Danza — 27/09/2018 08:44

Dimitris Papaioannou: Il Grande Domatore/The Great Tamer della scena contemporanea

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RUMOR(S)CENA – TORINODANZA FESTIVAL – TORINO –  Chi è Dimitris Papaioannou? Un pittore, un fumettista, un artista visivo, un regista, un performer, un coreografo, un set/lighting/costumes designer? Può concentrarsi in un unico soggetto tali e tante sfaccettate inclinazioni artistiche? E soprattutto è possibile riuscire a realizzarle a i massimi livelli professionali? The great Tamer (Il Grande Domatore), ne parrebbe proprio un esempio. L’ultima creazione firmata dall’artista greco, una pluri-coproduzione internazionale con a capo fila l’Onassis Cultural Centre di Atene, è stata presentata a Torinodanza 2018 presso le Fonderie Limone di Moncalieri. Tutto esaurito per le tre serate di programmazione. Giunto agli onori della fama internazionale allorquando gli fu affidata l’ideazione e realizzazione della Cerimonia di apertura e di chiusura dei Giochi Olimpici di Atene 2004, Papaioannou ha debuttato in Italia al Teatro Olimpico di Vicenza nel 2015 e fu subito stupore, e poi al Napoli Teatro Festival nel 2017. Oggi, con The Great Tamer, Papaioannou si conferma un grande pittore performativo, con la sua festa di immagini che hanno dello strepitoso per gli occhi.

Fin dal principio The Great Tamer pare un accurato studio sul corpo, prevalentemente maschile, esili quasi emaciati, dove pezzi di arti umani si muovono agilmente, indipendentemente se collegati tra loro, oppure si commistionano a formare strani esseri a tre busti e tre teste che camminano in maniera goffa ed estrema nonchalanche. Non vi è danza nell’accezione più comune del termine e neanche teatro-danza di bauschiana memoria, bensì una grande, enorme installazione vivente in continuo divenire e movimento, in incessante rapporto tra il suolo ed il sottosuolo: sapientemente agevolato dalla scenografia fatta di pannelli di legno leggero color ardesia, allestito ad onde.

 

The Great Tamer @Julian Mommert

 

The Great Thamer @ Julian Mommert performers E.Liatsos I.Michos E.Randou

Lo straordinario Danubio Blu di J.S. Strauss di kubrickiana memoria ne è il sottofondo musicale per tutta la durata, sapientemente allungato o rallentato, modulato dal drammatico al leggiadro. Da qui l’arrivo planato di due cosmonauti i quali con movenze al rallenty estraggono da un’improvviso buco lunare un giovane Cristo vestito se non appena da un velo sul pube: e poi abbracciato e cullato da un’astronauta Madonna che gli offre il proprio busto, una volta denudato, con estrema Pietà.

Protagonista “… l’interazione tra corpi umani – in quanto veicoli di percezioni – intesa come unità di misura dello spazio ed anche come un potente medium attraverso cui comprendere ciò che ci circonda, ovvero il mistero dell’esistenza” – spiega Papaioannou, mettendo in campo veramente di tutto. Da rappresentazioni di tele di famosi pittori come La danza di Matisse (i danzatori uniti per le mani in girotondo mentre si inabissano al suolo), a la Lezione di anatomia del dottor Tulp di Rembrandt, grottescamente rappresentata con estrazione di budella ed organi dal corpo del nudo danzatore, disteso su di un tavolo operatorio, che si trasforma in un’allegra tavolata di abbuffoni i quali si abbeverano del sangue del suo cuore appena estirpato e sgocciolante. Oppure il disegno de L’uomo vitruviano di Leonardo lasciato in bella vista in proscenio sulle pagine aperte di un enorme Libro del Sapere: quale più evidente omaggio alla celeberrima rappresentazione delle proporzioni ideali del corpo umano in stretta relazione con l’Universo e la Terra? Simboli, riferimenti, allegorie tra il serio ed il faceto a significare un Tutto che sta fra terra e cielo, dove il tempo, il grande domatore, agisce creando illusione mentre la caducità dell’esistenza umana ne è il leit motiv. Filo conduttore il mito di Persefone – esordisce il libretto di sala – figlia di Zeus e Demetra, costretta a vivere per l’etenità tra gli inferi e la luce. Ma se è vero che lo spettatore è provvisto di un corpo, oltre che di una mente e di una competenza culturale, e con esso fa esperienza dello spettacolo, cioè lo percepisce, lo vive, lo comprende, gli reagisce, Papaioannou quali principi ha messo in campo al fine di permettere questa attivazione percettiva, tra riferimenti alla mitologia greca, pittura, scultura del Rinascimento e pellicole cult?

