recensioni — 02/04/2017 15:46

Patrizia Milani: i tanti volti di Clitennestra in una massa magmatica di sentimenti

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TORINO – Un drappo rosso dilaga sul palcoscenico come lava incandescente fuoriuscita da un cratere. Ai margini, stesa sulla piattaforma nera inclinata, una donna si desta scossa da un angoscioso interrogativo: «Sarà davvero così? Sarà come dice Alcina?» È Clitennestra, la sposa che ha assassinato il marito, Agamennone, reduce dalla guerra di Troia. I suoi timori riguardano l’arrivo inatteso di Oreste, il figlio che molti anni prima, ancora bambino, fuggendo dopo l’uccisione del padre, aveva giurato di tornare per compiere la dovuta vendetta, quella che definisce «una missione». A portare la notizia del ritorno del giovane è stata la fedele nutrice Alcina. Comincia così “Clitennestra deve morire”, lo spettacolo prodotto dalla Fondazione Teatro Piemonte Europa e diretto con mano sensibile da Emiliano Bronzino su una riscrittura del mito di Osvaldo Guerrieri, che nel suo testo convoglia molteplici rivoli della tradizione stratificatasi nel corso dei secoli su questa conturbante figura di donna. Sono numerosi i volti di Clitennestra, moglie uxoricida e fedifraga, amante dell’imbelle Egisto, madre amorevole e affranta di Ifigenia, assassina spietata di Cassandra, la sacerdotessa prigioniera di guerra, che Agamennone ha portato con sé da Troia come sua concubina.

 

 

Gisella Bein e Patrizia Milani

 

 

 

A partire da Omero nell’Odissea e poi dall’Orestea di Eschilo in avanti innumerevoli scrittori si sono cimentati con il suo ritratto faccettandolo come un diamante intagliato. Guerrieri legge il suo gesto di sangue come un’attestazione d’amore, una connotazione questa che ha un illustre precedente nella Clitennestra resa immortale da Marguerite Yourcenar in Fuochi. Per amore Clitennestra adolescente lasciò lo sposo per seguire Agamennone ad Argo e per amore l’ha ucciso al suo ritorno da Troia, per sconfiggere la sua palese indifferenza, presa da un groviglio di passioni e di impulsi inestricabili. A interpretare questa massa magmatica di sentimenti è chiamata Patrizia Milani, attrice intensa, ma sempre sobria nel restituire dolori e gioie dei personaggi portati in scena. Qui incarna una Clitennestra che riflette su se stessa senza indulgenza, lucida e spietata nel disegnare il suo rapporto con Agamennone e la sua sofferta parabola esistenziale segnata dalla barbara uccisione della figlia Ifigenia, sacrificata per consentire la spedizione dei Greci contro Troia. La affianca in questo percorso la nutrice (resa con persuasiva sollecitudine da Gisella Bein), con cui intreccia brevi dialoghi sufficienti tuttavia a illuminare due vite così diverse, ma insieme solidali. Esemplare a questo proposito è la scena del bagno, evocativa dell’antico delitto e al tempo stesso testimonianza dell’affetto che lega le due donne.

 

 

Giselle Bein e Patrizia Milani

Le suadenti note di Le mer di Charles Trenet, che affiorano a tratti sull’onda dei ricordi, si distorcono in suoni disarmonici rifrangendo il disagio interiore della protagonista. Ma nel finale, che si intuisce tragico, Clitennestra appare pacificata e pronta ad affrontare il destino di morte che l’attende per mano del figlio, consapevole com’è della propria colpa e desiderosa di mettere fine al suo tormento amoroso.

 

Clitennestra

regia Emiliano Bronzino

Fondazione Teatro Piemonte Europa

con Patrizia Milani e Gisella Bein

 

scene Francesco Fassone , costumi Augusta Tibaldeschi , luci Mauro Panizza.

Visto il 29 marzo e in scena fino al 2 aprile al Teatro Astra di Torino

 

 

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