recensioni — 05/07/2016 22:41

Un Poeta e un Maestro: quali risposte?

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MODENA – E chi ci salverà? La poesia? Forse la magia? Al Drama Teatro  è andata in scena lo spettacolo La Vecchia. Lo chiamano Maestro. Fa un giro di tarocchi per una bottiglia di vino, o anche niente. Il suo mestiere è un altro. Ma sa come si fa a far uscire il male dal corpo (e pestarlo a terra come uno scarrafone). E soprattutto, sa dove sta la verità, dunque c’è chi va da lui per fare domande: “Maestro quali sono le ragioni… le ragioni di questo dolore…” Scontato che ci sia qualcuno al mondo che conosce la risposta. La produzione di Drama Teatro vista  al Festival “Città e città”  è una commedia audace, per attori in ascolto che fa ridere e pensare, in equilibrio tra ironia e malinconia, tra leggerezza e profondità. Seduti a un tavolino di un laboratorio due uomini  tentano di costruire qualcosa con una sega, chiodi e  martello e colla: sono il Maestro e il Poeta. “Tè che fai nella vita?” “Il poeta”. “Annamo bene…se riparavi biciclette soffrivi de meno”. “La cenere del cuore si espande…” dice il Poeta. E le carte che dicono? Niente di buono. Nessun segno, nessuna speranza. Dal mazzo esce una porta chiusa, un’altra porta che si apre sul buio, una carta tutta nera. Forse un sogno, una panchina, un cane, ma attenzione, non è un cane ma un lupo che ti può azzannare (mentre dormi).

Foto di Mauro Terzi

Foto di Mauro Terzi

La storia ce la raccontano due bravi interpreti: Stefano Vercelli e Marco Manchisi capaci di stemperare il malessere d’esistenza con accenti romaneschi (il primo) e partenopei (il secondo), alternando con sapienza per il pubblico spunti di autentica poesia, botte allo stomaco e risate di gusto. Non è un caso che lo spettacolo parli con le parole di Rimbaud e di Gioachino Belli (c’è chi consiglia di leggere Rimbaud per comprendere il Belli),  un paradosso certo, ma capace di scuotere dall’inerzia delle solite interpretazioni e in grado di vedere il genio del secondo. La drammaturgia e la regia sono di Rita Frongia che dirige in scena gli attori tra luce e buio, in una ripetitività di giorni a cui se ne aggiungono altri che non portano sorprese, se non le stesse identiche domande. Eppure tra i due è il Poeta, il più inquieto, che tenta slanci di felicità regalando al Maestro mortadella e i pasticcini di Mariuccia; portandosi appresso una radio sotto il braccio (una musica dai toni alti e bassi e bassissimi, come il suo animo),e dispensa consigli al telefono su come cuocere un perfetto uovo sodo. Allora, la verità dove sta? E quanto può contenere il nostro cuore? “Pensiamo di avere un cuore grande ma basta una manciata di coriandoli e non entra più niente”, dice il Maestro. Esilarante il tentativo del Poeta di farsi sentire dal mago/artigiano gridando un saluto solo nel momento in cui il trapano è in funzione, per zittirsi del silenzio. Ci sarà un momento giusto per fare domande? Poi dal mazzo esce la Signora dalle lunghe mani che toccano e trasformano: La Vecchia. Chissà magari è questo il momento buono. “Aho, che botta de culo!”.

foto di Mauro Terzi

foto di Mauro Terzi

 

Visto al Festival “Città e Città” di Drama Teatro a Modena il 9 giugno 2016

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