recensioni — 03/04/2019 11:08

“La veglia”: un “Piero Angelo” ci salverà. Forse.

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RUMOR(S)CENA – LA VEGLIA – CATANIA – “La veglia” su testo e regia di Rosario Palazzolo, con l’interpretazione di Filippo Luna, è uno spettacolo importante e potente i cui due maggiori ingredienti, ovvero la costruzione drammaturgica di Palazzolo (linguaggio, intreccio, regia) e la resa attorale di Filippo Luna, sono entrambi notevoli. Proposto allo spazio Zo, nel contesto della rassegna “Altre scene” creato dalla rete siciliana di drammaturgia contemporanea “Latitudini”. La lingua anzitutto: rutilante, stratificata, consapevole e agita con piena intelligenza, parola per parola, sintagma per sintagma, comica nel senso migliore del termine e cioè capace di ribaltare la percezione stessa della realtà. Una lingua di ascendenze aristocratiche e insieme popolarissima, straniata, immaginifica, saporita eppure estranea a ogni “sicilianoide” furbizia editoriale, capace di allargare a dismisura ferite e lacerazioni della realtà, di penetrarvi e di esprimerle con geometrica esattezza. L’attore protagonista è generoso, non sbaglia un colpo e fa centro in ogni parola, gesto, sintagma. Una veglia funebre paradossale e grottesca, una madre che veglia il corpo della figlia, partorita, amata, perduta, finita ostaggio di chi la vorrebbe fare santa (il suo nome è Samantha). Una veglia dopo molti anni di silenzio impotente, che si trasmuta in trasmissione televisiva dove la comunicazione viene re-impastata nel siciliano povero e degradato di quartieri, di centri commerciali e neo-massaie che vivono con la televisione sempre accesa. Miti, linguaggio, ritmo pathos e movenze ne fanno una veglia – talk show con la pretesa di inglobare gli spettatori nella messinscena come un educato pubblico.

 

foto di Gandolfo Schimmenti

Certo, la riflessione, anche estetica, creativa, sull’incidenza della cultura televisiva nella società contemporanea è un tema inflazionato dal teatro contemporaneo in decine di spettacoli, logoro, persino vecchio, ma il regista mette in campo tutta la sua torbida poesia e la sua straordinaria potenza espressiva per attraversarlo e, soprattutto, per svelarne la presenza nella società nella nuova e reale dimensione di sottocultura, di arretratezza espressiva, di ideologia semplificatoria e bugiarda, di pornografia rassicurante, di schianto della speranza di un qualunque progresso umano, non più di dominante main stream. Questa è la novità più rilevante che rappresenta una significazione da considerare quando si assiste alla tragedia di Carmela quando invoca dal suo “Piero Angelo” una prospettiva salvezza e umanità che non esiste più nemmeno nei programmi del piccolo schermo. Complessivamente un ottimo lavoro, ma forse lo spettacolo andrebbe un po’ asciugato, eliminando qualche ridondanza e rendendolo più chiaro nelle motivazioni di senso e nei legami con gli altri spettacoli della trilogia.

 

 

foto di Gandolfo Schimmenti

 

Testo e regia di Rosario Palazzolo, con Filippo Luna, scene di Luca Mannino, luci di Alice Colla, musiche e effetti sonori di Francesco Di Fiore. Produzione Teatro Biondo Palermo.

Visto allo Spazio Zo il 22 marzo 2019 a Catania.

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