recensioni — 06/05/2019 10:20

Bianca: se una donna può rinascere senza parole

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RUMOR(S)CENA – BIANCA – CIVILLERI LO SICCO – CATANIA –Bianca” è uno spettacolo interessante, la sua sostanza è densa, discreta, contratta. L’ultima creazione della compagnia “Civilleri – Lo Sicco” è andata in scena a Catania nel contesto della rassegna “Altre scene”, organizzata dal Centro Zo in collaborazione con la rete di drammaturgia contemporanea “Latitudini”. Un allestimento senza parole, ideato e diretto da Sabino Civilleri e da Manuela Lo Sicco che interpreta il ruolo di Bianca e con lei recitano anche Simona Malato e Filippo Farina: ambedue dotati di belle personalità attoriali rigorosamente al servizio del concept dello spettacolo. La prima osservazione utile è quella nel rilevare come alcuni stilemi tipici della lingua teatrale di Civilleri e Lo Sicco: l’andatura nervosa fatta di passettini che si susseguono senza alcuna regolarità; la fila rigorosa delle sedie che però si apre e si va rimodulando nel corso dello spettacolo, siano presenti come motori interni, attivi e capaci di generare altri discorsi teatrali. Una donna (probabilmente alla fine di una importante storia d’amore) nel corso di una sola e lunga notte fa i conti con se stessa, con i fantasmi che abitano i suoi cassetti e la condizionano con la sua storia personale (la bambina, la figlia adorata, la donna innamorata che era stata, la madre che è).

foto di Sabino Civilleri

Si deve confrontare con la sua solitudine inaccessibile, come una torre e con un futuro vuoto, che gli si prospetta: occorre allora scendere dalla propria “prigione” di dolore e solitudine, togliersi tutte le maschere, condannare duramente e condannarsi senza sconti, perdonare e perdonarsi. “Ferire e incassare”, andare via e lasciare andare, perdersi definitivamente e ritrovarsi ancora una volta a sorridere, magari con la gioia del naufrago che si gira a guardare il mare. Non ci sono parole in Bianca e non è possibile definirlo uno spettacolo di danza ma il suo movimento interno parla con chiarezza, la sua drammaturgia è determinata dal movimento degli attori, dai loro corpi che intrecciano relazioni fantasmatiche eppure totalmente reali. Dal ritmo che lo connota, dalla luce che dilata o restringe il senso di ogni singolo elemento, dalle musiche di sapore jazzistico che sembrano scavate (è il segno forte della musica di Gebbia) nelle viscere della vita e che danno spessore al tutto e sostanza densa ma anche discreta, dunque: perché i singoli elementi sono profondamente amalgamati in un percorso poetico che segue ritmo e rapporti di connotatività che moltiplicano i significati. Non solo perché sembra rifiutare radicalmente qualsiasi facile allettamento rivolto al pubblico, ma perché discrezione è anche intelligenza critica della scena, capacità di leggere dentro e di andare a fondo. Rivela sostanza quasi contratta ma questa caratteristica alla fine contiene anche un difetto: la genericità silenziosa del personaggio di Bianca rende debole la sua possibilità di comunicare, un simbolo senza parole, laddove invece una parola “detta”, anche sotto forma di canto, di poesia, urlo, forse avrebbe sporcato l’esatta finitezza di questo lavoro, ma gli avrebbe dato un senso chiaro e quindi aperto, criticabile e forse più fecondo.

Bianca

Ideazione, regia e produzione di Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco. Con: Manuela Lo Sicco, Filippo Farina, Simona Malato. Scenografia di Cesare Inzerillo. Musiche di Gianni Gebbia e Giovanni Verga. Crediti fotografici di Sabino Civilleri.

Visto il 19 aprile al Centro Zo di Catania

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