recensioni — 27/06/2017 20:10

Dora in avanti dopo aver visto “Dora in avanti”

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VILLA S. GIOVANNI (Reggio Calabria)(Dora) nome comune di persona, femminile singolare (Dò -ra) in poi, in avanti, a partire da questo momento. “Dora in avanti” non è solo uno spettacolo teatrale ma è anche un salto nella vita da cui trovare una via d’uscita, una soluzione sia anche patafisica. Ma che cos’è la patafisica? L’autore del testo presente alla prima spiega che “la patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie in cui non valgono le regole ma solo le eccezioni”. Una risposta che contiene una bella verità con cui trarre in inganno il pubblico. Sì, perché “Dora in avanti” non è solo un monologo di donna. È anche un testo di uomo e non solo il classico personaggio femminile logorroico e disperato ma è un’entità alla ricerca di se stessa. I suoi capelli raccolti all’indietro e il suo andare sempre “in avanti!” – seguendo le parole del padre – in un background inizialmente domestico definiscono la figura di un essere umano in trappola. La mimica spontanea e le sfumature tonali dell’attrice danno vita a un personaggio sadico e spettrale. L’atmosfera è relegata ad una cerchia ristretta di spettatori con cui Dora interagisce durante lo spettacolo. Le luci segnano il confine tra una scena e l’altra, illuminando il suo volto risoluto, forte e divertente.

 

Dora è una scopritrice di sé e nasconditrice degli altri. Tutto ciò che le appartiene è nascosto dentro un baùle (a destra del palco) da cui Dora tira fuori i ricordi piacevoli che la commuovono. Tutto ciò che non le appartiene, invece, è celato (a sinistra del palco) da due sagome metalliche difformi che riflettono sul fondale bianco una figura che la spaventa: suo padre. È un’altalena, al centro della scena, che si spinge in avanti. Va avanti e indietro, mentre il pubblico partecipa alla sua vita piangendo. Non è felice, ha un problema con il passato e un conto in sospeso con il futuro. Sa bene che “l’unica via d’uscita è dentro”. Perché Dora è questo presente che ci fa parlare, ridere, piangere, pensare, amare, sbagliare. Quando le luci si spengono sull’ultimo intervallo, anche fuori è buio, l’attrice continua a condurre la scena parlando del suo fondo schiena.  Cerca un finale diverso, mentre il pubblico timidamente prova a nascondere le lacrime dai riflettori ormai accesi in sala. Lo spettacolo è finito anche se la durata è sembrata interminabile. Si parla ancora della soluzione patafisica di Dora e di quanto questa logica sia comune ad ognuno di noi. “Chi sono? Io… chi sono? Chi mai potrebbe interpretarmi? Chi, a parte io stessa, ripeterebbe il succedersi di me in ogni singolo dettaglio della mia vita?”

 


Dora in avanti (o della cerchiatura del quadrato)
testo di Domneico (Domenico) Loddo
regia di Christian Maria Parisi
con Silvana Luppino
luci Guillermo Laurin
scene Valentina Sofi
foto Pietro Morello
produzione Teatro Primo

Visto al Teatro Primo di Villa San Giovanni il 24 giugno 2017 e in replica  fino al 28 giugno

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