Recensioni — 06/03/2023 at 09:30

Una Penelope a misura di donna nello spettacolo degli Eccentrici Dadarò

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RUMOR(S)CENA – MILANO – L’assunto dichiarato dello spettacolo L’appuntamento – a tu per tu con Penelope è quello di smontare l’archetipo che ci ha consegnato l’Odissea, di una Penelope “donna saggia, astuta e paziente”, esplorando la psicologia del personaggio nelle sue fragilità e nei suoi caratteri femminili, di cui Omero non ha tenuto conto. Alla Penelope che ci restituisce Rossella Rapisarda (anche autrice a quattro mani con Fabrizio Visconti) quel ruolo non va proprio bene; non le interessa l’immortalità immutabile cui l’ha consegnata; e dichiara provocatoriamente:

crediti Leonardo Rinella

“Meglio chiusa tra le braccia del mio uomo, che tra le pagine di un libro!”.

Sfogliando il poema Penelope prova gelosia per Nausica “dalle bianche braccia, bella come un alto fusto di palma…”; per la dea Calipso; per Circe “dai riccioli belli…”. Si sente invecchiata, forse non più così attraente come allora, quando Ulisse aveva comunque scelto la guerra rispetto a una tranquilla vita coniugale, da trascorrere insieme. Su questo tema il testo offre parole che, in bocca a Rossella, un’attrice che, pur avendo conservato un aspetto seducente e accattivante, ha ormai raggiunto un’età matura, acquistano un commovente accento di verità, e parlano a tutti noi, anche fuori dal loro contesto:

“Mi sarebbe anche piaciuto vedere come cambiavamo, a poco a poco… vedere le orme dei nostri passi sulla sabbia; passi sempre più corti…”. “Insomma volevo dire… sarebbe stato bello invecchiare insieme… mica è la stessa cosa svegliarsi ogni giorno la mattina insieme e guardarti in faccia…Sì, sei un po’ stropicciato, non sei al meglio di te; però, così, dopo vent’anni, è diverso…”.

crediti foto Leonardo Rinella

Ma la ricchezza di stimoli che offre il testo non esaurisce i pregi dello spettacolo, che nasce dal felice, affiatato contributo di quattro artisti: oltre ai già citati Rossella e Fabrizio (responsabile anche della regia e del progetto luci), Marco Muzzolon, creatore della scenografia, e Marco Pagani, autore delle musiche originali che, alternate al rumore delle onde, forniscono un coerente e fascinoso sottofondo sonoro alle parole e all’articolato disegno delle luci. Alla tradizionale tela, tessuta di giorno e disfatta di notte, Muzzolon ha sostituito un immenso gomitolo, appeso in alto, dal quale si snoda un grosso canapo che, tenuto in mano da Penelope, si confonde con i lunghi capelli – ormai bianchi – di lei, e sembra intessere anche la gigantesca crinolina, immobile come uno scoglio, dalla quale emerge Rossella, come la Winnie di Giorni felici, imprigionata nella sabbia

crediti di Leonardo Rinella

Intanto l’immenso gomitolo, grazie a un sapiente gioco di luci, diviene una imponente luna piena, cui Penelope si rivolge – mutuando anche l’apostrofe leopardiana del Canto notturno – per confidarle la sua tristezza. Ma fra i nodi del canapo che avvolge la crinolina, come relitti portati dalle onde e incagliati sulla spiaggia, si sono incastrate delle bottiglie con messaggi destinati a Penelope – altre, ancora fluttuanti, assieme a fogli sparsi, ingombrano l’intera scena, che suggerisce una superficie marina.

Penelope le raccoglie, e ne legge alcuni: uno è di Giulietta:

“Cara Penelope, perché non abbiamo saputo ascoltare quella tua voce lontana? Oh Romeo, Romeo, perché non abbiamo saputo aspettare? …mica vent’anni, a noi era chiesto solo un giorno, forse un attimo… e invece ci siamo persi… un istante prima della felicità…”

Un secondo messaggio proviene invece da una maestra di scuola elementare nostra contemporanea, e racconta di una tenera storia d’amore mai espressa, fra lei e un bidello, una vicenda che tuttavia, dopo una lunga attesa, sembra essersi conclusa felicemente,. L’ultimo messaggio è una lettera di Ulisse, forse anch’essa affidata al mare in una bottiglia, letta fuori scena dalla voce dell’attore Saverio Marconi, che propone una sua filosofia di vita; un’alternativa terza rispetto alla frenesia del fare, ovvero all’ansia dell’attesa, e che risponde implicitamente alle domande, anche angosciose, che Penelope ha posto a sé, alla luna e a noi:

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“Guardo e basta.

Il mare e l’orizzonte,

L’orizzonte vuoto.

Sono fermo.

Muoversi, spostarsi, produrre una quantità di gesti.

Ecco quello che crea l’inutilità della vita.

Vent’anni…

E oggi sono perso, tutto qua.

Prego ogni notte che soffi il vento e che ti porti qua

Che non so più nemmeno dove…

Tutto deve nascere dal vento.”

E fin dall’inizio, emergono nel messaggio sentimenti di affetto e di nostalgia, che sembrano completare la storia che Omero non si è preoccupato di concludere (e non come l’avrebbe integrata Dante, a modo suo, circa duemila anni dopo):

“Penelope mia, ci sei ancora? Ancora aspetti? Sei ancora mia?”

(…) e più avanti:

“Mi smarrisco tra ricordi e desideri

Continuo a guardare

A cercare in mezzo al mare

Una luce che sia casa.

Un faro, una fine, un senso.”

E con una dissolvenza sfuma nel buio il gesto di Penelope, mentre tende amorevolmente le braccia al suo invisibile Nessuno. Così si chiude uno spettacolo che ha saputo fondere, nella magia del teatro, parola, immagine e suono.

      Visto alla Cavallerizza di Milano il 21 febbraio 2023

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