recensioni — 26/09/2017 20:45

“Conversazioni” tra musica e parole. Una Trilogia degli Elementi raffinata

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VICENZA – Marianne Pousseur scioglie in musica le lingue o ne fa emergere la musicalità. Dal greco moderno del poeta Yannis Ritsos al francese, all’italiano. Per la Trilogia degli Elementi che ha debuttato il 22 settembre in “Conversazioni” al 70 esimo Ciclo di Spettacoli Classici di Vicenza. Autore di regia, scene e luci è Enrico Bagnoli, già collaboratore di Thierry Salmon. I suoi cambi di luce dividono in due nel senso della lunghezza il palcoscenico del Teatro Olimpico. Le prospettive si alternano. Così, quando Marianne è nella fascia più vicina al pubblico delle gradinate il bel volto si deforma in maschera, in selva di segni scuri, dentro la vita segreta del personaggio di Ismene, la sorella di Antigone, che la tragedia ha sempre lasciato in ombra, e che qui diventa simbolo della fuga dal potere, da qualsiasi governo. Quando invece lei arretra verso lo sfondo torna il tempo del narrare e, tra echi e ombre, si perde nella scenografia fissata per sempre e pure senza confini dell’Olimpico, infinito ritorno dell’uguale. I punti di partenza delle musiche includono Brecht-Eisler, Cage, Ravel.

 

Interprete di “Ismene” nella parte dedicata all’Acqua, la cantante, compositrice, attrice è poi il “Fuoco” di Fedra, figura più complessa nella sua intimità, posta di fronte alla passione per il figliastro Ippolito che respinge ogni coinvolgimento con il femminile. Le luci sono quasi tutte rivolte ai primi piani, la lingua rimanda a sonorità prismatiche, primitive poi sempre più articolate nella scenografia sonora di Diederik De Cock.

Nella seconda parte, l’estrema potenzialità della voce dell’artista si dispiega col poema “Aiace” (composto da Ritsos dopo la riacquisita libertà) in cui la figura del grande guerriero privato dello scudo di Achille a favore di Ulisse, segnando la fine del tempo della gloria per quello dell’astuzia, assume toni dolenti, disorientati fino alla follia. Aiace, umiliato e offeso, non trova rifugio nella memoria, nel passato ma rimette in circolo il suo coraggio nella scoperta di un’alba, di un sussurro, di una vita che sbatte le ali prima di affidarsi dolcemente alla morte, “nella morbidezza del compiuto e dell’inesistente”. Il percorso è affidato a una sorta di glottolalìa, suoni rubati prima ancora di farsi parole, musica e gesti che sfumano nell’elemento Aria. Trilogia raffinata e insieme di intensa fisicità, dedita allo spazio esterno e interno della rappresentazione.

Inaugurato il 14 da Hamletmachine di Heiner Muller nella sintassi visiva di Robert Wilson – che per l’edizione 2018 dirigerà un Edipo Re – , il festival dell’Olimpico, con la direzione di Franco Laera, si precisa sempre più come emersione dalla tradizione classica alla contemporaneità, cogliendo nella tessitura della tragedia antica corrispettivi ai linguaggi espressivi di oggi per emozionare le giovani generazioni.

Visto al Teatro Olimpico di Vicenza il 22 settembre 2017

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