recensioni — 20/02/2019 09:29

Sono “Ragazzi di vita”guidati dalla regia calzante e moderna di Massimo Popolizio

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RUMOR(S)CENA – RAGAZZI DI VITA – TEATRO DELLA CORTE – GENOVA – L’attrazione, ammettiamolo tutta di matrice femminile, è più per la presenza in scena di Lino Guanciale che per l’opera prima scritta da Pier Paolo Pasolini negli anni ’50, ma il risultato di Ragazzi di vita è di quelli che ne fanno una grande serata a Teatro: quello della Corte di Genova, tra quelli eletti nella categoria Teatro Nazionale. Erano anni che non si percepiva un risultato così amalgamato nel vedere una rappresentazione in palcoscenico. In primis, l’adattamento drammaturgico del testo di Pier Paolo Pasolini, da parte di Emanuele Trevi (scrittore, traduttore e critico letterario), un lavoro complicatissimo ed azzardato ma perfettamente riuscito. La regia di Massimo Popolizio, moderna, calzante, non autoreferenziale né tanto meno sopra le righe ma sempre equilibrata (a tratti si percepivano dei flashback che riportavano alle pregnanti pièce di Emma Dante). I 19 attori, alcuni di questi giovanissimi, parevano già consumati da tanta bravura, dotati di una guizzante fisicità ed una destrezza di linguaggio tanto da riuscire a far propri i capitoli del celeberrimo testo e dettare il ritmo dello spettacolo. Abili, persino ricalcando le note di famose canzonette dell’epoca, e quindi non solo attori di vetusta, obsoleta concezione, ma proprio artisti dalle tante sfaccettature.

 

I ragazzi di borgata della provincia romana, reietta e sboccata, capaci di suscitare scalpore perché di loro qualcuno trovò il coraggio di scriverne. Lino Guanciale è il narratore: ormai avvezzi a vederlo interprete o comprimario in molte fiction italiane, in questa versione teatrale risulta piacevole riscontrare il suo talento nella personale interpretazione di un affascinante nocchiero, capace di portarci per mano dentro alla vita dei giovani borgatari, narrata dal poeta Pasolini, in un romanaccio fruibile e leggiadro.
Questa pièce ha fatto incetta, meritatamente, di premi: da Le Maschere del teatro italiano all’Ubu per la miglior regia nel 2017. Forse è il caso di smettere di dire che il teatro è in crisi, altrimenti non vi sarebbero persone che si muoverebbero dalla propria comfort-zone (divano, televisione e pop-corn) per partecipare a questo rito che nasce nella notte dei tempi e che mai si è interrotto. E resiste perché ogni momento sul palco è esclusivo e non si ripeterà nello stesso modo: unica forza propulsiva che spinge artisti e spettatori ad incontrarsi.

foto di Achille Le Pera

 

Ecco un estratto dell’aneddoto narrato da Emanuele Trevi, che ha battezzato il debutto di Ragazzi di vita, nel lontano 2016.

“Mai avrei potuto prevedere, quella mattina degli anni Settanta, che un giorno anche io avrei scritto per il teatro. La sera in cui finalmente abbiamo portato in scena (era l’ottobre del 2016) Ragazzi di vita, al Teatro Argentina, continuavo ossessivamente a pensare che proprio lì, nel più importante teatro di Roma, Gioacchino Rossini aveva fatto fiasco con il Barbiere di Siviglia. Quella sera però il pericolo non proveniva dal pubblico. La platea e i palchi erano pieni. Finalmente, dopo mesi di lavoro, toccava a Lino Guanciale iniziare con il suo monologo. Eccolo lì, che pronuncia le prime parole … e all’improvviso, rapida come un lampo, una corrente di paura serpeggia tra il pubblico, qualcuno inizia ad alzarsi, dopo qualche secondo anche Lino tace. La scossa di terremoto è stata forte e abbastanza lunga. Non tutti rientrarono, ma fu un successo, l’inizio di una bella avventura che continua ancora oggi. Quello che non dimenticherò mai, è Lino Guanciale che in tutto quel parapiglia si era spostato, solitario, al bordo del palco. Cosa stava facendo l’attore, esattamente, in quei minuti di improvvisato raccoglimento? Teneva in vita una fiammella minacciata dal vento dell’imprevisto, in modo che, se ce ne fosse stata l’occasione, lo spettacolo si potesse riaccendere. Più in generale, credo che questa capacità di reagire a circostanze avverse sia radicata profondamente nell’arte del teatro …”.

 

foto di Achille Le Pera

Visto al Teatro della Corte di Genova il 12 febbraio 2019
12 febbraio 2019
Produzione Teatro di Roma Teatro Nazionale
Drammaturgia Emanuele Trevi Regia Massimo Popolizio
Interpreti Lino Guanciale e Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò, Verdiana Costanzo, Roberta Crivelli, Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Silvia Pernarella, Elena Polic Greco, Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti
Scene Marco Rossi; Costumi Gianluca Sbicca; Luci Luigi Biondi

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