Danza — 18/09/2018 13:59

Abbondanza Bertoni Pithecanthropus Erectus: L’uomo dall’origine

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RUMOR(S)CENA – ABBONDANZA BERTONI – ROVERETO (Trento) – La compagnia Abbondanza-Bertoni ha proposto al festival Oriente Occidente Pithecanthropus Erectus la seconda parte del progetto triennale Poiesis, iniziato con La morte e la fanciulla. Se il primo capitolo era dedicato al mondo femminile, questo si incentra sul mondo maschile : omologamente al primo, indaga la trasformazione al maschile della nostra specie e del processo di civilizzazione che la caratterizza, dai cambiamenti fisici a quelli espressivi, in un viaggio intenso e suggestivo. Il supporto musicale dell’omonimo album del 1956 del musicista Charles Mingus, antesignano del free jazz, fa da sottofondo ad una danza non narrativa, assolutamente concettuale, come da sempre la compagnia propone, intrisa di poesia ed eleganza. Gli interpreti Marco Bissoli, Nicola Cisternino, Cristian Cucco e Nicolas Grimaldi, ( anche collaboratori del disegno di questa coreografia), attraverso la loro gestualità, evocano le emozioni di creature antiche, richiamano il primitivo motus che ha portato la nostra specie alla sua peculiare differenziazione in tutto il mondo animale. Benché questa musica, piena di chiaroscuri, a tratti aggressiva e veemente, possa spingere ad una traduzione danzata con cui rompere gli schemi, non assistiamo prettamente ad un suono tradotto in movimento, è l’espressione tersicorea dell’interpretazione di un viaggio antropologico, narrato attraverso il sentire e il pensare, che passa per modificazioni sia fisiche, sia cerebrali.

 

Dall’uscita lenta e progressiva da un buio primordiale, il protagonista, l’Uomo, indagato attraverso i quattro interpreti, si erge sopra la natura, percorre la sua parabola evolutiva, con fatica e slancio, ma forse verrà condannato a chiuderla con un declino, altrettanto lento e doloroso, quanto lento e faticoso è stato l’inizio del suo percorso. La forza di questa danza è profonda ed intensa, incisiva ma mai prepotente. Anche se i due coreografi affermano che “i quattro interpreti/pitecantropi segnano lo spazio del loro diventare Erectus, fermandosi prima del Sapiens, in una parabola astratta e metaforica, dell’evoluzione umana…”, si intravede il passo successivo e non espresso verso il “sapere” e il “saper fare”, grazie alla sintassi coreutica scelta, che si avvale di stilemi caratteristici e riconoscibili dei due coreografi. Nell’ambito di questo percorso, che non si può chiamare spettacolo, non indulge mai all’istintualità, i costumi e la scena sono fondamentali: il costume adamitico è il più funzionale alla traduzione di questa riflessione in gesto e il palco, squarciato solo da luci bianche, opportunamente calibrate da Andrea Gentili, è riempito di denso vuoto, densa immobile materia messa in movimento costante e sempre in evoluzione dai quattro danzatori. Una quinta chiude la scena, un sottile velo mosso dal vento sul quale la proiezione di un occhio di cavallo, ideazione di Jump Cut, sottolinea e accentua lo sguardo verso e da un universo antico da cui ci siamo molto allontanati e parallelamente al quale percorriamo la nostra storia.

 

Il sodalizio artistico di Antonella Bertoni e Michele Abbondanza, nato negli anni Ottanta in seno alla compagnia di Carolyn Carlson a Parigi, conferma in questa realizzazione il loro impegno nella ricerca drammaturgica, necessaria per la costruzione di un’opera che permetta al corpo di diventare il vettore del pensiero, del sentire e, in altri casi, delle passioni, usando il gesto come racconto, come il punto di arrivo di un percorso.

Produzione, regia e coreografia Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, musica Charles Mingus

Visto all’Auditorium Melotti per il  Festival Oriente Occidente di Rovereto sabato 8 settembre 2018

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