The Great Tamer @Julian Mommert

Ha dell’interessante un questionario che è stato consegnato al pubblico e riferito ad un progetto di ricerca di Audience Engagement & Development (Coinvolgimento e Crescita del Pubblico) promosso dal Festival in collaborazione con l’Università di Torino. Tra le domande che più colpiscono: “Parliamo di emozioni. Quali reazioni ti ha provocato lo spettacolo e in che misura?” “Quanto hai compreso lo spettacolo?” “I materiali forniti dal Festival son stati utili alla comprensione dello spettacolo?” Ecco, appunto, le emozioni. In The great Tamer di Dimitris Papaioannous l’emozione non passa, non arriva, nulla ti coinvolge e sconquassa; il contesto è abbastanza freddo anche se con una certa personalizzazione, ma non si può affermare che tra ciò che avviene in scena e lo spettatore giunga quella freccia che veramente colpisce al cuore. L’ammirazione, forse, è ciò che si può dire suscitino tutte queste ardite opere d’arte realizzate dal vivo. Frecce vere, sì, in gran quantità vengono lanciate a pioggia per poi ricadere al suolo e dare l’illusione ottica di un campo di grano, forse ad indicare il cambio delle stagioni. Suggestioni. Un paio di calzature da uomo si trovano in proscenio mentre un danzatore, dopo aver fissato a lungo il pubblico mentre si accomodava in sala, le indossa e le toglie. Esse sono perfettamente radicate al terreno e quando vengono calzate, ed il danzatore corre via, le radici restano incollate alle suole.

 

The Great Tamer @Julian Mommert

Un Cristo morto che non ha pace nella sua urna e che qualcuno, ripetutamente, con un semplice ma efficace gioco di spostamento dell’aria, costringe a svelarsi. Un danzatore porta sulle spalle un mappamondo con una certa fatica. Un giovane Narciso si crogiola alla luce del suo specchio d’acqua. Una danzatrice muove strisciando il suo corpo fragilmente magro e nudo attraversando tutto il palcoscenico mentre un danzatore cerca di scavare il suo ventre con il proprio pugno. Due corpi nudi rotolano formando una commistione di forma e movimento perfetti. Uno scheletro appoggiato ad un piano inclinato e che a poco a poco scivola via, osso per osso, sgretolandosi. Ma nulla risulta terribile o macabro o assurdo. E’ bello da vedere, da ascoltare, da ammirare. E’ al limite. E’ esagerato. E’ un ibrido selvaggio tra sacro e profano. Diversi minuti di applausi lo hanno confermato. E tutti coloro che erano presenti, diversamente, hanno apprezzato. Ed i dieci danzatori, Dimitri Papaioannous in mezzo a loro, hanno ringraziato tenendosi per mano, in fila, inchinandosi ripetutamente a sincrono, alla maniera del grande maestro Lindsay Kemp che da poco ci ha lasciati: forse, anche questo, un omaggio.

Inside Dimitris Papaioannou @ Marilena Stafylidou

Da segnalare, inoltre, Inside, la video installazione ideata e diretta da Dimitris Papaioannou, visibile presso le Officine Grandi Ripazioni fino al 30 settembre. Una semplice serie di movimenti quotidiani ripetuti da trenta diversi attori, per sei ore consecutive. Inside è una vera e propria meditazione visiva in cui la carica emotiva che si crea quando avvertiamo la somiglianza di tutti gli esseri umani si unisce a una riflessione sulla forma stessa dell’opera d’arte, dove un singolo motivo può diventare una sorta di narrativa latente attraverso la sua ripetizione e moltiplicazione.

Visto alle Fonderie Limone di Moncalieri Festival TorinoDanza 2018

The great Tamer

ideazione, concezione visiva e direzione Dimitris Papaioannou

con Pavlina Andriopoulou, Costas Chrysafidis, Dimitris Kitsos, Ioannis Michos,

Ioanna Paraskevopoulou, Evangelia Ran Dou, Drossos Skotis, Christos Strinopoulos,

Yorgos Tsiantoulas, Alex Vangelis

set designer e collaborazione alla direzione artistica Tina Tzoka

collaborazione artistica per costumi Aggelos Mendis

collaborazione al disegno luci Evina Vassilakopoulou

corraborazione artistica per il suono Giwrgos Poulios

installazione disegno audio Kostas Michopoulos

musiche Johann Strauss II, An der schönen blauen Donau, Op. 314

adattamento musicale Stephanos Droussiotis

disegno sculture Nectarios Dionysatos

costumi e pittura oggetti di scena Maria Ilia

prodotto da Onassis Cultural Centre – Atene – Grecia

coprodotto da Culturescapes Greece 2017 – Svizzera, Dansens Hus Sweden – Svezia, Edm productions, Festival d’Avignon – Francia, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro

Festival Italia, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg – Lussemburgo, National Performing Arts Center-National Theater & Concert hall | Npac -Ntch – Taiwan, Seoul Performing Arts Festival | Spaf – Corea, Théâtre de la Ville – Paris / La Villette – Paris – Francia

produttore esecutivo 2works con il supporto di Alpha Bank and Megaron – The Athens Concert Hall

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