Danza, Teatro, Teatro recensione — 26/03/2019 22:38

Pinocchio “estraneo e straniero”: teatro e danza con Virginio Gazzolo e Tamara Aydinyan,

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RUMOR(S)CENA – PINOCCHIO – TEATRO GOLDONI – FIRENZE – La compagnia Giardino Chiuso e COB/Compagnia Opus Ballet ha presentato al Teatro Goldoni di Firenze, in prima nazionale, Pinocchio, spettacolo di danza che rappresenta il punto conclusivo della loro collaborazione artistica iniziata nel 2018 con Protopinocchio per elaborare una rappresentazione di teatro danza ispirato al racconto di Collodi. La sfida insita in questa impresa era chiara quanto pericolosa, perché, dopo tante elaborazioni teatrali, coreografiche e cinematografiche, quello di scivolare nella banalità; un rischio tanto reale quanto quello di stravolgere il soggetto, facendo perdere al protagonista il suo caleidoscopico carattere, sempre coerente a se stesso, nonostante le riduzioni e gli stravolgimenti narrativi. Non è accaduto, d’altronde sarebbe difficile immaginare la partecipazione straordinaria dell’attore Virginio Gazzolo, che recita testi da Collodi, Kleist, Rilke, Hugo, Baudelaire, Meyerhold, in uno spettacolo privo di originalità.
La scena è occupata da dieci danzatori, intercalati dalle recitazioni del celebre attore, che si presta ad essere preziosa cesura. La danzatrice armena Tamara Aydinyan, della compagnia Small Theatre/NCA di Yerevan, è Pinocchio. Il suo modo di muoversi, diverso rispetto allo stile degli altri danzatori, è la chiave per l’efficacia di tutta la coreografia, che enfatizza il carattere di questo Pinocchio, “estraneo e straniero”. Leonardo Diana, Lorenzo Di Rocco, Isabella Giustina, Gianmarco Martini Zani, Stefania Menestrina, Giulia Orlando, Riccardo Papa, Françoise Parlanti e Jennifer Rosati affiancano efficacemente Tamara Aydinyan.

 

foto di Enrico Gallina

Con il contributo della coreografia di Patrizia de Bari, Pinocchio viene creato, si modella come contemporaneo bambino, prende vita in una prospettiva generale diversa, attuale. Tuttavia l’immaginazione, sorretta e guidata dalle parole del “Trattato delle marionette” di Kleist, ci porta a riconoscere ed identificare la simbologia del burattino, sospesa tra il reale, l’onirico e l’immaginifico. La nascita di Pinocchio da quel legno, casualmente apparso nella bottega di Mastro Ciliegia, è meravigliosa e misteriosa, intricante e quasi già proiettata verso l’ignoto, verso la scoperta, che è sempre sorretta dallo stupore. La curiosità sorretta dall’incoscienza rende audaci, come appunto è sconsideratamente audace Pinocchio. Fatta eccezione per l’intercalare della recitazione di Virginio Gazzolo, le scene procedono senza soluzione di continuità. Una produzione che attraverso i diversi vocabolari della danza, della recitazione, della musica e della proiezione visiva porta alla scoperta di viaggi fantastici, di sensazioni sconosciute, si incontrano l’amicizia, il tradimento, il dolore, la gioia e l’onestà, e il pubblico è traghettato in una dimensione fluttuante, che va altre la fiaba. La magia concreta che ne deriva lascia nello spettatore la sensazione di un’ode alla libertà, alla purezza, la celebrazione di un personaggio che trascende il quotidiano, di un’anima immacolata.

 

foto di Enrico Gallina

La danza è felicemente intersecata con i video di Andrea Montagnani: movimenti che sottolineano l’irreale sono immersi in uno sfondo di ineffabili e tumultuose forme visive in bianco e nero, immagini che potenziano l’idea di una storia senza tempo, accompagnate da un tessuto coreografico, che narra ma non spiega. I personaggi sono riconoscibili grazie ai movimenti specifici che caratterizzano ciascuno. La storia è fluida, anche se sempre accompagnata dalla metafora, grazie alla drammaturgia curata da Tuccio Guicciardini, che non ha mai momenti di cedimento ed è sapientemente supportata dalle incalzanti musiche originali di Bruno Coli. Ma quest’anima attraversa il tormento della scelta fino a soccombere alla rinuncia dolorosa e non completamente lucida della propria unicità per sfociare nell’anonimato della massificazione, abbandonando le realtà del burattino per abbracciare quella dell’essere umano. Uno spettacolo apparentemente facile, ma complesso e pieno di sfumature.

Visto al Teatro Goldoni di Firenze il 16 marzo 2019

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