recensioni — 02/03/2019 09:27

Sono “Chefs” capaci di cucinare risate per tutti i gusti. Gli Yllana dissacrano le star della cucina

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RUMORS(C)ENA – CHEFS – YLLANA – TEATRO DI RIFREDI- FIRENZE – Il cibo non conosce confini ma unisce le culture più diverse: a sostenerlo non lo pensano solo gli chef ma anche l’Unesco, che nel 2003 a Parigi, in occasione della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, dichiarò: «Il cibo come dialogo assume un ruolo di condivisione autentica e può contribuire a favorire l’integrazione culturale e sociale fra le persone di una comunità e il mondo. I sapori e le preparazioni agroalimentari locali, la cucina tipica dei territori, appartengono al patrimonio culturale immateriale». Il cibo può contribuire anche a evitare e sanare conflitti tra identità e popoli diversi? L’American Chef Corps ne è convinto tanto da formare una squadra di 90 chef professionisti al servizio del Dipartimento di Stato americano, con il compito di girare per il mondo e partecipare a scambi culturali dove il cibo e le tradizioni culinarie diventano strumenti per facilitare la conoscenza reciproca e l’integrazione tra culture diverse. Il sapere del cibo diventa così narrazione per diffondere un sapere e un rispetto per le tradizioni di ogni paese. Si presta bene anche ad essere rappresentato a teatro e da sempre è presente nella storia dello spettacolo : una consuetudine frequente era quella di allestire banchetti e ricevimenti durante le rappresentazioni teatrali fin dall’epoca romana in poi. Molte delle commedie di Eduardo De Filippo sono ambientate intorno alla preparazione in cucina di un pranzo e c’è una compagnia in Italia che del rapporto tra cibo e teatro ne ha fatto una ragione di vita professionale e non solo: il Teatro delle Ariette di Stefano Pasquini e Paola Berselli. Uno dei loro spettacoli più noti “Teatro da mangiare?” conta più di mille repliche ed a ogni recita accolgono gli spettatori intorno ad un tavolo. Viene servito loro del cibo preparato durante lo spettacolo.  Ma c’è chi sale sul palco e cerca di cucinare senza essere provetti chef: sono gli attori della Compagnia spagnola Yllana, protagonisti di una divertentissima e scoppiettante parodia di gag tra pentole e fornelli, cuochi maldestri, critici gastronomici derisi e stereotipi gastronomici.

Chefs Bardaji

“Chefs” è un piccolo capolavoro di teatro costruito con sapiente ironia e intelligenza nel far ridere aumentando le endorfine nel nostro corpo, ma  serve anche per riflettere su come il cibo possa diventare intrattenimento e spietata concorrenza tra stellati chef. La televisione si è impossessata della cucina e ha trasformato l’arte culinaria in estenuanti e spesso noiose gare ai fornelli tra aspiranti cuochi, chef blasonati intenti a costruirsi una carriera sul piccolo schermo come antipatici giudici.  Susanna Cortés (capace di interpretare il suo ruolo con doti di affabulatrice irresistibile), Antonio De La Fuente, César Maroto e Rubén Hernàndez sono bravi  nel far ridere di gusto per le loro rocambolesche rincorse nel confezionare golose specialità da servire a tavola. La comicità è schietta, diretta, semplice nel suo meccanismo, capace di arrivare al pubblico senza filtri e trucchi inutili. Tutto si basa sulla fisicità espressiva degli artisti dotati di un talento che va oltre al semplice saper recitare: c’è in loro l’antica maestria della commedia dell’arte, dei comici capaci di suscitare il riso con la mimica gestuale, lo sberleffo e una giusta dose di “cattiveria” che scende dal palcoscenico per far sobbalzare il pubblico a cui vengono lanciati piatti di spaghetti (finti) ma l’effetto è lo stess. Gli stessi protagonisti si divertono nel far divertire cogliendo tra gli spettatori il gradimento nel lasciarsi coinvolgere : sono comici come se ne vedevano un tempo prima che la televisione omologasse tutto in format dove il talento è stato sostituito dalla mediocrità.

Chefs Bardaji

Chefs si compone di una serie di scene a tema: la cucina stellata divenuta un incubo per molti ristoratori (il ricevere la stella Michelin o vedersela togliere è diventato  un vero e proprio incubo). La competitività tra cucine come quella francese e italiana spinta agli accessi, alimentata anche da una stampa  fanatica e partigiana, le mode gastronomiche della cucina fusion, destrutturata o molecolare che si rincorrono e snaturano il sano piacere di sedersi a tavola. Il rito della cucina giapponese diventa una gag irresistibile con il taglio del pesce crudo o il sommelier strampalato che descrive i sentori del vino. Gli Yllana si preparano sempre con molta concentrazione nell’affrontare i loro spettacoli e anche in questo caso è riconoscibile il loro stile sarcastico e grottesco ma sempre misurato  nel toccare argomenti che si prestano ad una lettura anche satirica. Scelgono un registro più fisico e non verbale ma questo rafforza quella giusta dose di satira che va a toccare un settore dell’economia mondiale per nulla facile da criticare. In una società votata all’edonismo alla ricerca esasperata di apparire più per esserci che per dimostrare di aver qualcosa da dire, questo spettacolo permette di riflettere con l’arma più potente che ha disposizione: la risata. Eduardo De Filippo scriveva che”il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita”. 

La Compagnia Yllana  è stata ospite  del Teatro di Rifredi  con “Splash” (2009 e 2012), “Zoo” (2011), “Muu! 2” (2014), “Far West” (2014), “The gagfather” (2016).

Chefs

con Susana Cortés, Antonio de la Fuente
César Maroto, Rubén Hernández
scenografia Anna Tusell, costumi Gabriela Salaverri
luci Diego Domínguez, Iván González, suono Iván González

 

Visto al Teatro di Rifredi Firenze

 

 

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