattuale. Talaat Pascia, dopo una strage degli Armeni avvenuta nel 1921 (in Italia a Livorno nasceva il Partito Comunista ad opera di Antonio Gramsci), è il ministro turco. Il giovane studente chiamato dalla sua cella in giudizio è un assassino comune o politico? La sua intera famiglia, secondo dichiarazioni rilasciate al Giudice, dalla madre alla sorella e fratelli, è stata sterminata. Ha visto violenze, stupri. Lui è il solo testimone. Cerca vendetta? Sarà dichiarato non colpevole? Molto bravi, in assenza di scenografia, dove il pubblico era schierato sulle quattro pareti della sala del Palazzo della Propositura, i due protagonisti Sebastiano Geronimo e Bob Marchese (nel ruolo del Giudice) schierati l’uno di fronte all’altro.

L’imputato non è colpevole

 

Un lavoro che avrà sicuramente grandi possibilità di sviluppo. La tematica è quella dei genocidi sul popolo curdo. Solo curdo? Uscendo con un nodo in gola su una Piazza Duomo dalla fenomenale bellezza (per citare Gianna Nannini che è di quelle parti), tante emozioni e riflessioni sulla Storia. Quella che si ripete. Lo spettacolo itinerante Juliette on the road liberamente tratto da Romeo e Giulietta di Cie Twain Phisical Dance Theatre con regia, testi e drammaturgia di Loredana Parrella e Aleksandros Memetaj. Una bella performance fra Piazza Duomo, Piazza delle Erbe e la Rocca di Montestaffoli con azioni e testi (non comprensibili per un pubblico in cerca di comprensione dei vari materiali malgrado l’amplificazione acustica) ma poi, forse in pieno choc da bellezza che nemmeno il francese Marie-Henri Beyle vedi Stendhal, proviamo a chiederci: chi è questa Giulietta? Questa adolescente che scappa, da chi?, da cosa? Tante corde intrecciate come materiali di lavoro fra Lei e i suoi alter ego. Legami nella sua vita di corsa, on the road, come i poeti americani anni Settanta. Forse dentro una morsa di controfigure maschili e femminili in azione che si ritroveranno assieme a lei, on the road, appunto, in uno spazio, quello in alto, su vista alle tante torri abbattute, secoli fa, sulla rocca di San Gimignano. Uno spazio un po’ giardino dei Ciliegi, un po’ Orto degli Olivi, quello del tradimento a Cristo.

Visto a San Gimignano ( Siena) il 6 Luglio 2019

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