recensioni — 05/02/2018 21:43

“Se ci sarebbe più amore”: la storia di Geppetto e Geppetto

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PRATO – Geppetto e Geppetto racconta una storia d’amore. La storia in questione passa attraverso tutte le generazioni e non ha una durata. Forse è l’unica storia d’amore, quella tra genitori e figli, che nonostante tutti i se e i ma che stanno nel mezzo, può avere la presunzione di non finire mai.  Geppetto e Geppetto tira in ballo l’omogenitorialità, ovvero il desiderio di due persone dello stesso sesso di diventare genitori, senza essere a tutti i costi un manifesto sociale di questo tema, ma mettendo in luce attraverso un’ironia equilibrata le opinioni di favorevoli e di contrari e lasciando che gli spettatori, se non ce l’hanno, di riuscire a costruirsi una personale opinione al riguardo.

Alessia Bellotto Paolo Li Volsi Tindaro Granata foto di Andrea Macchia

Lo spettacolo scritto e diretto da Tindaro Granata e vincitore del Premio Ubu nel 2016 per miglior progetto o novità drammaturgica, arriva dopo altri due spettacoli, Antropolaroid ed Invidiatemi come io ho invidiato voi, entrambi incentrati sulla tematica della famiglia. Se Antropolaroid è il romanzo familiare dei Granata con al centro una famiglia siciliana tradizionale attraverso la quale emergono anche le credenze e le superstizioni del luogo e del tempo , Geppetto e Geppetto riesce ad andare oltre rispetto alla connotazione locale ed alla necessità autobiografica, pur mantenendo la struttura drammaturgica in cui gli attori sono spesso anche narratori e il passato ed il presente si sovrappongono, in modo tale che la storia proceda attraverso i ricordi della memoria.

Antropolaroid, il romanzo familiare dei Granata 

 

Rispetto ad Antropolaroid, questo spettacolo è una storia inventata, ma non per questo meno realistica. Al centro abbiamo due uomini, Toni e Luca, che stanno insieme da anni. La coppia capisce che per essere davvero felici hanno bisogno di un figlio. Dunque, non c’è altro da fare se non chiedere aiuto alla scienza per oltrepassare i limiti della natura e comportarsi come due moderni Geppetto, catapultati direttamente nella contemporaneità dalla favola di Carlo Collodi. Toni e Luca volano in Canada e ricorrono alla pratica dell’”utero in affitto”, per poi tornare in Italia con il figlio Matteo che cresce circondato dall’amore dei suoi due padri, scontrandosi però con i pregiudizi dei compagni di scuola e con la disaffezione della nonna, la madre di Toni che non ha mai approvato il progetto del figlio e del suo compagno.

 

Angelo Di Genio e Tindaro Granata foto Andrea Macchia

La scena è allestita in maniera essenziale e familiare, un tavolo che assume diverse funzionalità in base ai cartelli che sono attaccati, per cui a volte è agenzia, a volte cucina e a volte scuola, ed un water (il gabinetto della casa) dove i personaggi si trovano spesso a riflettere sulle decisioni che sia bene o no prendere. Al lato stanno seduti gli attori che osservano e di volta in volta prendono parte alla scena. Tutti sono vestiti di nero e riconoscibili soltanto dal nome scritto sulla maglietta in stampatello. Anche il linguaggio è informale e colloquiale, tanto che si ride soprattutto all’inizio nelle scene ironiche dell’intervista doppia recitata prevalentemente in dialetto siciliano e si piange dalla metà dello spettacolo in poi, quando l’omogenitorialità deve fare i conti con la morte del padre biologico, con tutte le conseguenze, anche sul piano legale, che ne derivano.

Nella seconda parte lo spettacolo si trasforma e quella che era stata una famiglia felice, diventa, dopo la morte di Toni, un dualismo tra essere genitore non biologico ed essere figlio non riconoscibile. Se fino a quel momento aver avuto due padri era stata una cosa normale; sapere di avere perso l’unico genitore biologico, diventa per Matteo la consapevolezza di non essere figlio di nessuno. La sua sofferenza repressa si manifesta con rabbia nei confronti di Luca, che non viene più chiamato padre, e nei confronti degli amici Lucia e Walter, anche loro in rapporto conflittuale con la propria famiglia. Attraverso questo testo, Tindaro Granata indaga il duplice ruolo dell’essere genitore e dell’essere figlio e di come questi ruoli tendano a replicarsi, sempre uguali a se stessi a prescindere dalla famiglia di riferimento.

 

Angelo Di Genio foto Andrea Macchia

Matteo quindi abbandona Luca per orgoglio e perché non lo considera il suo vero padre, solo perché non è stato lui a metterlo al mondo. Luca dal canto suo afferma che per essere genitori non importa avere messo al mondo qualcuno, ma averlo amato e cresciuto. “Se ci sarebbe più amore”, dice infatti il personaggio di Tindaro Granata in un italiano un po’ incerto ma sincero, nella speranza che l’amore torni davvero a fare parte della sua famiglia. Lo ripeterà anche Matteo nel finale, molto commovente, dando la speranza che quell’amore tra un genitore ed un figlio sia l’unico destinato a continuare.

 

Visto al teatro Magnolfi di Prato il 12 gennaio 2018.

Geppetto e Geppetto

scritto e diretto da Tindaro Granata
con Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli
regista assistente Francesca Porrini
allestimento Margherita Baldoni
luci e suoni Cristiano Cramerotti
movimenti di scena Micaela Sapienza
coproduzione Teatro Stabile di Genova, Festival delle Colline Torinesi, Proxima Res
si ringrazia la Rassegna Garofano Verde – XXII edizione Roma

– Premio UBU 2016 – Miglior progetto o novità drammaturgica
– Premio Hystrio Twister 2017
– Premio Nazionale Franco Enriquez 2017 – Città di Sirolo XIII ed. – Teatro Contemporaneo, sezione autori, registi, attori
– Angelo Di Genio ha vinto il Premio ANCT 2016 per l’interpretazione del figlio Matteo

 

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