Culture, Interviste — 06/12/2012 22:38

La testimonianza di una concorrente al Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia Internazionale Dubbi e interrogativi sull’esito

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Federica Sustersic oltre che essere una giovane appassionata di teatro è anche autrice per il teatro. Di recente ha partecipato come finalista al Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia Internazionale. La sua testimonianza in merito quanto accaduto durante le fasi del concorso lascia alquanto perplessi sulla serietà dimostrata dagli organizzatori. Questa la testimonianza raccolta e vagliata.

 Che cosa è accaduto che l’ha cosi demoralizzata ?

«Ho deciso di partecipare al concorso ritenendolo un’ ottima iniziativa per dare visibilità ai giovani autori. La messa in scena promessa al vincitore, ma anche le stesse mises en éspace dei tre testi finalisti che avrebbero avuto varie tappe nazionali mi sembravano una buona occasione. A luglio di quest’anno mi è stato comunicato che il mio testo era fra i finalisti e che fra le tre compagnie incaricate di rappresentare le opere (compagnie rispettivamente di Asti, Benevento e Genova) era stata scelta per me la compagnia L’Arcoscenico di Asti.

Mi sono recata a Roma dove mi era stato chiesto di partecipare alla conferenza stampa al Teatro Vascello dove, secondo gli organizzatori, avrebbero partecipato anche personalità rilevanti del teatro. Ho verificato di persona che non c’era nessun relatore, nessun organizzatore salvo una collaboratrice del concorso spedita da Genova a placare gli animi. Oltre a me, solo le tre compagnie auto organizzatesi per partecipare all’evento, senza supporto da parte dell’organizzazione del premio. Dopo l’annullamento della conferenza (di cui nessuno mi aveva avvisato pur avendo i mezzi per contattarmi), sono stata informata che la prenotazione della sala del Teatro Vascello è stata disdetta e che le tre mises en éspace avrebbero avuto luogo in un piccolo locale sotterraneo. La giustificazione è stata che, siccome non era stata fatta alcuna pubblicità all’evento, il pubblico atteso era veramente esiguo»

 Gli spettacoli sono andati comunque in scena?

«Si e con grande professionalità da parte di tutte e tre le compagnie. C’era solo Manuela Kustermann, direttore del Vascello, che ha assistito a tutte le mises en éspace, unica rappresentante del mondo teatrale. Né quel giorno né i successivi ho ricevuto alcuna telefonata chiarificatrice, nessuna scusa per la ridicola organizzazione e la mancanza di rispetto nei confronti miei e delle tre compagnie. Concluse le tre esperienze nazionali, non restava altro se non la finale di Genova. Nessuna notizia riguardo al risultato delle votazioni, nessuna indicazione riguardo alla promessa ospitalità del Festival. Sabato 24 novembre mi è arrivata la conferma che la conferenza avrebbe avuto luogo. È stata la prima occasione di confronto interessante con alcuni membri della giuria e con l’altra autrice presente, Ilaria Nina Zedda. Il responsabile della mia compagnia Sergio Danzi, però, si è sentito giustamente di far presente, con sdegno e tristezza, la maniera in cui sono state trattate le compagnie e le autrici. La sensazione è stata che nessun membro della giuria sapesse a cosa si stava riferendo. Le tre mises en éspace previste per le 17. 30 sono state spostate alle 22, dopo lo spettacolo di Elisabetta Pozzi. Nessuno si è occupato di informare del cambio orario e le persone che all’ora indicata si sono presentate per assistere alla finale del premio Ipazia all’orario che era stato stabilito in precedenza».

Le altre compagnie come hanno reagito?

 «La rappresentazioni previste per quella sera erano due: Ilaria Nina Zedda è stata avvertita il giorno stesso che la compagnia di Benevento non ci sarebbe stata per rappresentare la sua opera. A seguito del trattamento indecoroso riservato alle compagnie, la mancanza di rispetto per il loro lavoro, gli attori avevano deciso di non partire. La mia stessa compagnia ha scelto di continuare il lavoro considerando la vicinanza della tappa finale, a proprie spese, e con l’entusiasmo che era svanito. Ad ogni modo, il pubblico e la giuria non avrebbero avuto modo di vedere rappresentato il testo della mia collega Ilaria. Alle 22 I due testi finalisti “rimasti” (così è stato detto) come se la sfida drammaturgica si fosse conclusa per l’autrice causa l’assenza della sua compagnia) sono stati rappresentati dinnanzi ad un esiguo pubblico. La mise en éspace curata dalla compagnia genovese sul testo di un’autrice romana non corrispondeva ai criteri stabiliti dal regolamento. Le indicazioni originarie erano di rappresentare sobriamente, dando la precedenza al testo trattandosi di un concorso drammaturgico. La messa in scena a tutti gli effetti sarebbe stata il premio per il vincitore. Rispetto alle rappresentazioni precedenti erano stati aggiunti vari audiovisivi, videogiornali di grande impatto. La scena era tutto meno che accennata e simbolica. Attenendosi alle esigenze originarie di privilegiare il testo, invece, la compagnia di Asti ha realizzato una mise en éspace.

Non hanno avuto luogo votazioni, i risultati precedenti non sono stati mai comunicati. Una strana sensazione di ineluttabile predeterminazione. La terza finalista, presente in fondo alla sala, non è stata nemmeno nominata. Vorrei però ringraziare gli attori della Compagnia di Asti L’Arcoscenico, Ileana Spalla, Sergio Danzi e tutti gli altri che sono stati per me un esempio di serietà e di umanità . Mi hanno fatto un regalo bellissimo nel rappresentare il mio testo, Tutto ciò che di bello ho imparato da questo concorso lo devo a loro. »

 Chi ha vinto?

 «Il mio testo è arrivato secondo, una parte del premio da consegnare originariamente al vincitore è stato ceduto a me. Ho vinto un viaggio. Ma il regolamento prevedeva un solo vincitore. È stato detto poi che se fosse stata presente ci sarebbe stato un premio anche per la terza autrice. Ma la terza era presente, seppur non nominata. E riferendosi alla compagnia genovese, hanno spiegato che sarebbe stata sostenuta nel proseguo dell’allestimento per le scena già iniziato. Mi chiedo perché già “iniziato”? Come era possibile se non si conosceva ancora il vincitore?

Al termine della premiazione, un membro della giuria mi ha riferito che sulla carta il mio testo sarebbe stato il vincitore, ma che nella rappresentazione è stato l’altro a rendere molto di più ad un esito scenico. Mi sono sentita umiliata, ma ho voluto portare a termine l’intero percorso. Temo di aver ricevuto una cupa lezione da tutto ciò. Ho sentito parlare di sostegno ai giovani drammaturghi. Il festival dell’Eccellenza stesso aveva grandi ospiti, grandi momenti. Perché il concorso di drammaturgia si è dovuto concludere così?».