recensioni — 17/10/2016 20:44

Elvira dove vivono ricordi e maestria di artisti del passato e del presente

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MILANO – Il magistero di Louis Jouvet. La maestria di Toni Servillo. Al debutto al Piccolo Teatro Grassi di Milano di “Elvira” coprodotto da Teatri Uniti – dal testo “Elvire Jouvet 40” in cui Brigitte Jacques trascrisse le “Sette lezioni di Jouvet a Claudia sulla seconda scena di Elvira nell’atto IV del Don Giovanni di Molière”- è questo il binomio che convince e resta dopo l’intensa lezione al pubblico. La sicurezza di Servillo nel cercare di spiegare alla giovane allieva, interpretata da Petra Valentini, i segreti del recitare anche un solo frammento di un capolavoro assoluto, è grande, emozionante. Chiunque ami il teatro, sente nelle parole dell’attore e regista la fragranza dell’accostarsi alle parole soltanto dopo essere stati pervasi dal sentimento che le ha dettate: in questo caso si tratta dell’amore di Donna Elvira per Don Giovanni, sublimato in un distacco estatico dalle passioni per farsi tramite di redenzione, per trasmettere, come in un’annunciazione, la tensione di una donna che avverte l’uomo che ha amato del pericolo supremo, il pericolo della imminente dannazione perpetua del libertino, il suo annientamento totale. In un alternarsi di luci e buio, di rapide scene, solo accennato lo sfondo della Parigi invasa da Hitler nel 1940, lo spettacolo non lascia tregua, è intenso e richiede attenzione ad ogni minima situazione dialettica.

Toni Servillo, Valentini foto di Fabio Esposito

Toni Servillo,  Petra Valentini foto di Fabio Esposito

Con la perfetta misura che ne contraddistingue le più varie interpretazioni, non solo in teatro, l’attore e regista campano spiana, snebbia ai tre ragazzi del cast –oltre alla Valentini, Davide Cirri e Francesco Marino – la strada verso la consapevole e insieme appassionata adesione alla verità del personaggio. “Dovete stargli dietro, alle spalle, per portarlo al pubblico non a voi stessi”, diceva Jouvet. Quanto è sicuro, maieutico Servillo, spesso toccante nel generoso dispiegamento e svelamento dei segreti dell’arte dell’attore (“sentire, provare, più che capire, con una sorta di senso assolutamente particolare”), tanto appare gracile, fin troppo nella parte dell’allieva presuntuosa, la sua interlocutrice, mentre di contorno sono i due giovani nel ruolo sommario di Don Giovanni e Leporello. Siano pure banditi, trattandosi di un dichiarato omaggio al solo maestro francese, i confronti con la versione di trent’anni fa diretta e interpretata da Giorgio Strehler, la memoria va con gratitudine alla splendida prova che fece allora, inaugurando la prima stagione del Teatro Studio, Giulia Lazzarini, certo più matura interprete e tuttavia capace di una freschezza, una levità, una compenetrazione nella figura sia dell’allieva Claudia che, in una graduale trasmutazione, della trepidante, determinata Elvira.

Visto al Piccolo Teatro Grassi di Milano il 13 ottobre 10 2016

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