recensioni — 23/11/2018 09:48

La “Nudità”.. che lascia perplessi nell’azione burattino-ballerino

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RUMOR(S)CENA – NUDITÀ – ROMAEUROPAFESTIVAl – ROMA –  Al Teatro India di Roma è stato presentato nell’ambito del Festival Romaeuropa Nudità di Mimmo Cuticchio e Virgilio Sieni. Lo spettacolo si sviluppa in uno spazio scenico privo di allestimenti. Dal fondale nero entrano in scena Mimmo Cuticchio, attore e regista da sempre impegnato nella tradizione dell’Opera dei Pupi, che tiene le fila di una marionetta e Virgilio Sieni, ballerino e coreografo di fama internazionale, intento a riprodurre i movimenti del cosiddetto “pupo” di legno e metallo. Per circa mezz’ora l’esibizione, accompagnata dalla musica classica, procede nella lenta danza di una marionetta che saltella, allarga e stringe braccia e gambe nei limiti della sua rigidità e di un ballerino che con meno grazia tenta di farsi guidare e poi seguire la marionetta con movimenti ripetitivi, prolissi e lontani dalla costruzione di un’effettiva armonia con il personaggio di legno. Nel movimento del ballerino non vi sono i cosiddetti “impulsi” di teatro-danza sebbene il “pupo” sia mosso da un impulso esterno (ovvero dal suo “puparo”).

 

Sieni Cuticchio Nudità foto Filippo Manzini

Mani buttate in aria, piedi nudi che ruotano su se stessi e fianchi che ondeggiano in modo scomposto, piccoli passi sulle punte, mezze piroette e ancora movimenti di fianchi e di arti senza mostrarne una vera simmetria. Per comprendere le scelte registiche, si potrebbe usare il corsivo trascrivendo le parole di Sieni e Cuticchio presenti sul dépliant consegnato all’ingresso in sala ma le rappresentazioni teatrali non hanno bisogno di spiegarsi con la parola stampata bensì con il linguaggio non-verbale delle emozioni. In sala, qualcuno deve aver già regolato le proprie aspettative su questa rappresentazione, qualcun altro sembra conoscere gli attori. Altri, invece, aspettano di vedere l’esibizione. La comprensione di ciò che accade in scena non è immediata e ciò comporta uno sforzo mentale da parte dello spettatore che, al contrario, dovrebbe esclusivamente assistere e cogliere le associazioni quasi automatiche della rappresentazione. Questa logica ci fa riflettere su due aspetti fondamentali: il pubblico è “indotto” al teatro attraverso gli spettacoli che vede e il confronto fra gli spettacoli visti piuttosto che con quelli che si vorrebbero vedere; oppure chi assiste è “dedotto” ovvero proviene già dal teatro perché regista, attore, drammaturgo. In entrambi i casi è reso schiavo e condizionato dal giudizio in relazione a ciò che secondo gli esperti del settore funziona in scena.

Sieni Cuticchio Nudità foto Filippo Manzini

La verità è che l’unico elemento che fa funzionare uno spettacolo è l’emozione tessuta all’interno della regia teatrale – così come accade allo stesso modo con il cinema. Per la costruzione di questo spettacolo gli attori si sono ispirati alla Super-marionetta di Gordon Craig, al danzatore meno aggraziato della marionetta di Heinrich von Kleist, al corpo nudo e articolare del pupo e alla contemporaneità. Si compie uno sforzo enorme nel comprendere il legame tra il testo rappresentato in scena e il testo presentato dagli stessi interpreti nell’intervista. Se analizziamo i presupposti descritti dai registi: con la Super-Marionetta, Gordon Craig poneva l’attore come persona che sparisce nel subire le emozioni e di questa azione non se ne vede l’artefice (il regista). Il tentativo di farlo sparire, in questo spettacolo, è piuttosto semplificato se vi partecipano entrambi i “costruttori”. Il concetto di “contemporaneità” – di cui parla Sieni – non può trapelare dalla semplice visione della messa in scena se non nel suo senso di “azione che avviene allo stesso momento” nonché quella del burattino con il ballerino. Non è intuitiva la riflessione sulla contemporaneità legata agli arti intesi come sovrastrutture politico-socio-culturali. La marionetta, dunque, oltre a far parte della tradizione teatrale italiana già dal Cinquecento, è quell’oggetto simbolico oggi utilizzato e riutilizzato da molti registi per rappresentare i limiti del genere umano, limiti che in questo caso non sono riusciti ad emergere. Non è forse l’uso delle solite metodologie rappresentative a rendere il regista marionetta di un sistema teatrale di per sé sovra-strutturato?

Visto al Teatro India di Roma – Festival Romaeuropa il 14 novembre 2018

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