Recensioni — 18/07/2017 at 23:05

Passando da “L’inferno” al “Paradiso”: sguardi al Mittelfest di Cividale

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CIVIDALE DEL FRIULI (Udine) – Un Dante barocco quello proposto da Michela Lucenti, in prima assoluta il 15 luglio in piazza Duomo a Cividale, progetto esclusivo di Mittelfest. Tanti gli elementi nuovi in questo spettacolo dal titolo Nell’aere – Inferno #5. L’ensemble fisico Balletto Civile si è esibito in 13 componenti, tra “storici” e new entries, assieme alle musiche originali composte da Mario Pagotto e eseguite dal vivo dalla Mitteleuropa Orchestra, 47 elementi, diretta da Nicola Valentini.Ne è risultato un concerto polisemico di danza voci suoni, che ora procede per fughe reciproche, ora si incontra in fusione perfetta senza che un linguaggio sia asservito all’altro. Le musiche hanno atmosfere hollywoodiane, ma si collegano, sembra, anche al mondo sonoro di Hans Zimmer e di Philip Glass. L’ispirazione esterna delle azioni di Balletto Civile è data dal V Canto dell’Inferno dantesco, citandone i personaggi principali, Dante e Virgilio, Paolo e Francesca, ma il tema assoluto è l’amore, e “il nostro amare non è cortese ma ferino e invadente. Istintivo”, si legge nella presentazione. Come in tutti gli spettacoli-coreografie di Lucenti, la rilettura dei classici rimanda sempre all’oggi, è al servizio di una domanda contemporanea. E così la storia di Elena e Paride, o l’episodio di Paolo e Francesca si colorano di un bisogno d’amore sfrontato e senza frontiere cui danno corpo Natalia Vallebona, Chiara Taviani e con energia matematica la stessa Lucenti. Ma appaiono anche in controluce riferimenti a Oscar Wilde, Marilyn Monroe, Freddy Mercury.

 

Nell’Aere – Inferno #5 @Luca D’Agostino

Un’altra novità di Inferno #5, che ne accentua il carattere barocco ante litteram, come se della Divina Commedia si potessero sempre spostare in avanti le coordinate fino a comprendere tutto ciò che è umano, è la costruzione di gruppi plastici e pittorici. Fermando il flusso dionisiaco che negli spettacoli di Balletto Civile circola come una linfa (“se Amore è un dio, come potevo respingerlo”, dice Elena nella colta drammaturgia di Carlo Galiero), essi citano pitture minoiche e quadri mitologici (Maurizio Camilli è principe cretese o minotauro in gonna di tulle, meno coinvolgente come Achille), blocchi caravaggeschi cui danno rilievo le luci di Stefano Mazzanti, fino ad “ammucchiate” disperate come nella ottocentesca “Zattera della Medusa” di Géricault. Le anime danzanti si affastellano, corrono, partono dal punto zero della nudità (all’opposto del percorso di “Bestie di scena” di Emma Dante) per poi rivestirsi di brandelli e indumenti senza tempo e stile, idealizzati nei costumi che pendono minacciosi e wilsoniani sopra di loro. “Quei vestiti – spiega Lucenti – sono i ricordi, le associazioni con ciò che abbiamo vissuto e non ci lascia”. L’Inferno sono i ricordi che affondano l’amore nel dolore. E viceversa.

 

Nell’Aere Inferno#5 @Luca D’Agostino

 

Le creazioni di Babilonia Teatri alternano momenti “chiusi”, definiti in immagini e situazioni, ad altri “aperti”, quasi aleatori. Ai primi contribuisce la particolare fisicità dei componenti del gruppo; agli altri la figura stessa del regista-attore Enrico Castellani con la sua gentile ironia rimbalzata da Daniele Balocchi, down dall’allegria contagiosa, che è un angelo in Paradiso – Primo Passo. In questo assaggio del nuovo lavoro, mostrato in prima assoluta il 16 luglio a Mittelfest (e che si compirà in novembre a RomaEuropa) c’è un’altra alternanza tra momenti tranquillizzanti e rotture violente. Accade così ad esempio che la calda onda di Summertime di Gershwin con la voce di Ella Fitzgerald venga “spaccata” dall’intervento dirompente di tre giovani musicisti: Marco Sciammarella, Claudio Damiano, Carlo Pensa.

 

Paradiso – Primo Passo Babilonia Teatri @Luca D’agostino

In questo Paradiso – Primo Passo di Babilonia Teatri c’è un avverbio che torna più volte, “casualmente”, e sembra avvolgere come un guscio questo assaggio di spettacolo. Per proteggerlo dalle attese del pubblico o per rendere più leggere le storie che alcuni dei personaggi raccontano su invito di Castellani? Ma le storie sono pesanti: quella di del ragazzo soprannominato “Tunisia” (Hamer Ben Henia) parla di tanti fratelli, di kalashnikov tatuati sulla testa in vari colori, e di paura; quella di “Nigeria”, la giovane dalla pelle scurissima (Joice Dogbe) si mostra per gesti violenti di gravidanze a ripetizione…

Leggeri sono invece i loro desideri, specie quelli di “Nigeria” che balla e sogna Londra e uno studio da avvocato di cui descrive già la targa. E’ questo il Paradiso, la momentanea espressione dei desideri (così come nel lavoro di Michela Lucenti l’Inferno erano i gravosi, non casuali ricordi)? Di certo il Paradiso non è quello descritto da “Tunisia” come se già lo avesse provato: un muro di cemento tra due blocchi di nuvole, dove lui è il solo “nero” che vede da lontano il mondo senza alberi e animali, pieno di gente che corre al supermercato. Lui stesso ammette poi però che ha dato risposte casuali alle domande della guida Castellani. E dunque questa parola che invoca il fortuito ha una doppia valenza: una vuol dire “a caso”, senza cioè farsene carico; l’altra vuol dire “nel caso” si possa immaginare la propria vita.

 

Paradiso Primo Passo

Oltre alle domande degli spettacoli teatrali, Mittelfest 2017, con la direzione artistica di Franco Calabretto e uno staff di grande cortesia e professionalità, ha proposto finora negli spazi di Cividale una riflessione in 5 stazioni sull’Europa, concerti di giovani pianisti; Atmosphères, incontro strabiliante con la maestria di Tigran Hamasyan e il suo Henriksen Aarset Bang Quartet, momenti di gioco con aquiloni, bolle e piccole marionette per un pubblico senza confini di età. E per venerdì 21 luglio si attende la magica performance di John Malcovich, laico e umanista, con un récital di parola e musica.

Visti al Mittelfest il 15 e 16 luglio 2017

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