RUMOR(S)CENA – TRENTO – Un finale davvero superbo per la stagione 2025-2026 dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, che all’Auditorium Santa Chiara di Trento ha offerto una serata di intensità e bellezza davvero rare, interpretando grande musica ai massimi livelli; una serata che, nel richiedere un ascolto tutt’altro che disimpegnato, produceva un profondo coinvolgimento emozionale e intellettuale.
A dare l’avvio al concerto erano i “Vier letzte Lieder” di Richard Strauss, autore per molti aspetti antitetico a Mahler, che in questi quattro canti (su testi di Hermann Hesse i primi tre, di Joseph von Eichendorff il quarto) esprime l’epilogo di ogni passione e un sereno congedo dal mondo, preludio di una fine che sentiva avvicinarsi. Furono infatti completati un anno prima della sua morte e si dubita che il farne un ciclo fosse volontà di Strauss; il titolo non è di suo pugno e anche il loro ordine, differente da quello cronologico della composizione (iniziata nel 1945), fu stabilito a posteriori. La seconda parte del programma la riempiva la Quarta Sinfonia di Mahler, partitura la cui definizione non può limitarsi a un aggettivo, che chiude il primo periodo produttivo del compositore e ha in comune con le precedenti l’inclusione del canto, dove la parola manifesta il punto culminante di un percorso poetico-musicale, a differenza delle sinfonie immediatamente successive che segnano un ritorno alla musica “pura”.

Una costante tensione verso l’immateriale e il sublime pervade tutta la sinfonia, aspetto che veniva colto da Bruno Walter, tra i primi a cimentarsi con l’esegesi dell’arte di Mahler: “Ho già parlato del suo anelito struggente di superare l’esistenza terrena; di questo ci parla, in tono raro e commovente, la sua Quarta Sinfonia, la forma più incantevole in cui si sia mai espresso il suo humor”. Sul podio era Michele Mariotti, che si confermava quale interprete superlativo del maggiore sinfonismo; quale presenza di grande rilievo sul proscenio, il soprano Hasmik Torosyan brillava per un’interpretazione di alta musicalità e profondo sentimento, ineccepibile nella dizione, fascinosa e naturale in tutti i passaggi, ammirata in “Das himmlische Leben”, parte vocale incastonata nel quarto movimento della sinfonia. Bene si fondevano nell’organico orchestrale, potenziato per questa occasione, le giovani forze provenienti dai Conservatori di Trento e di Bolzano, applaudite entusiasticamente nelle chiamate in scena conclusive.
Ancora una volta l’Orchestra Haydn ha dimostrato di essere all’altezza di una bacchetta tra le più prestigiose, aggiungendo una non comune destrezza all’empatia maturata in un decennio di frequentazione. Un esito magnifico, coronato dalla soddisfazione visibile di Mariotti, direttore esigente quanto generoso, che rivolto verso l’orchestra univa il suo applauso a quello del pubblico. Un trionfo giunto all’indomani dell’elezione di Mariotti ad Accademico Effettivo di Santa Cecilia, per la quale si felicita l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai: “L’elezione di Michele Mariotti ad Accademico Effettivo di Santa Cecilia è per Rai Cultura e per l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai un motivo di grande soddisfazione e orgoglio”, si legge. “Questa elezione” dice Fabrizio Zappi, Direttore di Rai Cultura, “conferma il valore artistico e culturale di un direttore che a partire dal prossimo ottobre accompagnerà la nostra Orchestra Sinfonica Nazionale per i prossimi anni, accrescendone ulteriormente il prestigio e la qualità. Ci uniamo all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel congratularci con il Maestro Mariotti e lo attendiamo sul podio della nostra orchestra”.
Visto ed ascoltato il 16 giugno all’Auditorium Santa Chiara di Trento





