Danza — 05/02/2019 09:30

Vivere, bruciare, amare. Il successo dello spettacolo di Roberto Castello e Aldes a Catania

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RUMOR(S)CENA – ALDES – CATANIA – Ci sono spettacoli perfettamente formalizzati ma non chiusi: non raccontano una storia definita, non l’attraversano, non la riflettono, piuttosto attirano lo spettatore in un campo più o meno ampio di sensi, di simboli, di significazioni e lì lo lasciano a smarrirsi, a interrogarsi, a ritrovarsi. Un campo, si badi bene, ben pensato e perfettamente costruito e delimitato dal magistero artistico dell’autore o – come in questo caso – dell’ensemble. È quanto vien fatto di pensare in relazione a In girum imus nocte et consumimur igni, il misterioso spettacolo di danza di Roberto Castello e della sua Compagnia Aldes, che si è visto a Scenario Pubblico a Catania. Si tratta di un lavoro del 2015 ma ancora vivo, vibrante, potente, straordinariamente capace di parlarci. In scena a danzare ci sono Mariano Nieddu, Stefano Questorio, Giselda Ranieri, Ilenia Romano. Le luci, i costumi e la musica soprattutto minimalista, ossessiva, fondamentale nella concezione di questo lavoro, sono di Roberto Castello. Circolare nella sua apparente immobilità, ipnotico nel ritmico dispiegarsi dei quadri viventi, dei movimenti, delle cellule coreografiche e del tappeto sonoro. È evidente che va in questa direzione anche la scelta del titolo (quel palindromo misterioso e antichissimo che sembra alludere, forse iniziaticamente, alla caducità della vita come ad uno stabile e circolare susseguirsi di bagliori che si consumano bruciando nel breve volgere di una notte).

foto di Cristiana Rubbio

E ancora, si tratta di uno spettacolo “numinoso”, come direbbero gli antropologi: “numinoso” perché, negli infinitesimali spazi vuoti, bui e/o silenziosi che le cellule ritmiche e coreografiche implicano nel loro avvicendarsi, s’inseriscono come divinità bizzarre e sotterrane, necessari frammenti di senso e umanità che poi si rivelano per illuminazioni e rendono intellegibile la creazione per la scena. Indirizzano, suggeriscono legami segreti, parentele artistiche più o meno scoperte (esperienze internazionali di danza contemporanea e di teatro, la pittura dei fiamminghi, il cinema in bianco e nero, il graphic novel), rendono evidente l’assoluta mancanza di senso in cui si trova ad essere tragicamente gettata l’umanità. L’impossibilità oggettiva della speranza nella storia dell’uomo, la necessità di una dimensione minimale e fuggevole della gioia, l’impossibilità del cambiamento se non come fragile illusione necessaria prima del prossimo naufragio.

 

foto di Alessandro Colazzo

 

Visto a Scenario Pubblico Catania il 19 gennaio 2019

 

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