Teatrorecensione — 26/07/2011 13:23

L’adolescenza di Ontroerend Goed è «Riot»

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«Otto ragazzi si isolano, perché ne hanno voglia. Non sanno perché esattamente. Di fatto, non sanno nemmeno quello che vogliono o non vogliono, ma c’è abbastanza libidine, frustrazione, c’è l’irritazione nello scoprire cosa c’è di merdoso in merito al fatto che diventeranno una persona come te». È la premessa a Teenage Riot del gruppo belga Ontroerend Goed, che ci porta effettivamente dentro l’epicentro dell’esplosione adolescenziale di otto giovanissimi performer guidati e lasciati esprimere da Alexandre Devriendt, al suo secondo lavoro sull’universo emotivo dei teenager. Un epicentro necessariamente isolato dal resto del mondo che verrà, che arriverà ineluttabile anche per loro, ma che per ora è vissuto come una nemesi da chiudere fuori dalla porta.

Eccoli allora questi otto ragazzi chiusi dentro un claustrofobico e ipertrofico box al quale il mondo adulto accede, salvo rare incursioni sceniche vis à vis, attraverso lo sguardo filtrato di una telecamera, come quando si spiano i ragazzi dal buco della serratura per capire cosa diavolo stiano vivendo, pensando. La distanza tra i due mondi è inesorabile, ma Teenage Riot sbatte in faccia agli uomini e alle donne che sono stati adolescenti e oggi stanno a guardare dalla platea, tutto il sincero e irritante tumulto di quei ragazzi, spogliato della patina politicamente corretta e delle censura benpensante.

Si fatica a credere che i performer stiano recitando una parte, quanto appaiono vere e reali le pulsioni da cui sono animati, esasperate dall’eccitazione del gruppo e dal claustrofobico ambiente in cui si sono volutamente costretti. La ricerca alla base dello spettacolo, che ha portato a sviscerare anche i più indicibili desideri e terrori dei giovani, restituisce sulle scena un’orgia incalzante di emozioni e azioni-reazioni, purissime nella loro natura così spaventosamente quanto amabilmente umana.

Un’orgia di pulsioni viscerali, perché mai come nell’adolescenza è il corpo il preponderante mezzo di comunicazione, nonché strumento di ricerca di un posizionamento fisico nel mondo: è attraverso i loro corpi in trasformazione, esplosivi o implosivi di energia alla ricerca di un canale in cui confluire, che i ragazzi cercano un linguaggio, sessuale, sociale, intimo. È sempre attraverso il corpo, sperimentato, ferito, abusato, che ricercano un’identità. È infine ancora attraverso l’imposizione o la negazione di quei corpi nel qui e ora, che rifiutano di diventare quelle persone che li stanno guardando vivere, desiderare, ricercare.

In ultima istanza, la telecamera volge l’obiettivo verso il pubblico e proietta volti che agli occhi dei ragazzini in scena altro non sono che maschere di anime morte, presagio di un fallimento, di un naufragio nella resa.

 

(Fotografie: Mirjam Devriendt)

 

Teenage Riot di Ontroerend Goed / Kopergietery. Regia Alexander Devriendt. Testo Joeri Smet, Alexander Devriendt. Con Jorge De Geest, Verona Verbakel, Marthe Hoet, Koba Ryckewaert, Edouard Devriendt, Nanouk Lemmerling, Ian Ghysels, Alice Dooreman. Visto al festival Drodesera-Caracatastrofe, Centrale Fies (Dro), il 22 luglio 2011.

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