Danza, Festival(s) — 20/05/2018 at 20:37

Betroffenheit e l’arte di salvarsi la vita

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MONCALIERI (Torino) – Dentro ad una stanza spoglia e fredda, un cavo elettrico all’improvviso si stacca da un quadro luci ed inizia a strisciare, subdolo ed agghiacciante come una serpe, attraversa tutta la scena per poi sparire nel nulla con un guizzo. Un terribile shock giunge all’improvviso, crolla addosso mentre stai facendo altro, ruba le normali facoltà esistenziali e nulla dentro alla nostra testa ed al nostro cuore sarà mai più uguale a prima: mai più. La percezione del quotidiano cambia radicalmente se ti vedi portar via tra i fumi, di un maledetto incendio, la vita di una figlia adolescente e di una nipote: mentre tu che ti affanni e disperi per la loro salvezza, inspiegabilmente sopravvivi. Non vi è cura o droga o altro artificio che riuscirai a trovare per stordirti; il coltello nella piaga affonderà sempre di più ogni secondo della tua vita, proprio perché sei rimasto vivo nello stesso identico istante in cui chi amavi non lo è più.

Jonathon Young (celebre drammaturgo e performer canadese, co-direttore dell’Electric Company Theatre),

A seguito del proprio dramma personale ebbe un’intuizione: scrivere e portare in scena il proprio personalissimo betroffenheit (che in tedesco rappresenta una sorta di confluenza tra shock, silenzio, stasi emotiva e confusione), lo avrebbe forse aiutato a sopravvivere all’abisso in cui era di casa.Young in collaborazione con l’amica ed artista canadese Crystal Pite – già danzatrice del Ballet Frankfurt di William Forsythe, coreografa contesa dalle compagnie di tutto il mondo e vincitrice di premi prestigiosi – tentano di esplorare che cosa accade ad un essere umano in balia e sulla scia di un trauma. Nasce in tutta la sua complessità e bellezza Betroffenheit (2015), che ha inaugurato l’edizione 2018 di Torino Danza presentato in prima nazionale il 17 e 18 maggio scorsi alle Fonderie Limone di Moncalieri.

Betrofenheit photo©Michael Slobodian

Il serpente elettrico striscia e se ne va: entra il delirio. Jonathon si trova in terra, dentro ad uno stanzone che ricorda quello di una fabbrica, svegliato all’improvviso dal suono di un allarme, ripetitivo, angosciante; balza in piedi e mentre si affanna a cercare di comprendere ciò che sta accadendo, intavolando un monologo interiore (espresso da una voce fuori campo) non riesce che a ripetere Oh my God! Oh my God! Oh my God!. Entrano i cinque protagonisti interpretati dai favolosi danz-attori Bryan Arias, David Raymond, Cindy Salgado, Jermaine Spivey e Tiffany Tregarthen, e uniti come fossero un team di assurdi soccorritori, tentano di contenere la situazione di grave emergenza mentre la voce fuori campo, calma e rilassante, cerca di far tornare indietro con la memoria Jonathon, rammentandogli la giusta via da percorrere. Ripetizione, Ansia, Incredulità, Stordimento, Droga. In mezzo a tanto marasma squilla un telefono a muro: un fornitore di Show porta-a-porta offre per una modica cifra ogni tipo di distrazioni, piaceri e fughe dalla realtà. Lo Spettacolo inteso come droga dei sensi.

Eccezionale mise en scéne di un coro da cabaret alla Bob Fosse e costumi e trucco horror-grotteschi alla Jacop Ahlbom, invadono l’arido stanzone, con una esibizione di tap-dance da brivido e poi di salsa brasiliana con piume e lustrini ed un’interpretazione degli incredibili cinque (Tiffany Tregarthen su tutti) che affascina e sorprende. Il protagonista esegue un duetto cantato e ballato indossando un frac blu (elettrico!); a fianco il suo alter-ego (Jermaine Spivey), che tra salti guizzi e cadute, si muove come fosse un fantoccio senza articolazioni. Danza contemporanea, commedia, dramma e testo, voce fuori campo (a volte doppiata da i danzatori non importa se uomini o donne), musica e luci si fondono in una performance che va oltre ogni aspettativa: il disegno luci che delimita e costruisce gli spazi è di una bellezza sconcertante (Tom Visser), la musica ed il sonoro non fanno che accentuare lo stato di ansia, di pericolo, di crisi (Owen Belton, Alessandro Juliani e Meg Roe).

Qualsiasi distrazione messa in atto, però, non serve. Rigurgita sempre l’ansia da sopravvissuto al disastro. Ora la stanza industriale si è dissolta e la scena, l’abbigliamento e la danza, assumono una veste molto intima, un dialogo interiore questa volta fatto di urla mute è un atto di puro, struggente dolore. Con questi ultimi intensi minuti, Crystal Pite, insieme a Jonathon Young ed i suoi insuperabili performers, conferma la sua grandezza non soltanto coreografica, indubbia ed unica al mondo, ma soprattutto la sua individuale capacità di trasformare i gesti ed i movimenti perfetti e sublimi in vere e proprie esternazioni di frustrazione, di angoscia, di pianto, di memoria di strazio, quando ormai non resta più nulla da fare se non esprimere un’agghiacciante incredulità. Una pressa di ghisa sullo stomaco che assale e commuove. Una standing-ovation del pubblico in piedi ad applaudire ed urlare, come una collettiva catartica testimonianza del potere trasformativo dell’arte: per chi la crea e per chi la ammira, rapito e con le lacrime agli occhi.

Betrofenheit photo©Michael Slobodian

Anteprima Torino Danza Festival, visto in prima nazionale alle Fonderie Limoni Moncalieri il 18 maggio 2018

Betroffenheit

creato da Crystal Pite&Jonathon Young

scritto da Jonathon Young

coreografie e regia Crystal Pite

interpreti Bryan Arias, David Raymond, Cindy Salgado, Jermaine Spivey e Tiffany Tregarthen

co-produzione Kidd Pivot&Electric Company Theatre

composizione musicale e sonora Owen Belton, Alessandro Juliani, and Meg Roe

creazione luci Tom Visser

co-produzione Kidd Pivot&Electric Company Theatre

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