Festival(s) — 25/11/2011 09:05

Displace dei Muta Imago in prima nazionale al Teatro Vascello. Romaeuropafestival

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La Compagnia Muta Imago debutta a Roma, in prima nazionale, con lo spettacolo Displace. Dal 25 al 27 novembre alle 20.30 al Teatro Vascello. Dopo la presentazione di Displace #1 La rabbia rossa al Romaeuropa Festival 2010, e di Displace #2 Rovine al Festival delle Colline Torinesi 2011, Muta Imago conclude ora il progetto su cui ha lavorato in questi due anni, presentandolo per la prima volta nella sua forma completa al Romaeuropa Festival 2011

 

 

 

ideazione Muta Imago |regia, scena, luci Claudia Sorace | drammaturgia, suono Riccardo Fazi | direzione tecnica Maria Elena Fusacchia con l’aiuto diLuca Giovagnoli | con Anna Basti, Chiara Caimmi, Valia La Rocca, Cristina Rocchetti | soprano Ilaria Galgani | voce off Speranza Franchi, Fabiana Gabanini | accompagnamento artistico e tecnico Luca Brinchi | training Glen Blackhall, Fabio Ghidoni | vestiti di scena Fiamma Benvignati | foto di scenaLuigi Angelucci | assistente tecnico di scena Giulia Maria Carlotta Pastore |organizzazione Manuela Macaluso, Martina Merico, Maura Teofili | produzioneMuta Imago 2011 | coproduzione Romaeuropa Festival 2011, Festival delle Colline Torinesi 2011, Focus on Art and Science in the Performing Arts | con il sostegno di Regione Lazio – Assessorato alla cultura, Spettacolo e Sport | in residenza presso L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, La Corte Ospitale – Teatro Herberia, Inteatro Polverigi, Città di Ebla in collaborazione con Centrale Preneste, Kollatino Underground, Angelo Mai

 

Come mai sei caduto dal cielo, astro mattutino, figlio dell’aurora.

Isaia, 14:12-16

 

“Una volta tutto, ci cresceva intorno. Adesso lottiamo per sopravvivere.

Intorno a noi, solo rovine.

Rovine private e pubbliche, personali e condivise. Rovine di una civiltà, la nostra, che non riesce più a dettare i suoi tempi e il suo respiro, circondata da forze che diventano sempre più grandi e inconoscibili, che premono ai confini ogni giorni di più.

Siamo, forse, al centro di un grande cambiamento.

Dietro di noi un passato che non possediamo più, davanti un futuro che non riusciamo a immaginare: viviamo in un presente fatto di costruzioni e pensieri che si trasformano rapidamente nei loro stessi resti, senza che nulla riesca a sostituirli.

Noi, dal centro di questo sgretolamento lanciamo un urlo: un urlo per tutto quello che si è perso, un urlo per le strade che stiamo per intraprendere e per le distanze che dovremo percorrere.

Un urlo che è anche canto, elegi; un urlo che cerca disperatamente di creare una sospensione, un oblio temporaneo di passato e futuro, uno spazio di riposo tra la memoria e l’attesa, un luogo che possa assomigliare alla felicità, alla possibilità. Un ultimo, disperato attacco di fronte alla rovina. Una rovina che accade, inevitabilmente, come da tempo era previsto. E che lascia davanti a sé solo la strada da percorrere, il rumore dei passi, le distanze del cammino, e i volti di tutte le persone che dovranno attraversarlo. Per risorgere, bisogna azzerare; distruggere.”

Tabula rasa.

E via.

Riccardo Fazi

 

 

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